Quando dieci anni fa cominciai la mia attività di divulgazione su temi scientifici la situazione, almeno per i vaccini, era disastrosa: le coperture erano in caduta libera e in Italia, per il morbillo, avevamo percentuali inferiori a quelle del Ghana. Le conseguenze arrivarono l’anno dopo con un’epidemia che fece contare migliaia di casi e diversi morti. Sul fronte della comunicazione, ancora peggio: tutto incominciò con la mia presenza in una trasmissione in prima serata sulla Rai nella quale dovetti prima discutere con Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori, poi con un avvocato che affermava che si poteva diventare autistici “a causa di un colpo preso sulla testa” e con una mamma che sosteneva che era inutile vaccinare, tanto “i bambini si fanno gli anticorpi giocando per terra”.
Non ho ovviamente alcun…
Quando dieci anni fa cominciai la mia attività di divulgazione su temi scientifici la situazione, almeno per i vaccini, era disastrosa: le coperture erano in caduta libera e in Italia, per il morbillo, avevamo percentuali inferiori a quelle del Ghana. Le conseguenze arrivarono l’anno dopo con un’epidemia che fece contare migliaia di casi e diversi morti. Sul fronte della comunicazione, ancora peggio: tutto incominciò con la mia presenza in una trasmissione in prima serata sulla Rai nella quale dovetti prima discutere con Red Ronnie ed Eleonora Brigliadori, poi con un avvocato che affermava che si poteva diventare autistici “a causa di un colpo preso sulla testa” e con una mamma che sosteneva che era inutile vaccinare, tanto “i bambini si fanno gli anticorpi giocando per terra”.
Non ho ovviamente alcuna prova di quanto siano stati rilevanti i miei interventi, ma altri colleghi cominciarono a impegnarsi, la stampa iniziò a parlare in maniera più corretta di argomenti scientifici, la sensibilità aumentò e alla fine arrivò la legge Lorenzin, che rendeva obbligatorie le vaccinazioni dell’infanzia riuscendo finalmente a invertire nel nostro Paese questa pericolosissima tendenza, venendo poi imitata anche all’estero.
Nel continuare con assiduità la mia attività divulgativa sui social, e con la notorietà acquisita durante la pandemia, ho potuto toccare con mano l’altissima conflittualità presente su queste piattaforme: sono stato investito fin dall’inizio da una quantità infinita di insulti e da gravissime minacce, estese anche alla mia famiglia, cosa incredibile visto che io esponevo solo dei dati di fatto dimostrati scientificamente. Quello che però mi ha sempre colpito è che a fronte di questa spaventosa violenza verbale telematica, nel mondo reale il clima era completamente diverso. La maggior parte delle persone mi esprimeva (e mi esprime) la loro gratitudine per la mia attività, e i pochissimi no vax che ho incontrato mi hanno sempre manifestato, con rarissime eccezioni, in maniera educata il loro dissenso. Perché così tanta cattiveria davanti a un computer, e non altrove?
In realtà i social non sono neutri sotto questo aspetto: hanno algoritmi che promuovono il conflitto per massimizzare i contatti, e quindi i guadagni. Se per strada due persone stanno parlando normalmente, nessuno ci fa caso. Se stanno litigando urlandosi in faccia, si forma immediatamente il capannello: è evidentissimo che i gestori vogliono il capannello, perché gli porta più contatti e più soldi. Però il litigio tra un astronomo che dice che la Terra è sferica e un complottista che sostiene il contrario rende una “piazza virtuale” affollata e redditizia, ma non utile. Per renderla utile bisogna — pur nel rispetto della libertà di opinione — valorizzare la competenza dell’astronomo e minimizzare un contraddittorio insensato che fa soltanto rumore. Questo non avviene perché è proprio quel rumore che fa guadagnare il proprietario della piazza.
Insomma, i social sono costruiti più per litigare che per apprendere, e dobbiamo prendere atto non solo di questo, ma anche il fatto che sono in mano a individui ricchissimi che rivaleggiano per ricchezza e potere con gli Stati sovrani, e che di questo potere a nessuno devono rispondere. Possono usarlo per arricchirsi (facendomi litigare con i no vax) oppure per diffondere false notizie, perseguendo una loro agenda politica che in alcuni casi è facile identificare.
L’uso dei social e la democrz
Un professore universitario non può contrastarli, però può rifiutarsi di contribuire a questo disegno con il suo lavoro gratuito. Questo è ciò che ho fatto spostandomi su una piattaforma a pagamento (due euro al mese, e regalo l’abbonamento a chi ha difficoltà economiche) di cui ho pieno controllo.
I social mi hanno permesso di vivere questa seconda inaspettata parte della mia vita e sono stati per me, e per tanti altri, uno strumento eccezionale di libertà. Però con il tempo sono diventati anche sede di meccanismi pericolosi di manipolazione e di disinformazione che, al di fuori di ogni controllo, possono essere negativi non solo per la sanità pubblica, ma per tutta la società. È un problema che non possiamo ignorare, specie in una democrazia.