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Quel confine superato

il presidente Mattarella 

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Fratelli d’Italia attacca il Colle con un preteso complotto contro Meloni. Mattarella reagisce con durezza
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Per capire cosa sta succedendo davvero, tra la presidenza del Consiglio e la presidenza della Repubblica, è necessario rimettere in fila i fatti. Lunedì il capo dello Stato ha riunito il Consiglio supremo di difesa riportando il nostro Paese sui binari delle democrazie occidentali: con la riconferma degli aiuti all’Ucraina, con la difesa dei principi dello Stato di diritto, con l’allarme sulla disinformazione armata dalla propaganda russa, con la richiesta di un processo di pace in Medio Oriente che veda finalmente in Israele e Palestina due popoli e due Stati.

Poche ore dopo una riunione così importante, che seguiva giorni di sbandamenti soprattutto del vicepremier Matteo Salvini e del suo partito, La Verità titolava in prima pagina sul “piano del Colle per fermare Meloni”, raccontando che un consigliere di Sergio Mattarella starebbe tramando in favore del centrosinistra. E attribuendo le sue presunte dichiarazioni — con un incomprensibile salto logico — direttamente al capo dello …

Per capire cosa sta succedendo davvero, tra la presidenza del Consiglio e la presidenza della Repubblica, è necessario rimettere in fila i fatti. Lunedì il capo dello Stato ha riunito il Consiglio supremo di difesa riportando il nostro Paese sui binari delle democrazie occidentali: con la riconferma degli aiuti all’Ucraina, con la difesa dei principi dello Stato di diritto, con l’allarme sulla disinformazione armata dalla propaganda russa, con la richiesta di un processo di pace in Medio Oriente che veda finalmente in Israele e Palestina due popoli e due Stati.

Poche ore dopo una riunione così importante, che seguiva giorni di sbandamenti soprattutto del vicepremier Matteo Salvini e del suo partito, La Verità titolava in prima pagina sul “piano del Colle per fermare Meloni”, raccontando che un consigliere di Sergio Mattarella starebbe tramando in favore del centrosinistra. E attribuendo le sue presunte dichiarazioni — con un incomprensibile salto logico — direttamente al capo dello Stato.

Subito, il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, fedelissimo di Meloni, plenipotenziario del suo partito in Emilia-Romagna, non esattamente un passante, riprendeva quelle illazioni chiedendone immediata smentita. E cioè, per dirla con le parole inedite vergate appena mezz’ora dopo dal Quirinale, dava “credito a un ennesimo attacco alla presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”. Il problema, per il Colle, non sono le aggressioni di un quotidiano come La Verità cui è — lo rivela la parola “ennesimo” — abituato. Il problema è che un rappresentante istituzionale del partito di maggioranza relativa prenda a pretesto un editoriale costruito su una tesi ridicola per scagliarlo contro la più alta carica dello Stato. E che mentre tutto questo accade, si debba anche assistere allo spettacolo di arti varie del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari che ormai esperto di realtà alternative vuole farci credere che le parole di Bignami riguardassero solo il consigliere del Quirinale Francesco Garofani; che non fossero un’offesa al capo dello Stato e che Meloni non ne fosse stata informata.

Se anche dovessimo decidere di accettare questa sequela di periodi ipotetici dell’irrealtà, restano — testardi — i fatti: Bignami ha ripreso e enfatizzato una tesi secondo cui il Quirinale starebbe tentando un golpe contro Meloni. Bignami è il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia. L’attacco del partito della premier al Colle non è un sospetto, è reale. Il tentativo di attribuire al presidente una parzialità politica sulla base dei consiglieri che lavorano con lui — Garofani era già stato criticato da destra quando era stato scelto per gli affari inerenti al Consiglio supremo di Difesa — è una violazione del rispetto istituzionale che si deve alle scelte del Quirinale. Con la sua reazione immediata, Mattarella si rifiuta — molto semplicemente — di essere preso in giro. Mette le carte sul tavolo e svela un gioco fin qui bugiardo.

L’osservazione di quelle carte scoperte impone alcune domande. Perché la maggioranza di governo — dopo aver preso di mira la magistratura ordinaria e contabile, la Consulta, l’autorità anticorruzione, perfino l’Istat e la Banca d’Italia ree, Giancarlo Giorgetti dixit, di “averci massacrato” — ha messo nel mirino la presidenza della Repubblica? È evidente che ci sono divisioni anche dentro Fratelli d’Italia e che — a esempio — la posizione del ministro della Difesa Crosetto è molto più in linea col Colle che con i sovranisti modello Trump, ma al netto di queste differenze, da che parte sta la premier?

È una domanda ormai consueta: Meloni sta con l’Ucraina fino in fondo o è pronta a cedere alla visione identica di Salvini e Orbán ? Sta con l’Unione europea o con chi — come Trump — vuole distruggerla? Crede nello Stato di diritto che si fonda sulla divisione dei poteri e quindi sulla necessità di rispettare i contropoteri, o vuole disfarsi del giudizio del Colle come di quello della magistratura quando non le dà ragione? Non sono domande retoriche. Meriterebbero risposte. La premier avrebbe potuto darle ieri nel comizio di Padova, ma ha continuato a magnificare un partito coeso e un Paese in ripresa che non c’è. Lasciando ancora una volta i fatti fuori dal suo racconto.

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