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Dare senso alle emozioni

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Ho esitato a lungo prima di intervenire sul dibattito che si è creato nelle ultime settimane sull’educazione affettivo-sessuale in cui si sono scatenate contrapposizioni e scontri virulenti. Mi sono stupito molto che entrambi i fronti della contrapposizione, favorevoli o contrari all’educazione, non abbiano cercato di approfondire le questioni decisive, come organizzare i supposti corsi, con quali metodi e quali finalità e poi da parte di quali operatori, insegnanti o psicologi. Non ultimo come formare questi docenti dei corsi che devono essere in grado di interagire e lavorare con ragazzi e ragazze in piena adolescenza dagli 11 ai 18 anni.

Non va dimenticato che circa l’80% dei ragazzi di questa età, secondo recenti statistiche ha visitato ripetutamente i siti pornografici, vedendo immagini eccitanti e nello stesso tempo molto distorcenti sugli incontri sessuali. E allo stesso tempo sono abituati ad utilizzare ampiamente il sexting fra coetanei, ossia trasmettendo reciprocamente f…

Ho esitato a lungo prima di intervenire sul dibattito che si è creato nelle ultime settimane sull’educazione affettivo-sessuale in cui si sono scatenate contrapposizioni e scontri virulenti. Mi sono stupito molto che entrambi i fronti della contrapposizione, favorevoli o contrari all’educazione, non abbiano cercato di approfondire le questioni decisive, come organizzare i supposti corsi, con quali metodi e quali finalità e poi da parte di quali operatori, insegnanti o psicologi. Non ultimo come formare questi docenti dei corsi che devono essere in grado di interagire e lavorare con ragazzi e ragazze in piena adolescenza dagli 11 ai 18 anni.

Non va dimenticato che circa l’80% dei ragazzi di questa età, secondo recenti statistiche ha visitato ripetutamente i siti pornografici, vedendo immagini eccitanti e nello stesso tempo molto distorcenti sugli incontri sessuali. E allo stesso tempo sono abituati ad utilizzare ampiamente il sexting fra coetanei, ossia trasmettendo reciprocamente foto più che esplicite sul proprio corpo e su attività di eccitamento sessuale. A chi si schiera contro questa educazione sostenendo che potrebbe turbare la mente dei ragazzi vorrei far presente che forse si riferiscono ad un passato lontano, nel quale le ragazze venivano istruite dalle madri per affrontare la prima notte di matrimonio.

Il problema è indubbiamente complesso quando poi ci chiediamo come si può affrontare questa educazione, in cui è opportuno distinguere quella affettiva e quella sessuale. Per quanto riguarda quella affettiva è più che evidente che avviene nei primi anni di vita dei bambini all’interno delle famiglie, in cui si apprende il lessico delle emozioni negli scambi coi genitori e gli altri familiari. Si imparano a riconoscere le diverse emozioni, che implicano vissuti personali diversi che in molti casi hanno anche delle risonanze corporee, come ad esempio la gioia o la rabbia che si ripercuotono sul corpo. E poi come ha spiegato il grande ricercatore britannico Colwyn Trevarthen le emozioni hanno funzioni diverse, ci aiutano a riconoscere il proprio stato d’animo e il proprio umore, oppure a comunicare le proprie emozioni negli scambi cogli altri, un lessico complesso che è fondamentale nella vita quotidiana. Quando i bambini arrivano all’adolescenza hanno già un proprio bagaglio affettivo che poi viene messo in gioco nel gruppo dei coetanei, in cui emergono stati d’animo diversi. Si prova amicizia, fiducia, oppure rabbia e risentimento o anche rifiuto e discriminazione, ad esempio nei confronti dei coetanei dell’altro sesso o di quelli più deboli, un caleidoscopio che regola i rapporti.

È qui che può servire un’educazione affettiva, che non può essere teorica con una lezione che espliciti il senso delle emozioni. Serve piuttosto utilizzare gli scambi continui che si verificano in una classe fra ragazze e ragazzi ed aiutarli a riconoscere le emozioni che guidano i loro comportamenti, ma anche le reciproche sopraffazioni. E chi meglio di un insegnante può svolgere la funzione di mettere in luce queste emozioni e discuterne coi suoi alunni. Naturalmente è necessaria una certa attitudine dell’insegnante che può essere sviluppata e approfondita attraverso specifici corsi di formazione, tenuti da psicologi esperti. Vale la pena di sottolineare che la formazione deve partire dalle osservazioni che si fanno in classe, su cui è opportuno riflettere ed elaborare con specifici criteri di lettura. Ancora una volta va ribadito che l’educazione affettiva implica una diretta esperienza di coinvolgimento personale sia per gli insegnanti che per i ragazzi.

È evidente che nel parlare di scambi affettivi in classe possono emergere problematiche sessuali, di cui è necessario parlare introducendo il tema del rispetto dell’altra o dell’altro e del riconoscimento del desiderio sia proprio che dell’altro. Invece per quanto riguarda l’educazione sessuale è più utile che sia soprattutto informativa e di approfondimento sulla fisiologia e sulla fisiopatologia sessuale, sui contraccettivi, sull’uso e l’abuso dei farmaci e così via. È un modo per aiutare i ragazzi ad avere delle conoscenze coerenti sulla sessualità, evitando che si facciano influenzare dalle notizie distorte che possono circolare nei social.

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