Come difendere la democrazia
di Timothy Garton AshCome possiamo difendere le nostre democrazie da chi intende distruggerle? Si parla spesso di strategie per escludere dal potere i populisti nazionalisti e antiliberali, ma la furia demolitrice quotidiana di Donald Trump dimostra che è altrettanto importante rafforzare la democrazia, per permetterle di resistere a una fase di populisti al governo.
In Germania esiste il concetto di wehrhafte Demokratie, spesso tradotto come “democrazia militante”, che in realtà indica una democrazia capace di difendersi. A Berlino c’è chi, in nome di questo principio, propone di mettere al bando Alternative für Deutschland (Afd), tra i partiti più popolari del Paese. Ma è la strada sbagliata. Servirebbe solo a rafforzare la convinzione dei sostenitori dell’estrema destra che lo Stato democratico è un complotto elitario liberal e donerebbe ad Afd la palma del martirio.
Anche l’esperimento francese “dell’arco repubblicano”, in cui tutti i partiti si alleano solo per tener fuori dal governo il Rassemblem…
Come possiamo difendere le nostre democrazie da chi intende distruggerle? Si parla spesso di strategie per escludere dal potere i populisti nazionalisti e antiliberali, ma la furia demolitrice quotidiana di Donald Trump dimostra che è altrettanto importante rafforzare la democrazia, per permetterle di resistere a una fase di populisti al governo.
In Germania esiste il concetto di wehrhafte Demokratie, spesso tradotto come “democrazia militante”, che in realtà indica una democrazia capace di difendersi. A Berlino c’è chi, in nome di questo principio, propone di mettere al bando Alternative für Deutschland (Afd), tra i partiti più popolari del Paese. Ma è la strada sbagliata. Servirebbe solo a rafforzare la convinzione dei sostenitori dell’estrema destra che lo Stato democratico è un complotto elitario liberal e donerebbe ad Afd la palma del martirio.
Anche l’esperimento francese “dell’arco repubblicano”, in cui tutti i partiti si alleano solo per tener fuori dal governo il Rassemblement National di Marine Le Pen, produce l’effetto opposto. Un fronte così ampio non riesce a trovare un accordo sulle riforme urgenti e il Rn può continuare a criticare da bordo campo.
Vale quindi la pena di considerare l’esempio dei Paesi Bassi, dove il partito del populista islamofobo Geert Wilders, ammesso al potere in un governo di coalizione, non è riuscito a mantenere le promesse, ha fatto cadere l’esecutivo uscendo dalla coalizione e ha perso le elezioni successive contro un partito liberale guidato da Rob Jetten.
Ma se si corre il rischio di far entrare i populisti al governo, bisogna prima rafforzare le difese della democrazia. Altrimenti useranno la democrazia per smantellare la democrazia, come ha fatto Viktor Orbán in Ungheria e come Trump cerca di fare negli Stati Uniti. Un po’ alla volta la trasformeranno in quello che i politologi definiscono un sistema autoritario elettorale. Le elezioni continuano ma non sono libere né regolari. Non si gioca ad armi pari.
Ecco alcuni aspetti da considerare se si vuole avere una democrazia a prova di populismo.
Rappresentanza proporzionale. Un sistema bipartitico a maggioritario puro come negli Usa può funzionare finché un populista nazionalista non prende il controllo di uno dei due grandi partiti, come ha fatto Trump. Da quel momento in poi è controproducente. Meglio avere un sistema proporzionale, così i populisti devono fare i conti con i partner di coalizione, come nei Paesi Bassi e in gran parte dell’Europa continentale.
Amministrazione elettorale. Un aspetto tecnico ma importante. Il sistema statunitense, arcaico fino all’inverosimile, in cui ciascuno dei 50 Stati adotta procedure diverse, è un invito alla manipolazione dei collegi, alla soppressione del voto e ai trucchetti su cui Trump punta in vista del voto di midterm.
