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La destra che rifiuta i valori del Colle

Il presidente Sergio Mattarella 

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Sergio Mattarella rappresenta, oggi in Italia, l’opportunità di una unità nazionale più forte e salda di tutti i conflitti sociali e politici
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In un sistema democratico e — per sua stessa natura — laico, nessuna figura d’autorità è sacra: e sottratta alla critica e alla contestazione. Eppure, secondo l’elaborazione della scienza politica e della filosofia, c’è un tratto di sacralità che si può rinvenire nelle istituzioni civili e nei loro più alti rappresentanti. È quella sacralità laica che discende dalla capacità di incarnare un sentire comune, un patto sociale e una concordia civile che rendono un popolo il più possibile simile a una comunità. Nonostante e oltre le tensioni, i contrasti, perfino le lacerazioni. Sergio Mattarella rappresenta, oggi in Italia, questa possibilità. L’opportunità, cioè, di una unità nazionale più forte e salda di tutti i conflitti sociali e politici (che, per quanto mi riguarda, sono sempre salutari). Di questo, la stragrande maggioranza degli italiani sembra essere fermamente convinta. E, tuttavia, anche in questo caso — nella faticosa costruzione di una sorta di religione civile — le critiche…

In un sistema democratico e — per sua stessa natura — laico, nessuna figura d’autorità è sacra: e sottratta alla critica e alla contestazione. Eppure, secondo l’elaborazione della scienza politica e della filosofia, c’è un tratto di sacralità che si può rinvenire nelle istituzioni civili e nei loro più alti rappresentanti. È quella sacralità laica che discende dalla capacità di incarnare un sentire comune, un patto sociale e una concordia civile che rendono un popolo il più possibile simile a una comunità. Nonostante e oltre le tensioni, i contrasti, perfino le lacerazioni. Sergio Mattarella rappresenta, oggi in Italia, questa possibilità. L’opportunità, cioè, di una unità nazionale più forte e salda di tutti i conflitti sociali e politici (che, per quanto mi riguarda, sono sempre salutari). Di questo, la stragrande maggioranza degli italiani sembra essere fermamente convinta. E, tuttavia, anche in questo caso — nella faticosa costruzione di una sorta di religione civile — le critiche possono essere fertili. Ma tutto ciò che cosa ha a che vedere con la virulenza dell’attacco che in questi giorni una parte della destra sta scatenando contro il Quirinale di Mattarella? Giova ribadirlo: qui non si vuole pregiudicare il diritto di critica, anche asperrima, nei confronti della più alta autorità dello Stato. Si vuole, piuttosto, sottolineare quale sia la trama politica in cui quella critica si colloca.

I fatti sono noti: un importante consigliere del capo dello Stato, Francesco Saverio Garofani, nel corso di una cena in un ristorante, si lascia andare a considerazioni sul quadro politico presente e su quello futuro e manifesta le sue opinioni e i suoi auspici. Davvero nulla di più. Ma ecco che quelle presunte rivelazioni vengono presentate come “Il piano del Quirinale per fermare la Meloni”: questo è il titolo di prima pagina, su sei colonne, del giornale che ha promosso una simile campagna. È un quotidiano italiano di estrema destra, La Verità, e dunque — coerentemente, assai coerentemente — filorusso. Il che, ovviamente, non è un reato: basta saperlo. Lo stesso foglio, per capirci, ha pubblicato interamente l’intervista al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e le sue parole da eccitato agit-prop, molto ragionevolmente rifiutate dal Corriere della Sera. Non si vuole, con ciò, squalificare quel quotidiano di estrema destra, ma solo evidenziare lo scenario in cui opera. Le parole del consigliere Garofani vengono rese note a poche ore da uno dei momenti più significativi dell’attuale stagione politica. Lunedì scorso si è svolta la seduta del Consiglio supremo di difesa, del quale lo stesso Garofani è segretario, presieduto da Sergio Mattarella. In quella riunione, presenti la premier, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il Capo di Stato maggiore, Luciano Antonio Portolano, sono stati affrontati temi cruciali: si è confermato “il pieno sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà” e si è denunciato “l’accanimento della Russia nel perseguire, a ogni costo, i propri obiettivi di annessione territoriale”.

Inoltre, il ministro Crosetto ha presentato un documento informale in cui si chiede di esercitare la massima vigilanza contro le minacce ibride provenienti dalla Russia e da altri soggetti stranieri ostili. La riunione, durata quattro ore, è stata secretata, a conferma della estrema delicatezza delle questioni trattate e del fatto che sia stato un incontro particolarmente importante, profondamente inserito nell’attuale quadro geopolitico e strettamente correlato agli allarmi, presi molto sul serio, che tale quadro suscita. Da questo punto di vista l’esposizione del capo dello Stato e del segretario del Consiglio supremo di difesa a una attività di denigrazione è stata assai più — e assai più pericolosa — di una legittima critica, anche la più aggressiva. Si può agevolmente immaginare la soddisfazione di Vladimir Putin, di Lavrov e della spiritosissima portavoce Marija Zacharova di fronte alla notizia che in Italia si sarebbe tutti alacremente impegnati nell’“occultare le trame del Colle” (cito ancora testualmente). D’altra parte, Mattarella si è qualificato, da tempo, per una pacata e pur rigorosissima posizione europeista; e si trova, dettaglio tutt’altro che secondario, tra le personalità più invise a una certa componente della destra, ma anche ad alcuni segmenti della sinistra, per le sue reiterate parole nitidamente favorevoli a un approccio scientifico alla questione della salute individuale e pubblica. Cosa poco apprezzata, va da sé, dal popolo variopinto e irritabile dei NoVax (peraltro anche loro attratti, bizzarramente, dal “fantastico mondo di Putin”).

Viva, dunque, la più incondizionata libertà di critica, ma — oltre che al diritto — badiamo un po’ al rovescio.

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