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Trump, Putin e l’Occidente frantumato

VLADIMIR PUTIN PRESIDENTE RUSSIA 

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C’è molto di nuovo sul fronte occidentale: è esattamente qui che la storia si sta ribaltando, con il presidente degli Stati Uniti che va all’attacco dell’Europa e chiede il suo scalpo, rovesciando le alleanze e compiendo da Washington il disegno che Putin ha tracciato al Cremlino. Tutto il mondo monitora la linea del fuoco, dove si combatte e si muore, misurando ogni giorno l’avanzata russa e la capacità di resistenza di Kiev: non solo perché è su quella direttrice che si dovrebbero congelare le posizioni dei due contendenti nel caso di qualsiasi tregua come pre-condizione di ogni possibile negoziato di pace, ma anche perché la terra ucraina è la vera ossessione materiale e mitologica del Cremlino, la culla sacra delle origini della Rus’. Ma c’è un fronte arretrato, nascosto dal primo, fulcro di un’ossessione imperiale e ideologica del leader della Russia: è il confine invisibile dell’ “Occidente collettivo”, come lo chiama Mosca, quel disegno di una comunità transatlantica più ampia …

C’è molto di nuovo sul fronte occidentale: è esattamente qui che la storia si sta ribaltando, con il presidente degli Stati Uniti che va all’attacco dell’Europa e chiede il suo scalpo, rovesciando le alleanze e compiendo da Washington il disegno che Putin ha tracciato al Cremlino. Tutto il mondo monitora la linea del fuoco, dove si combatte e si muore, misurando ogni giorno l’avanzata russa e la capacità di resistenza di Kiev: non solo perché è su quella direttrice che si dovrebbero congelare le posizioni dei due contendenti nel caso di qualsiasi tregua come pre-condizione di ogni possibile negoziato di pace, ma anche perché la terra ucraina è la vera ossessione materiale e mitologica del Cremlino, la culla sacra delle origini della Rus’. Ma c’è un fronte arretrato, nascosto dal primo, fulcro di un’ossessione imperiale e ideologica del leader della Russia: è il confine invisibile dell’ “Occidente collettivo”, come lo chiama Mosca, quel disegno di una comunità transatlantica più ampia e più salda di un’alleanza militare, perché fondata su valori e ideali (anche se spesso dimenticati e traditi) nati nella guerra fredda e sopravvissuti fino ad oggi, con l’ambizione di delineare una civiltà della libertà.

Per Putin questo è il vero problema, l’avversario spirituale, lo sfidante culturale, mentre l’America è il contendente imperiale. L’idea che i fondamenti della democrazia liberale siano diventati un metodo, un codice e infine una forma politica per un intero continente, anzi addirittura un costume collettivo e un riferimento naturale per popoli diversi, concede al principio occidentale una pretesa di assoluto che Mosca contesta, rifiutando di giudicare il nuovo mondo con il vecchio metro fabbricato ad Ovest. L’ambizione con cui l’Occidente è uscito dal Novecento proponendo i suoi valori come un canone universale è incompatibile con il compito di salvezza generale che il destino ha affidato all’anima russa, dunque va stroncato ad ogni costo.

Il primo obiettivo è quello di depotenziare proprio quel carattere “collettivo” che trasforma l’Occidente da alleanza a cultura, natura, way of life: cioè rompere il patto storico tra Europa e America, che nelle loro differenze si riconoscono come un’unica comunità di destino creata dalla storia del Novecento e dal ripudio delle dittature, mentre la filosofia reazionaria russa - che elabora lo sfondo teorico del putinismo - le raffigura come la moderna talassocrazia, il potere liquido dell’acqua e degli oceani, eternamente contrapposto alla sovranità immobile nella terraferma di Mosca. Trump a questo proposito si è rivelato l’uomo della provvidenza ortodossa, perché ha subito manifestato la sua diffidenza per l’Europa che non riconosce come soggetto, per la Ue con la sua sovranità frastagliata e complicata, per la Nato vissuta più come un peso economico e un vincolo strategico che come uno strumento di sovranità difensiva. Putin ha immediatamente capito che il nuovo corso alla Casa Bianca sguarniva l’Europa nella sua sicurezza, la svelava nella sua incompiutezza, la esponeva nell’incertezza del suo destino istituzionale, incapace di dare una forma politica autonoma al continente, trasformando il deposito della sua storia in politica. Improvvisamente per il Cremlino l’Atlantico che per decenni aveva funzionato da ponte tra vecchio e nuovo mondo diventava la faglia su cui lavorare per separare il destino europeo da quello americano: trasformando il soggetto più debole nel vero nemico della nuova fase. Anche perché la Ue, con la svolta neo-autoritaria di Trump, diventava - pur con tutte le sue insicurezze - l’unica riserva depositaria dei valori occidentali cui Mosca si oppone.

