Prepariamoci a mesi di scontri virulenti. Il solito duello rusticano di cui abbiamo annosa esperienza. E tra i duellanti non tutti, da una parte e dell’altra del tavolo, parleranno al paese un linguaggio di verità. Di sicuro la speranza di una reciproca legittimazione delle forze in campo, a destra come a sinistra, ha già conosciuto un balzo all’indietro. Stupisce, ad esempio, il tono esasperato con cui la presidente del Consiglio, che non usa le parole a caso, ha attaccato in un primo momento la Corte dei Conti per il mancato attestato di legittimità a proposito del ponte sullo Stretto. Tuttavia considerare i magistrati contabili alla stregua di un gruppo di “toghe rosse” militanti, tutte scatenate contro l’esecutivo, sembra un po’ esagerato.
Semmai la Corte meriterebbe più di un appunto per non essere abbastanza rigorosa nel controllo della spesa pubblica, ma non per aver sollevato legittimi rilievi rispetto a un’opera grandiosa nelle sue pretese e perciò meritevole della massima a…
Prepariamoci a mesi di scontri virulenti. Il solito duello rusticano di cui abbiamo annosa esperienza. E tra i duellanti non tutti, da una parte e dell’altra del tavolo, parleranno al paese un linguaggio di verità. Di sicuro la speranza di una reciproca legittimazione delle forze in campo, a destra come a sinistra, ha già conosciuto un balzo all’indietro. Stupisce, ad esempio, il tono esasperato con cui la presidente del Consiglio, che non usa le parole a caso, ha attaccato in un primo momento la Corte dei Conti per il mancato attestato di legittimità a proposito del ponte sullo Stretto. Tuttavia considerare i magistrati contabili alla stregua di un gruppo di “toghe rosse” militanti, tutte scatenate contro l’esecutivo, sembra un po’ esagerato.
Semmai la Corte meriterebbe più di un appunto per non essere abbastanza rigorosa nel controllo della spesa pubblica, ma non per aver sollevato legittimi rilievi rispetto a un’opera grandiosa nelle sue pretese e perciò meritevole della massima attenzione. Se le risposte del governo non sono giudicate esaurienti, forse sarebbe meglio valutare le riserve di questi magistrati, prima di metterli alla gogna. Per fortuna i toni di Palazzo Chigi si sono via via attenuati: c’è da credere che ci si sia resi conto dell’errore.
Peraltro il conflitto con la Corte è esploso proprio nelle ore in cui il Parlamento approvava in modo definitivo la riforma Nordio dell’ordine giudiziario. E dunque le vicende del ponte, che non c’entrano nulla con la riforma, sono state assorbite all’interno della più generale guerra tra politica e giustizia: un tema che da alcuni decenni domina le cronache e promette di restare in cartellone ancora a lungo. In breve, lo schema distruttivo destinato ad accompagnarci nei prossimi mesi, almeno fino al referendum di primavera chiamato a confermare o respingere il nuovo testo costituzionale, si può riassumere così: eversori verso golpisti. I primi — secondo l’immagine diffusa negli ambienti della destra — si proporrebbero di ribaltare l’equilibrio dei poteri costituzionali. E questo a tutto vantaggio della magistratura collusa con segmenti politici incapaci di conquistare da soli il consenso popolare. I secondi sarebbero invece — secondo una certa sinistra estremista — fautori di un vero e proprio colpo di Stato diretto a cancellare l’indipendenza di una magistratura sottomessa al potere politico, desideroso solo di mascherare le proprie nefandezze.
Come si capisce, il dibattito su queste basi è impossibile. L’immagine che si trasmette è abbastanza caricaturale, ma soprattutto racconta di una classe dirigente irresponsabile. Non ci sarebbe da attendersi nulla di buono, se fosse vero anche solo un terzo delle accuse reciproche che sentiamo volare nell’aria. Possibilità che si torni al buonsenso dopo i primi bengala fatti esplodere nella notte della ragione? Purtroppo ben poche, benché sia proprio qui il cuore del problema. La maggioranza avrà tutto l’interesse a spingere il centrosinistra su di una linea massimalista, a meno che non prevalgano le voci più razionali, come quella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mantovano. Nei fatti saranno i Cinque Stelle a ricavare il massimo vantaggio da un confronto referendario radicalizzato. Potremmo addirittura vedere la campagna agli esordi come uno dei passaggi nel centrosinistra della lotta per la leadership tra Schlein e Conte.
Nel frattempo si sentono le voci dei dissidenti nel Pd e fuori. Calenda vota per la separazione, i renziani si astengono, nel partito ci sono voci contrarie alla guerra civile. La sensazione è che la rissa sulla separazione sia alla fine un falso bersaglio. Il vero tema è il sorteggio per scegliere i componenti degli organi di vigilanza. È lì che si rompe il meccanismo di potere fondato sulle correnti