Forse i giornali, chi più chi meno, dedicano un’attenzione eccessiva alle manovre interne al Pd: convegni, seminari, interviste, messaggi trasversali. Quando è evidente che la segretaria Schlein è abbastanza forte da qui alle politiche del 2027, sia che si celebri un rapido congresso sia che si scelga di rinunciarvi.
La verità è che ci stiamo avvicinando, sia pure con congruo anticipo, al periodo della campagna elettorale e questo favorisce la leader in carica. Riguardo alle cui capacità politiche nessuno esprime giudizi entusiasti, eppure si riconosce che il suo senso del potere è notevole. Di conseguenza, quando lei ha annunciato di fatto la sua candidatura alla presidenza del Consiglio («sono a disposizione») la sorpresa è stata minima.
La strada è tracciata e per seguire il suo percorso Elly Schlein farà tutti gli accordi e i compromessi necessari, specie sulle candidature al prossimo Parlamento, senza peraltro intaccare il nucleo forte, appunto il nucleo di potere, che le perme…
Forse i giornali, chi più chi meno, dedicano un’attenzione eccessiva alle manovre interne al Pd: convegni, seminari, interviste, messaggi trasversali. Quando è evidente che la segretaria Schlein è abbastanza forte da qui alle politiche del 2027, sia che si celebri un rapido congresso sia che si scelga di rinunciarvi.
La verità è che ci stiamo avvicinando, sia pure con congruo anticipo, al periodo della campagna elettorale e questo favorisce la leader in carica. Riguardo alle cui capacità politiche nessuno esprime giudizi entusiasti, eppure si riconosce che il suo senso del potere è notevole. Di conseguenza, quando lei ha annunciato di fatto la sua candidatura alla presidenza del Consiglio («sono a disposizione») la sorpresa è stata minima.
La strada è tracciata e per seguire il suo percorso Elly Schlein farà tutti gli accordi e i compromessi necessari, specie sulle candidature al prossimo Parlamento, senza peraltro intaccare il nucleo forte, appunto il nucleo di potere, che le permette di gestire il partito. Come finirà? Qualcuno prevede un disastro, eppure i giochi non sono ancora fatti. Una quantità di tasselli devono andare al loro posto.
E infatti, più che alle alchimie correntizie, occorre guardare agli episodi che si ripetono e indicano quale sia la strategia adottata dal vertice del Pd nell’attuale frangente. Due sono, come è ormai noto, le linee guida della segretaria. La prima consiste nel difendere con le unghie e con i denti l’unità del centrosinistra («testardamente unitari»). Quindi un rapporto stretto che abbraccia i 5S, i verdi-sinistra, +Europa, Italia Viva. Con Azione di Calenda al momento fuori da questo schema. La seconda, derivata dalla prima, presuppone «nessun nemico a sinistra».
E qui nascono i problemi. Per un verso, rifiutare ogni polemica a sinistra è l’esito obbligatorio della missione “unitaria”. Per l’altro, vuol dire concedere agli alleati, che spesso sono anche rivali, il privilegio di dire l’ultima parola su tutti i temi controversi. Del resto, la leadership si esercita soprattutto decidendo non tanto sui programmi, che saranno generici e inconcludenti come in ogni campagna elettorale, quanto sulle posizioni da tenere sui singoli eventi che squassano gli anni difficili in cui viviamo.
Il rischio è che il Pd non abbia le idee chiare ovvero le esprima in modo poco incisivo, smorzando ogni asperità: come si addice a chi teme di scontentare l’arcipelago delle sigle che dovrebbero comporre la coalizione. Sta di fatto che c’è voluto l’intervento di Romano Prodi per segnalare l’inopportunità di omaggiare in vari modi, comprese le cittadinanze onorarie nei grandi municipi, l’inviata dell’Onu, Francesca Albanese. Peraltro le parole dell’ex presidente del Consiglio, l’unico che nell’era Berlusconi condusse alla vittoria il centrosinistra, sono state raccolte solo in parte. Il comune di Bologna, ad esempio, procederà secondo il suo programma, anche dopo le frasi sui giornalisti meritevoli di “ammonimento”.
Anche in questo caso si privilegia l’alleanza con tutte le sinistre, compresa quella che considera in ogni caso Albanese una figura irrinunciabile per raggiungere i giovani che riempiono le piazze. Con la stessa logica è stato sconfessato Delrio per la sua proposta di legge sull’antisemitismo.
C’è l’analogo timore d’indispettire la galassia anti-sionista, quella che grida “Palestina libera dal fiume”, forse inconsapevole che si postula la cancellazione d’Israele. E anche Fassino è stato redarguito per aver speso una parola pro Israele in collegamento con la Knesset. Ogni scelta ha ubbidito alla logica unitaria. Ma non è detto che basti per assicurare al Pd la benevolenza dei 5S di Conte. La cui attitudine è più che mai ostile verso la regia di Schlein.