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Se i riformisti del Pd ritrovano la voce

Milano, 24 ottobre: un momento dell'iniziativa "Crescere" organizzata dai riformisti del Pd 

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Il passaggio può essere decisivo. Il maggiore partito del centrosinistra è di fronte a un bivio
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Si sta creando un discreto fervore intorno all’area riformista interna al Pd e dintorni. Si discute, ci si confronta, si cerca di guardare al futuro prossimo. In concreto, non c’è molto: soprattutto buone intenzioni, ma è il segnale di un gruppo di persone, che non mancano di esperienza, desiderose di uscire dall’angolo in cui sono state confinate dalla gestione Schlein.

Il luogo dell’incontro era il milanese Teatro Parenti e il tema si riassumeva nel termine “Crescere”. I nomi sono quelli noti di Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Pina Picierno, Giorgio Gori, Marianna Madia e altri; più i contributi del costituzionalista Stefano Ceccanti, sempre molto attivo nel dibattito quotidiano.

Intendiamoci, non è il giuramento della Pallacorda. I riformisti si sono fatti coraggio, tuttavia la loro sfida a Elly Schlein è ancora nelle parole più che nei fatti. Il tema della crescita è ben scelto. Si tratta di una crescita che non c’è, dal momento che nessuno riesce o vuole uscire d…

Si sta creando un discreto fervore intorno all’area riformista interna al Pd e dintorni. Si discute, ci si confronta, si cerca di guardare al futuro prossimo. In concreto, non c’è molto: soprattutto buone intenzioni, ma è il segnale di un gruppo di persone, che non mancano di esperienza, desiderose di uscire dall’angolo in cui sono state confinate dalla gestione Schlein.

Il luogo dell’incontro era il milanese Teatro Parenti e il tema si riassumeva nel termine “Crescere”. I nomi sono quelli noti di Lorenzo Guerini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Pina Picierno, Giorgio Gori, Marianna Madia e altri; più i contributi del costituzionalista Stefano Ceccanti, sempre molto attivo nel dibattito quotidiano.

Intendiamoci, non è il giuramento della Pallacorda. I riformisti si sono fatti coraggio, tuttavia la loro sfida a Elly Schlein è ancora nelle parole più che nei fatti. Il tema della crescita è ben scelto. Si tratta di una crescita che non c’è, dal momento che nessuno riesce o vuole uscire dal sentiero confortevole e darsi un po’ di coraggio.

Ma l’iniziativa riformista — qualunque sia il significato del convegno milanese o di altri simili — coglie il punto debole delle politiche economiche del governo Meloni e al tempo stesso indica le incertezze dell’opposizione, incapace di uscire da un circuito declamatorio e populista, tale da rendere inefficace una plausibile alternativa al centrodestra. «Estremismo» nel giudizio di Arturo Parisi. «Movimentismo dozzinale» nell’analisi di Luigi Zanda.

Non si parla di scissione del Pd, e questo è ovvio. Nel migliore dei casi un simile passo sarebbe prematuro. Nel peggiore sarebbe un altro errore nella lunga storia di sbagli che ha costellato nei decenni la vicenda politica della sinistra.

Adesso è il momento della riflessione, nella coscienza che il passaggio può essere decisivo. Quello che è tuttora il maggiore partito del centrosinistra è di fronte al fatidico bivio: può proseguire lungo la via del massimalismo, accorpando due sigle come Pd e Verdi/Sinistra, più l’alleato/rivale: il M5S. Tutto questo senza esercitare una leadership sulla coalizione, con il rischio quindi di restare all’opposizione ancora per molti anni. L’altra ipotesi consiste nel ritrovare la strada di quel riformismo di tipo europeo che è stato in passato — senza andare troppo indietro nel tempo — tipico di Prodi, Ciampi, per certi aspetti dello stesso Gentiloni.

Quanto sia lunga la strada lo si è visto l’altro giorno in Parlamento. Sulla politica estera il centrodestra ha presentato una sola mozione, pur essendo diviso e non poco sull’Ucraina. Il centrosinistra ne ha presentate cinque, con ciò rendendo ancora una volta lampante la frattura interna al centrosinistra allargato sul punto cruciale della proposta di governo, appunto l’Italia nello scenario internazionale. E questo in uno dei momenti più drammatici dalla fine della seconda guerra mondiale.

In parole povere, è chiaro che esiste un terreno su cui la convergenza tra maggioranza e opposizione dovrebbe essere quasi naturale. Per quanto sia meritevole di qualche critica la linea della premier Meloni, è evidente a tutti che tra Guerini, ex responsabile della Difesa del centrosinistra, e Crosetto, attuale ministro del centrodestra, ci sono mille ragioni per essere in sintonia, mentre non ce ne sono molte tra Guerini e Fratoianni, solo per fare un nome del campo largo.

Come ha detto Piero Fassino, uno dei capi del “vecchio” partito, «l’opposizione all’esecutivo Meloni c’è, ma ad oggi non è percepita come una credibile alternativa di governo, consentendo così alla destra di proseguire nella sua azione di galleggiamento».

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