Senza bisogno di concertarle (ma bisognerebbe leggere i verbali del vertice a due in Alaska) le strategie distinte di Trump e di Putin hanno così messo l’Europa nel mirino, considerandola esplicitamente come il vero ostacolo alla rapida definizione di un piano di pace per la sua ostinata difesa della sovranità territoriale di Kiev, e per la sua testarda distinzione tra l’aggressore e l’aggredito. Un’isola nell’universo: ma quale universo? Washington e Mosca si considerano già soggetti del nuovo mondo, dove i precetti morali non condizionano più la politica e gli organismi sovranazionali di garanzia sono disattivati come ferrivecchi, perché nel deserto nichilista contano solo gli interessi nazionali da conquistare con ogni mezzo e da difendere ad ogni costo. Vista dalle due capitali imperiali l’Europa è un vassallo con velleità sovrane a spese altrui, impigliato nelle eredità fuori corso del Novecento, impegnato a mimare una grandeur perduta mentre il mondo ha fatto un giro spezzando il filo della storia e sostituendolo con le coordinate della geografia. Un’analisi congiunta, come nel triangolo degli alleati scambiati.

Così nel giro di pochi giorni dopo l’accusa di Putin all’Europa di “voler infliggere una sconfitta strategica alla Russia”, di “non avere un’agenda di pace” ma di “essere dalla parte della guerra, cercando solo di ostacolare le proposte di Trump, avanzando richieste che la Russia non può accettare, per bloccare l’intero processo di pace” è arrivata la profezia tombale di Trump. Che ha annunciato “il declino economico dell’Europa e la prospettiva reale e ancor più cupa di una cancellazione della civiltà”, erosa “da governi di minoranza instabili, che calpestano i principi della democrazia per reprimere l’opposizione”, mentre la Ue “mina la libertà politica e la sovranità”, messe in crisi “dalle politiche migratorie, dalla censura della libertà di espressione e dalla soppressione dell’opposizione politica”. Fino ad arrivare a Musk, che da potenza tecnologica a impotenza politica chiede addirittura “l’abolizione dell’Unione europea”.

E’ chiaro a questo punto che il secondo fronte della guerra è stato sfondato: ormai l’”Occidente collettivo” non esiste più, tanto che il Cremlino - chirurgicamente esatto nel definire la fase - oggi non usa quella formula, perché ormai gli Occidenti sono due, il concetto di Ovest si è spezzato proprio mentre la Russia rianimava e rilanciava l’idea dell’Est, facendone il perno dell’Eurasia, la nuova proiezione metafisica di Mosca, su cui ha ridisegnato la sua sovranità imperiale. L’Europa si scopre sola, gravata dai dazi arbitrari di Trump, dipendente dall’America per la difesa, dalla Russia per l’energia, dalla sua angoscia di futuro che influenza la curva della natalità come il vero indice del declino. E tuttavia proprio nella sua solitudine l’Europa scopre di essere la pietra d’inciampo del disegno neoimperiale di Mosca e Washington, l’ostacolo culturale, la memoria storica. Altre volte l’Europa ha saputo ribaltare il suo destino, trasformare i suoi valori in istituzioni, tradurre in una forma politica le sue credenze, dare un codice ai diritti. E’ il momento di investire nel capitale di libertà e democrazia della sua storia, dandole un futuro, anche con un piccolo gruppo di Paesi capace di pensare in grande, distinguendo tra Trump e l’America, tra l’Ucraina e la Russia: e rifiutando la bandiera bianca come ultimo vessillo d’Europa.

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