Uomini violenti, allarme giovani
di Linda Laura SabbadiniSono un grido di dolore i dati presentati dall’Istat perché la violenza fisica e sessuale sulle donne non diminuisce e cresce per le giovani da 16 a 24 anni. Ma sono anche raggi di luce positiva perché più vittime interrompono la relazione violenta prima che questa degeneri. La violenza contro le donne continua a essere un fenomeno vasto. Un terzo della popolazione femminile ha subìto, nel corso della vita, violenze fisiche o sessuali. Il 5,7% stupri o tentati stupri. E la cosa più grave è che, a undici anni di distanza, questi numeri non arretrano. È la conferma della natura strutturale della violenza di genere, che continua a impregnare la nostra società nonostante i profondi cambiamenti in corso e il crescente desiderio delle donne di affermare la propria libertà.
La violenza è l’espressione della volontà di possesso e dominio dell’uomo sulla donna: un’impronta culturale che resiste, si trasmette, si rinnova. Le donne che hanno subìto violenze fisiche o sessuali negli ultimi cinqu…
Sono un grido di dolore i dati presentati dall’Istat perché la violenza fisica e sessuale sulle donne non diminuisce e cresce per le giovani da 16 a 24 anni. Ma sono anche raggi di luce positiva perché più vittime interrompono la relazione violenta prima che questa degeneri. La violenza contro le donne continua a essere un fenomeno vasto. Un terzo della popolazione femminile ha subìto, nel corso della vita, violenze fisiche o sessuali. Il 5,7% stupri o tentati stupri. E la cosa più grave è che, a undici anni di distanza, questi numeri non arretrano. È la conferma della natura strutturale della violenza di genere, che continua a impregnare la nostra società nonostante i profondi cambiamenti in corso e il crescente desiderio delle donne di affermare la propria libertà.
La violenza è l’espressione della volontà di possesso e dominio dell’uomo sulla donna: un’impronta culturale che resiste, si trasmette, si rinnova. Le donne che hanno subìto violenze fisiche o sessuali negli ultimi cinque anni le considerano gravi nell’82,5% dei casi, ma solo il 38% le riconosce come un reato.
È un segnale forte di quanto pesino ancora stereotipi e insicurezze. La violenza è subita in solitudine, il 22% non ne ha parlato con nessuno prima dell’intervista Istat. La sfiducia nelle istituzioni è alta, appena il 10% ha denunciato, stabile rispetto a undici anni fa. E cresce l’insoddisfazione verso le forze dell’ordine, alimentando un circolo vizioso di silenzi e rinunce.
Il 62% delle donne con figli ha dichiarato che i bambini hanno assistito alla violenza da parte del padre sulla madre. È il seme della violenza futura e della trasmissione intergenerazionale della violenza. Evidenze scientifiche mettono in luce come sia più elevata la probabilità dei bambini maschi di diventare da adulti autori di violenza contro la propria partner, rispetto a chi non ha assistito, e delle femmine di diventare da adulte vittime di violenza domestica. Elevata ancora la violenza psicologica (17,9%) e quella economica (6,6%) nella coppia.
A ciò si aggiunge un altro dato preoccupante: l’aumento degli abusi sulle giovanissime. Tra il 2014 e il 2025, per le ragazze tra i 16 e i 24 anni le violenze fisiche o sessuali subite (nei cinque anni precedenti l’intervista) sono salite dal 28,4% al 37,6%. Le violenze sessuali, addirittura, dal 17,7% al 30,8%. La crescita riguarda tutte le tipologie di abuser, ma è particolarmente forte, raddoppiando, per gli ex partner — dal 5,7% al 12,5% — e per gli uomini senza alcun legame con la vittima (dal 15,3% al 28,6%).
Questo aumento di violenza contro le ragazze tra i 16 e i 24 anni ci dice che una vera cultura del rispetto non ha ancora messo radici, e che in una parte crescente di giovani maschi sta aumentando invece la cultura del possesso sul corpo femminile. Nel caso di partner violenti, le ragazze reagiscono più frequentemente rompendo l’unione ed è anche per questo che sono raddoppiate le reazioni prepotenti degli ex.
Questa dinamica è il segnale di una maggiore consapevolezza da parte delle giovani, a fronte di un peggioramento del comportamento maschile. L’accresciuta presa di coscienza si evidenzia in generale per tutte le donne. Diminuiscono le esperienze di violenza subite dal partner attuale, sia di natura fisica e sessuale sia psicologica ed economica, e raddoppia il ricorso ai centri antiviolenza.
Più donne difendono la loro libertà, ma il passo del cambiamento è ancora troppo lento. E i dati, comparati all’ultima rilevazione di undici anni fa, dimostrano che siamo in presenza della reazione di una parte di uomini, anche giovanissimi, alla crescita della libertà femminile e alla contestuale perdita di privilegi.
È improrogabile un impegno collettivo sul fronte dell’educazione al rispetto e della prevenzione della violenza. Le donne hanno aperto la strada. Ora serve una strategia unitaria per lo sviluppo di una educazione alle relazioni adeguata, contro la cultura del possesso del corpo femminile e gli stereotipi che condizionano la libertà delle donne. Lo Stato, in tutte le sue articolazioni, deve assumere questo come obiettivo prioritario. Perciò stupiscono le parole pronunciate dai ministri Nordio e Roccella.