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Tra Usa e Ue non mettere lo zar

Mosca, 3 dicembre: il presidente russo Vladimir Putin (afp)

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Putin ha respinto al mittente il tentativo americano di siglare una tregua in Ucraina con un triplice obiettivo: vincere la guerra, umiliare Zelensky e, soprattutto, separare l’Europa dagli Stati Uniti
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Con una maratona oratoria dentro le mura del Cremlino il presidente Vladimir Putin ha respinto al mittente il tentativo americano di siglare una tregua in Ucraina, tradendo la volontà di raggiungere un triplice obiettivo: vincere la guerra sul fronte militare, umiliare Volodymyr Zelensky e, soprattutto, sfruttare la guerra in corso per separare l’Europa dagli Stati Uniti.

Sono gesti e parole di Putin a descrivere cosa ha in mente. Discutere attorno al tavolo bianco del Cremlino, per lunghe ore, con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner descrive la convinzione di essersi trovato davanti all’occasione più importante per far convergere Donald Trump sulle proprie posizioni. Con al fianco i fidati consiglieri Yurij Ushakov e Kirill Dmitriev, Putin è stato protagonista di un affondo che ha polverizzato i veloci incontri precedenti con Witkoff e anche quelli con Trump ad Anchorage.

Forse convinto di essere riuscito a sedurre la Casa Bianca con la bozza di accordo dei 28 punti diff…

Con una maratona oratoria dentro le mura del Cremlino il presidente Vladimir Putin ha respinto al mittente il tentativo americano di siglare una tregua in Ucraina, tradendo la volontà di raggiungere un triplice obiettivo: vincere la guerra sul fronte militare, umiliare Volodymyr Zelensky e, soprattutto, sfruttare la guerra in corso per separare l’Europa dagli Stati Uniti.

Sono gesti e parole di Putin a descrivere cosa ha in mente. Discutere attorno al tavolo bianco del Cremlino, per lunghe ore, con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner descrive la convinzione di essersi trovato davanti all’occasione più importante per far convergere Donald Trump sulle proprie posizioni. Con al fianco i fidati consiglieri Yurij Ushakov e Kirill Dmitriev, Putin è stato protagonista di un affondo che ha polverizzato i veloci incontri precedenti con Witkoff e anche quelli con Trump ad Anchorage.

Forse convinto di essere riuscito a sedurre la Casa Bianca con la bozza di accordo dei 28 punti diffusa da Washington — e secondo fonti Usa forse tradotta dal russo — e con le interlocuzioni avvenute con Witkoff, Putin ha dettagliato ciò che ha in mente. Nessun compromesso sul completo controllo di Donetsk e Lugansk — ovvero l’intero Donbass, inclusi i 5000 kmq ancora in mano agli ucraini — sui limiti imposti al futuro esercito di Kiev e sul riconoscimento da parte di Usa e Ue dell’occupazione russa del 20 per cento dei territori ucraini. E disponibilità invece a «flessibilità» su «questioni secondarie» come gli asset russi congelati in Europa ma «in cambio di altre concessioni».

Questo significa che Putin ha chiesto a Trump di consegnargli la vittoria, militare e politica, nella guerra di invasione iniziata nel febbraio 2022 e dunque anche un’umiliazione strategica di Zelensky tale da causarne la fine politica.

A testimoniare la convinzione di Putin di poter incassare l’avallo alla vittoria ci sono i passi che il Cremlino ha compiuto nei giorni precedenti al fine di diffondere una lettura del conflitto tale da indurre Trump a cedere: da un lato ha esagerato gli annunci sui successi tattici arrivando ad annunciare la completa cattura dello snodo di Pokrovsk — in realtà non avvenuta — e dall’altra ha affidato al forum economico la descrizione di un sistema produttivo che, a dispetto delle sanzioni, riesce a tenere la disoccupazione al 2,2 per cento e a far scendere l’inflazione al 7.

In realtà i dati più recenti, considerati credibili sui mercati finanziari, ritengono che l’inflazione sia al 20 per cento, le entrate dal greggio siano scese del 50 per cento e che il calo della disoccupazione dipenda dal fatto che il numero dei soldati al fronte è cresciuto e sono stati sostituiti da forza lavoro non solo russa ma anche nordcoreana.

Insomma, Putin aveva lavorato ai dettagli di una regia destinata a fare breccia nella Casa Bianca ma l’esito non c’è stato perché Witkoff e Kushner, i consiglieri più vicini a Trump, si sono sentiti schiacciati e — secondo fonti diplomatiche a Washington — quasi umiliati dal torrente di affermazioni.

E l’esito è stato tornare nella sede diplomatica Usa a Mosca per raccontare tutto a Trump, il cui commento sconcertato svela la sorpresa di essersi trovato davanti a un muro russo che, di volta in volta, appare più alto e invalicabile. Dopo il fallimento di Anchorage e il mancato appuntamento di Budapest, Trump si trova a fare i conti con un leader che si sente invincibile, ritiene di avere la vittoria in tasca.

Ma c’è dell’altro perché il capo del Cremlino, poco prima dell’incontro con gli inviati Usa, ha affondato i colpi sull’Europa definendo le sue proposte «inaccettabili», dicendo di poterla riammettere ai negoziati «solo se accetterà i dati sul terreno» e avvertendo che se l’Europa «sceglierà la guerra» la Russia è pronta a combatterla e a imporsi sul campo di battaglia.

Questo significa che Putin sta tentando di dare la colpa del fallimento negoziale all’Europa per trasformarlo nel momento scatenante di una lacerazione tra Usa e Ue talmente profonda da far implodere la Nato. I messaggi di Putin sull’Ue sono destinati in realtà a Trump: vuole convincerlo che l’unico vero ostacolo alla pace sono gli europei e dunque gli chiede di abbandonarli al loro destino.

Sin da quando il governo di Londra appurò il coinvolgimento russo nella campagna pro-Brexit del 2016 è apparso evidente che l’obiettivo strategico di Mosca fosse di separare le due sponde dell’Atlantico.

Quel referendum causò la prima, profonda, ferita alla comunità delle democrazie euroamericane e, da allora, la Russia è diventata il punto di riferimento di gruppi e movimenti populisti — di destra e sinistra — ostili a Nato e Ue. E ora Putin tradisce la convinzione di poter riuscire a trasformare il successo bellico contro Kiev nel ko più importante ai danni della Nato.

Saranno i prossimi giorni a dire come Usa e Ue reagiranno alle mosse con cui Putin ha svelato cosa ha in mente ma possono esserci pochi dubbi sul fatto che fino a quando gli ucraini continueranno a combattere per la propria indipendenza e sovranità, grazie agli aiuti militari di tutti i Paesi della Nato, i sogni strategici moscoviti ai danni dell’Europa resteranno nel cassetto.

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