✕

Il Venezuela e la nuova guerra dei Caraibi

Ascolta l'audio

Il presidente americano Donald Trump ha aperto un altro fronte: combattere contro i narcos e indebolire i leader a Caracas e a Bogotà
3 minuti di lettura

A quasi un anno dall’insediamento alla Casa Bianca Donald Trump ha aperto un nuovo fronte di guerra: nel Mar dei Caraibi per combattere contro i narcos e indebolire i leader regionali, in Venezuela e Colombia, a cui imputa di sostenerli. È uno scenario militare che scuote l’emisfero occidentale ma suscita opposizione a Washington: da parte dei leader democratici che accusano Trump di agire senza autorizzazione del Congresso e anche all’interno del Pentagono, dove il capo del Comando Sud si è dimesso all’improvviso, facendo trapelare il proprio disaccordo.

La campagna militare di Trump contro i cartelli della droga venezuelana inizia a settembre, quando informa il Congresso che l’America è in un «conflitto armato» contro i «narco-terroristi» che pongono «una minaccia imminente agli Stati Uniti».

Esperti legali e leader dell’opposizione democratica a Capitol Hill obiettano che il presidente non ha l’autorità di ricorrere alle forze armate per operazioni anti-droga da sempre affidate ad …

A quasi un anno dall’insediamento alla Casa Bianca Donald Trump ha aperto un nuovo fronte di guerra: nel Mar dei Caraibi per combattere contro i narcos e indebolire i leader regionali, in Venezuela e Colombia, a cui imputa di sostenerli. È uno scenario militare che scuote l’emisfero occidentale ma suscita opposizione a Washington: da parte dei leader democratici che accusano Trump di agire senza autorizzazione del Congresso e anche all’interno del Pentagono, dove il capo del Comando Sud si è dimesso all’improvviso, facendo trapelare il proprio disaccordo.

La campagna militare di Trump contro i cartelli della droga venezuelana inizia a settembre, quando informa il Congresso che l’America è in un «conflitto armato» contro i «narco-terroristi» che pongono «una minaccia imminente agli Stati Uniti».

Esperti legali e leader dell’opposizione democratica a Capitol Hill obiettano che il presidente non ha l’autorità di ricorrere alle forze armate per operazioni anti-droga da sempre affidate ad agenzie di sicurezza federali, come Fbi e Dia, ma la Casa Bianca risponde che tali obiezioni svaniscono davanti alla decisione di classificare due cartelli della droga venezuelani — Cartel de los Soles e Tren de Aragua — come «organizzazioni terroristiche straniere» composte da «combattenti illegali», contro cui è legittimo per il presidente ricorrere al Pentagono, come nel caso di Al Qaeda e Isis.

Da allora abbiamo assistito a un’escalation da parte dell’amministrazione: Trump ha firmato un’autorizzazione segreta per poter colpire specifici cartelli, ha raddoppiato la taglia sul presidente venezuelano Nicolás Maduro portandola a 50 milioni di dollari perché «ha un ruolo diretto a sostegno dei narcos» e ha schierato una miniflotta della US Navy nel Mar dei Caraibi che ha messo a segno almeno sette attacchi contro barche e mini-sottomarini accusati di portare quantità di droga verso gli Usa.

Venezuela, nuovo video diffuso su Truth da Trump: "Abbiamo affondato una nave di narcos"

Il Segretario di Stato, Marco Rubio, è il più stretto collaboratore di Trump nel coordinare la campagna nel Mar dei Caraibi il cui intento dichiarato è indebolire strategicamente — se non rovesciare — Maduro, dal 2013 erede di Hugo Chávez e rieletto presidente nel maggio 2018 con un voto considerato illegittimo dal capo dell’opposizione Juan Guaidó che venne riconosciuto unico vincitore da Usa, Ue e Stati latinoamericani.

Da quel momento Maduro governa a Caracas con il forte sostegno di Cuba, Cina, Russia e Iran dai quali importa armi e aiuti economici grazie a cui evade le sanzioni internazionali. L’arrivo di consiglieri russi nelle caserme, di navi militari cinesi nei porti e di squadre di pasdaran per proteggere Maduro ha trasformato Caracas nella testa di ponte latino-americana con cui le autocrazie sfidano Washington nel suo cortile di casa. Fino al punto da far ipotizzare a Mosca di posizionare in Venezuela missili in grado di minacciare il territorio degli Usa.

Ma se l’amministrazione Biden si limitava a un assedio economico e diplomatico a Caracas, ora Trump accelera sul fronte della lotta ai narcos come dell’emergenza migranti, imputando a Maduro anche la fuga dal Venezuela di almeno otto milioni di profughi dal 2015, il 15 per cento dei quali sarebbe entrato negli Stati Uniti.

L’intento di Trump è indicare al pubblico americano Maduro non solo come il cavallo di Troia di Mosca e Pechino nell’emisfero occidentale ma anche come la fonte delle più serie minacce interne alla sicurezza nazionale: le droghe e gli illegali. Da qui anche la scelta di Trump di autorizzare la Cia a condurre «operazioni segrete» contro Maduro con una mossa che guarda all’elettorato ispanico in vista del voto di Midterm nel 2026 per il rinnovo parziale del Congresso Usa.

Dentro il Senato c’è però preoccupazione per un’accelerazione che rischia di portare l’America in guerra contro il Venezuela senza passare per un esplicito voto del Congresso. I senatori democratici Tim Kaine (Virginia) e Adam Schiff (California) assieme al repubblicano Rand Paul (Kentucky) preparano una risoluzione che, sulla base del War Power Act del 1973, ribadisce il divieto di attaccare un Paese sovrano senza formale autorizzazione di Capitol Hill, riferendosi in particolare allo scenario più temuto: non più solo attacchi aerei contro barche nelle acque internazionali ma un intervento di terra in Venezuela. «Non possiamo essere trascinati in un conflitto in Sud America» ammonisce Schiff, rivolgendosi a quegli elettori che hanno votato Trump sulla base della promessa di evitare nuovi conflitti.

Anche i senatori repubblicani Lisa Murkowski (Alaska) e Todd Young (Indiana) guardano con favore a un passo bipartisan di questo tipo, soprattutto alla luce di quanto avvenuto al Pentagono dove l’ammiraglio Alvin Holsey, capo del Comando Sud delle truppe Usa da cui dipende l’America Latina, si è dimesso ad appena un anno dalla nomina. Sebbene Holsey non abbia fatto dichiarazioni, due alti funzionari del Pentagono hanno rivelato al New York Times che era in disaccordo con la scelta di adoperare le forze militari per colpire le barche dei narcos nel Mar dei Caraibi.

E da quel momento Trump ha ulteriormente accelerato, con il blitz contro un’imbarcazione di trafficanti dell’Esercito di liberazione nazionale colombiano, accompagnato dall’accusa al presidente di Bogotà, Gustavo Petro, di «non fare abbastanza contro i criminali». Lasciando così intendere che lo scenario delle operazioni in Sud America si allarga.

Leggi i commenti