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A chi parla lo scontro sulla patrimoniale

Zohran Mamdani (reuters)

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Il punto dell’11 novembre 2025
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Esistono le scaramucce ed esistono le polemiche più serie. Nello scenario poco esaltante della politica italiana, alla categoria delle scaramucce appartiene il temporale sul garante della “privacy”. Viceversa nel capitolo delle cose più serie s’inscrivono le discussioni sulla pressione fiscale e la patrimoniale. Con una premessa: non accadrà nulla, è solo uno scambio di segnali. La patrimoniale in Italia (per meglio dire, una nuova tassa sul patrimonio in aggiunta a quelle che già ci sono) non sarà introdotta. E non solo perché, come garantisce la premier Meloni, la destra al governo respinge senza esitazioni anche la sola idea. Ma per la buona ragione che il centrosinistra è a sua volta diviso: se si escludono Fratoianni e Bonelli più metà del Pd — la porzione più vicina a Elly Schlein — , tutti gli altri sono contrari, a cominciare dai 5S di Conte. Ne deriva che si tratta di un litigio sul nulla, come a tutti è ovvio.

A voler essere precisi, è un messaggio inviato ai rispettivi ele…

Esistono le scaramucce ed esistono le polemiche più serie. Nello scenario poco esaltante della politica italiana, alla categoria delle scaramucce appartiene il temporale sul garante della “privacy”. Viceversa nel capitolo delle cose più serie s’inscrivono le discussioni sulla pressione fiscale e la patrimoniale. Con una premessa: non accadrà nulla, è solo uno scambio di segnali. La patrimoniale in Italia (per meglio dire, una nuova tassa sul patrimonio in aggiunta a quelle che già ci sono) non sarà introdotta. E non solo perché, come garantisce la premier Meloni, la destra al governo respinge senza esitazioni anche la sola idea. Ma per la buona ragione che il centrosinistra è a sua volta diviso: se si escludono Fratoianni e Bonelli più metà del Pd — la porzione più vicina a Elly Schlein — , tutti gli altri sono contrari, a cominciare dai 5S di Conte. Ne deriva che si tratta di un litigio sul nulla, come a tutti è ovvio.

A voler essere precisi, è un messaggio inviato ai rispettivi elettorati. La destra, che vorrebbe ispirarsi a Reagan e alla Thatcher ma non ha i mezzi e le risorse per farlo, lascia intendere al suo elettorato che le tasse le abbasserebbe senz’altro, se solo potesse. Vorrei ma non posso: votate per noi che almeno abbiamo l’intenzione. Viceversa la sinistra, o una parte di essa, trasmette un messaggio analogo ma opposto ai suoi sostenitori: se potessimo faremmo pagare molte più tasse ai “ricchi”. Faremmo come Mamdani (o meglio, come il neosindaco di New York promette di voler fare). Votate per noi e forse un giorno saremo in grado di agire nel senso promesso. Del resto, ci sono fior di studiosi che ci danno ragione, anche se spesso conoscono la realtà americana meglio di quella italiana (vedi l’intervista al Nobel per l’economia, Robert Shiller, su “Repubblica di ieri”).

Quindi è, sì, una mezza baruffa, ma non è cosa troppo seria. Da un lato, serve a coprire la tendenza del governo a galleggiare, come si vede anche con l’asfittica legge di bilancio. Dall’altro lato, è utile a confondere l’elettore un po’ frastornato, rispetto a un centrosinistra privo di idee e pronto a inseguire la popolarità di questo o quel personaggio di successo. Non c’è molto di più. Con la differenza che a destra possiedono le chiavi del governo e sono in grado, almeno fino a oggi, d’impostare il rapporto con l’opinione pubblica nel modo più conveniente. A sinistra, invece, devono costruire un’alternativa in vista delle elezioni del 2027. Per cui, “buona fortuna”: come ha detto l’ex commissario europeo, Paolo Gentiloni. Con ciò sottolineando che finora di fortuna, nel senso di “virtù”, secondo Machiavelli, se n’è vista poca.

Non è un tema nuovo, quello della scarsa consistenza dell’alternativa costruita intorno alla proposta di Elly Schlein. Ma ora, dopo che Romano Prodi si è esposto in modo netto e inusuale, le voci in dissenso cominciano a essere numerose. Quella di Gentiloni è una delle più autorevoli. Il sottinteso è chiaro: il centrosinistra non sarà credibile fin quando non sarà costruito a somiglianza del vecchio Ulivo. Vale a dire con un cuore riformista, come si usa dire, cioè moderato, e una sinistra importante ma non egemone. Questa è la posta in gioco, di qui ai prossimi quindici mesi.

S’intende, Elly Schlein ha ottime carte da mettere sul tavolo, essendo lei quella che mescola il mazzo. La sua scarsa fiducia verso la vecchia guardia è evidente e si fonde con la volontà di vincere recuperando i voti degli astenuti e disillusi, di tutti coloro che sono disposti a sostenere una piattaforma radicale. Per cambiare scenario, occorrerebbe un evento nuovo, tutto da immaginare. Ad esempio, ma non è sicuro, una sconfitta del fronte del “no” nel referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, ossia sulla riforma Nordio della giustizia. Ma troppa acqua deve ancora passare sotto i ponti.

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