La prima tentazione da evitare è credere che ci sia un modello Mamdani pronto per essere esportato. Che basti copiare cinque idee pensate per rispondere ai bisogni di una città complessa come New York, farle viaggiare su un volo di linea verso l’Italia e applicarle al nostro Paese. Non è così e sarebbe davvero troppo facile pensarlo, ma questo non significa che non si possano trarre lezioni da quel che è appena accaduto ai democratici americani. E cioè di scoprirsi ben più vivi di quanto credessero.
Ben Rhodes, analista politico e a lungo consigliere di Barack Obama, ha scritto: «Mamdani è stato quel che molti politici, studi legali, università, media company, non sono stati. Totalmente, completamente, autenticamente senza paura».
Il candidato democratico ha sfidato apertamente la visione di Donald Trump, non si è fatto fermare dalla demonizzazione delle sue idee “socialiste”, le ha portate avanti con la capacità di difenderle in ogni contesto: su una strada del Bronx, su una metropol…
La prima tentazione da evitare è credere che ci sia un modello Mamdani pronto per essere esportato. Che basti copiare cinque idee pensate per rispondere ai bisogni di una città complessa come New York, farle viaggiare su un volo di linea verso l’Italia e applicarle al nostro Paese. Non è così e sarebbe davvero troppo facile pensarlo, ma questo non significa che non si possano trarre lezioni da quel che è appena accaduto ai democratici americani. E cioè di scoprirsi ben più vivi di quanto credessero.
Ben Rhodes, analista politico e a lungo consigliere di Barack Obama, ha scritto: «Mamdani è stato quel che molti politici, studi legali, università, media company, non sono stati. Totalmente, completamente, autenticamente senza paura».
Il candidato democratico ha sfidato apertamente la visione di Donald Trump, non si è fatto fermare dalla demonizzazione delle sue idee “socialiste”, le ha portate avanti con la capacità di difenderle in ogni contesto: su una strada del Bronx, su una metropolitana nel Queens, a colloquio con un rabbino o davanti al pubblico di Fox News.
Senza mai cambiare il messaggio, ma con la capacità di entrare in connessione con pezzi di elettorato molto diversi. Di rispondere alle paure di chi temeva la sua identità o le sue idee, di convincere chi aveva smesso di credere alla capacità di cambiare le cose semplicemente con il voto. Lo ha fatto con un carisma innato, ma anche con un gruppo di giovanissimi volontari che è stato in grado di mobilitare e motivare anche quando era solo all’un per cento dei sondaggi in corsa per le primarie.
Non ha distrutto il Partito democratico, lo ha scalato. Ha vinto la candidatura, poi ha convinto chi temeva la sua radicalità usando la sua identità forte non per escludere, ma per includere. Non per rappresentare un piccolo pezzo di New York, ma per intercettare i bisogni della maggioranza dei suoi abitanti.
È qui la lezione. Le ricette della buona politica non si trovano in giro, si costruiscono dal basso. Un anno fa Mamdani era su una strada del Bronx con un cartello in mano, a parlare con persone che avevano votato Trump perché era nel tycoon che vedevano un cambiamento. Non le ha messe da parte, non le ha trattate da nemici, ha cercato di capire le loro ragioni e ne ha fatto un programma politico.
E quali erano, queste ragioni? Il costo della vita troppo alto, l’esclusione sociale, la paura di perdere quel poco che si ha a vantaggio di altri, il disorientamento in un mondo che corre troppo veloce e che sembra volerti far cadere giù.
Mamdani ha dimostrato che a questi timori si può rispondere da sinistra ed è qui l’importanza della sua vittoria. Nell’aver rotto l’incantesimo che vedeva gli esclusi magicamente attratti da chi non ha nulla a che fare con loro, e nulla farà davvero per loro, tranne indicare qualche capro espiatorio su cui riversare rabbia e odio. E nell’aver infranto un tabù: perfino nella terra del capitalismo più sfrenato, non è sacrilego chiedere un riequilibrio tra lavoro e rendita. E quindi tassare chi guadagna oltre un milione di euro per dare assistenza sanitaria gratis ai bambini di lavoratori che non arrivano a fine mese.
Abbiamo vissuto per anni — anche a sinistra e anche in Europa — nell’illusione che il mercato si sarebbe autoregolato e che la crescita avrebbe condotto al miglioramento delle condizioni di tutti. Ma in quella visione qualcosa è andato storto: il mercato fa per lo più gli interessi degli azionisti e dei fondi che lo animano e le persone sono schiacciate da disuguaglianze crescenti che minano la società al suo interno perché disseminano fragilità sociale, disagio, paura.
Quel che accade oggi in Italia, come in gran parte d’Europa, è che in quella sofferenza peschi benissimo la destra perché ha un’idea forte da proporre: la protezione dal diverso, il ritorno al passato, l’identità religiosa che consola. Quel che serve è una visione altrettanto forte a sinistra. Ma non può essere quella di Mamdani, o del governatore californiano Newsom, o delle nuove governatrici della Virginia e del New Jersey.
Per trovarla bisogna mettersi in ascolto della realtà qui e ora. Tornare nelle periferie, salire sugli autobus, prendere i treni dei pendolari, provare a vivere in un’area interna dove una bufera può tenerti fuori dal mondo per giorni o dove i ragazzini devono alzarsi alle 5 per andare a scuola. Scegliere le proprie battaglie e poi perseguirle senza passi indietro, aggiustamenti, timidezze. Assomigliare il più possibile a quel che si dice. Crederci, perfino.
L’assistenza sanitaria gratis per i bambini noi l’abbiamo già, abbiamo un welfare che l’America — appunto — sogna, ma non possiamo non vedere quanto sia in pericolo e sempre meno capace di proteggere tutti. Quante persone restino scoperte dalla sanità pubblica in troppi luoghi del Paese, quanto si stia minando l’istruzione con riforme mai pensate per i ragazzi, ma solo per mettere tranquilli gli adulti. Quanto il lavoro dipendente faccia fatica con salari bassi e inflazione che sale, quanto la burocrazia intralci chi vuole crescere e fare impresa. Quante fragilità esistano senza che nessuno se ne faccia carico. Servono idee forti e gambe altrettanto forti su cui farle camminare.
Serve speranza da portare a chi non ne ha e non vota più, perché è solo da lì che potrà arrivare un’energia nuova. E serve un volto che sappia incarnare tutto questo, come Mamdani. Senza paura.