Suicidi in carcere, un atto d’accusa
di Gian Luigi GattaMontecitorio ha ospitato ieri (13 novembre) una cerimonia per i 50 anni della legge sull’ordinamento penitenziario, adottata per attuare l’articolo 27 della Costituzione: «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Il ministro della Giustizia Nordio ha nell’occasione tenuto una lectio magistralis e ha ribadito la sua tesi sulla mancanza di una relazione tra sovraffollamento e suicidi in carcere. «I suicidi non sono per niente collegati al sovraffollamento» che è semmai «una forma di controllo reciproco», utile a sventare gesti estremi.
Peccato però che poche ore prima nel carcere di Pavia si verificava il settantesimo suicidio dell’anno: un ragazzo di trent’anni impiccato nel locale docce. Sarà un caso ma nel carcere di Pavia sono presenti 725 detenuti a fronte di 515 posti. Il tasso di sovraffollamento è quindi del 140%. L’evidenza empirica confuta dunque in diretta la tesi di una mancata correlazione…
Montecitorio ha ospitato ieri (13 novembre) una cerimonia per i 50 anni della legge sull’ordinamento penitenziario, adottata per attuare l’articolo 27 della Costituzione: «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Il ministro della Giustizia Nordio ha nell’occasione tenuto una lectio magistralis e ha ribadito la sua tesi sulla mancanza di una relazione tra sovraffollamento e suicidi in carcere. «I suicidi non sono per niente collegati al sovraffollamento» che è semmai «una forma di controllo reciproco», utile a sventare gesti estremi.
Peccato però che poche ore prima nel carcere di Pavia si verificava il settantesimo suicidio dell’anno: un ragazzo di trent’anni impiccato nel locale docce. Sarà un caso ma nel carcere di Pavia sono presenti 725 detenuti a fronte di 515 posti. Il tasso di sovraffollamento è quindi del 140%. L’evidenza empirica confuta dunque in diretta la tesi di una mancata correlazione tra suicidi e sovraffollamento.
Lo aveva già messo nero su bianco il Garante nazionale dei detenuti, nominato su proposta del ministro, in un report sui suicidi pubblicato alla fine dell’anno scorso, poco prima che il presidente Mattarella, nel messaggio di fine anno, ricordasse al Paese come «l’alto tasso di suicidi è indice di condizioni inammissibili».
Si legge in quel report che «è ipotizzabile che all’aumentare del sovraffollamento si possa associare un incremento… degli eventi critici che, più di altri, sono espressione del disagio detentivo, quali atti di aggressione, autolesionismo, suicidi, tentativi di suicidio, omicidio, manifestazione di protesta collettiva, aggressioni fisiche al personale di polizia e amministrativo». Dei 54 penitenziari in cui si sono verificati suicidi, nel 2024, 51 registravano un indice di sovraffollamento superiore a 100.
La tesi del ministro, insomma, sembra smentita dai dati del Garante. I suicidi sono infatti correlati alle «condizioni inammissibili» denunciate da Mattarella, che comprendono anche il sovraffollamento. Condizioni inammissibili anche per chi lavora in carcere: personale amministrativo, polizia, educatori. Condizioni della cui gravità il Paese deve prendere atto, aprendo gli occhi. Cosa altro deve accadere?
I segni dell’emergenza sono evidenti. Non si tratta solo del sovraffollamento. Poche settimane fa nel carcere romano di Regina Coeli è crollata una parte del tetto. A Sollicciano, carcere fiorentino, continui allagamenti a ogni temporale costringono i detenuti e il personale a tenere i piedi a mollo.
Il sovraffollamento impedisce alla polizia di avere personale sufficiente per il trasporto dei detenuti in ospedale, quando è necessario per le cure. Lo hanno raccontato detenuti malati e in là con gli anni a un incontro organizzato a Rebibbia da Rita Bernardini e Nessuno tocchi Caino, alla presenza della vicepresidente del Senato Anna Rossomando e, tra i detenuti, dell’ex sindaco di Roma e ministro Gianni Alemanno.
Ancora: il 12 settembre il Tribunale della Baviera, dopo avere acquisito da un’avvocata documenti che certificano il sovraffollamento delle nostre carceri e le precarie condizioni igieniche e sanitarie, ha sospeso la decisione su una richiesta di consegna all’Italia di un imputato, in esecuzione di un mandato di arresto europeo, in attesa di appurare la compatibilità con gli standard minimi europei delle condizioni di detenzione in Italia. A maggio era stata l’Olanda a negare l’estradizione di un sospetto autore di plurimi omicidi in Italia. Non sono bei segnali per la nostra reputazione internazionale e per la giustizia.
Non basta? Secondo Antigone nel 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto 5.837 istanze di detenuti che lamentavano condizioni di detenzione contrarie ai diritti fondamentali. Tutte persone che, per legge, lo Stato deve ora risarcire detraendo un giorno di pena ogni dieci trascorsi in condizioni inumane oppure, se la pena è stata già scontata, pagando 8 euro per ogni giorno di detenzione. Non è ipocrita, allora, che il Parlamento si ostini a non “concedere sconti di pena” per ridurre il sovraffollamento, se poi è proprio il sovraffollamento a comportare sconti di pena e risarcimenti?