Servizio pubblico radiotelevisivo. La sfera pubblica condivisa di cui la democrazia ha bisogno viene erosa dalla frammentazione e polarizzazione prodotta dalla rivoluzione digitale. Le soluzioni facili scarseggiano. Se però si dispone di un’emittente pubblica affidabile bisogna tenersela stretta, blindarne l’indipendenza editoriale, raddoppiarne il budget e rafforzarne la presenza sui social. Il fatto che il Regno Unito vada in direzione opposta indebolendo la Bbc non è che una dimostrazione della frenesia autolesionistica di Londra.
Proprietà dei media. La censura è passata di moda. L’autoritarismo controlla il discorso pubblico attraverso la proprietà dei media. In Turchia e Ungheria gli oligarchi amici del leader possiedono i principali gruppi mediatici. L’aspetto è di pluralismo perfetto; dietro la maschera, la realtà è diversa. Una regola generale è impossibile. La proprietà straniera, ad esempio, è stata una maledizione per la stampa britannica (basti pensare a Murdoch) ma una benedizione per la difesa della democrazia in alcuni Paesi post-comunisti (Tvn in Polonia). Dipende dai casi.
Magistratura indipendente. Ovvio, ma di vitale importanza. L’odierno caos giudiziario in Polonia, dove la coalizione di governo contesta la legittimità dei giudici nominati dal precedente esecutivo populista, mostra cosa accade quando lo Stato di diritto viene meno. In Germania si è registrato un grave episodio: la candidatura di una giurista liberal-progressista a un seggio della Corte costituzionale, già approvata dalla commissione, è stata affossata da un gruppo di conservatori ribelli. Al pari degli attacchi alla Bbc, questa è la cosa da non fare con i populisti alle porte.
A differenza della Corte suprema statunitense, quella britannica ha mantenuto la propria reputazione di imparzialità. Ma quando il ministro ombra della giustizia dei conservatori, Robert Jenrick, sventola una parrucca da giudice al congresso del partito mentre si scaglia contro i magistrati attivisti di sinistra, è chiaro che la minaccia trumpiana non è lontana.
Neutralità della funzione pubblica. Il Project 2025 della Heritage Foundation, che l’amministrazione Trump sta in gran parte applicando, puntava a porre l’intero apparato amministrativo sotto il controllo diretto dell’esecutivo. E l’aspetto più inquietante è che sta già accadendo al dipartimento di Giustizia, dove centinaia di funzionari sono stati licenziati o si sono dimessi. Sono seguite incriminazioni per ritorsione contro i critici più espliciti di Trump, come John Bolton, James Comey e Letitia James. Anche qui i contratti dei funzionari pubblici possono sembrare un tema super tecnico ma sono importanti, eccome.
Monarchia costituzionale. Vi viene da ridere? Eppure, alla domanda di Yascha Mounk nel suo podcast The Good Fight su come difendere le democrazie liberali, il principale costituzionalista americano specializzato in diritto comparato, Tom Ginsburg, ha indicato a sorpresa i vantaggi di avere una monarchia costituzionale. I populisti antiliberali sostengono di parlare a nome della nazione, ma se il rappresentante supremo, indiscusso e imparziale è un monarca costituzionale hanno spazio limitato. Non voglio dire che gli Stati Uniti debbano riportare in auge uno degli eredi di Giorgio III ma dove esiste una monarchia costituzionale, come in Gran Bretagna, Svezia, Spagna o Paesi Bassi, va conservata perché rappresenta paradossalmente un baluardo della democrazia.
Potrei citare altri ambiti, come i servizi di sicurezza, le forze armate, le università e le relazioni tra grandi capitali e politica. In ogni caso le singole soluzioni nazionali saranno diverse e nessuna sarà semplice. È utile avere norme dettagliate in una Costituzione difficile da modificare, ma quelle che James Madison, nel Federalist Paper n. 48, definiva «barriere di pergamena» non bastano da sole.
Bisogna che noi, il popolo, ci mobilitiamo per difenderle. Perché una cosa è chiara: una volta che i meccanismi di controllo e bilanciamento sono andati perduti è difficile ripristinarli. Distruggere è più facile che costruire. Basta guardare al caos che regna in Polonia e in cui si troveranno domani gli Stati Uniti. Per la democrazia liberale, come per la salute, prevenire è meglio che curare.
(Traduzione di Emilia Benghi)