Per la sanità italiana sono giorni strani, nei quali leggiamo contemporaneamente notizie molto buone e molto cattive. Tra le prime – quelle buone – c’è il rapporto Agenas, che ci mostra una sanità pubblica in miglioramento e con prestazioni talvolta a livello di sistemi sanitari che hanno la reputazione di essere molto più evoluti (e immensamente più costosi) del nostro Ssn. Di particolare interesse sono i numeri che riguardano patologie gravissime, ma curabili con un’assistenza medica adeguata. Un esempio, l’infarto. La percentuale di pazienti che viene trattata con angioplastica coronarica entro 90 minuti dall’arrivo in ospedale è aumentata superando il 60% di media e arrivando in molte zone ben oltre il 70%, con i casi virtuosamente concentrati in grandi strutture, in grado di offrire prestazioni migliori per ovvi motivi. Questo si riflette in una mortalità mediana dell’1,5% a 30 giorni da un bypass coronarico isolato: un dato che tutti i paesi europei e anche gli Usa ci possono i…
Per la sanità italiana sono giorni strani, nei quali leggiamo contemporaneamente notizie molto buone e molto cattive. Tra le prime – quelle buone – c’è il rapporto Agenas, che ci mostra una sanità pubblica in miglioramento e con prestazioni talvolta a livello di sistemi sanitari che hanno la reputazione di essere molto più evoluti (e immensamente più costosi) del nostro Ssn. Di particolare interesse sono i numeri che riguardano patologie gravissime, ma curabili con un’assistenza medica adeguata. Un esempio, l’infarto. La percentuale di pazienti che viene trattata con angioplastica coronarica entro 90 minuti dall’arrivo in ospedale è aumentata superando il 60% di media e arrivando in molte zone ben oltre il 70%, con i casi virtuosamente concentrati in grandi strutture, in grado di offrire prestazioni migliori per ovvi motivi. Questo si riflette in una mortalità mediana dell’1,5% a 30 giorni da un bypass coronarico isolato: un dato che tutti i paesi europei e anche gli Usa ci possono invidiare.
Però non mancano le ombre. Al di là del rapporto Agenas. quando si legge di medici arrestati con il sospetto di avere manipolato e sfruttato i pazienti da dializzare per trarre un indebito profitto ci viene da pensare ancora con maggior gratitudine ai professionisti della sanità (che non sono solo i medici: le prestazioni eccellenti sono sempre frutto di un lavoro di equipe che interessa numerose figure professionali, tutte importantissime) che fanno il proprio dovere in condizioni non sempre facili, per usare un eufemismo.
Peraltro anche nei numeri del rapporto Agenas troviamo una sanità a “macchia di leopardo” Molti di voi penseranno al solito gradiente Nord-Sud, invece non è proprio così. Pur nell’ambito della solita generale differenza Nord-Sud al settentrione ci sono zone che hanno prestazioni pessime; al contrario al Sud vediamo che in aree che generalmente non brillano, ci sono posti dove i pazienti vengono curati in maniera impeccabile.
Questo deve farci riflettere, perché una sanità che è un terno al lotto a seconda del luogo dove a un paziente viene un infarto o un ictus è inaccettabile. I dati oggettivi presenti nel rapporto Agenas ci dimostrano che non si può ridurre tutto al pregiudizio “Nord organizzato-Sud arretrato”. Ci sono zone inadeguate e zone eccellenti sia al Nord sia al Sud. E’ necessario identificare le prime (ovunque siano) e migliorarle, perché i numeri indicano che i problemi ci sono, ma che la “struttura portante” del Ssn è ancora valida, e dovrebbe essere gelosamente custodita dalla nostra politica, perché la salute pubblica non è questione di destra o di sinistra, ma è un argomento sul quale è auspicabile che tutti siano d’accordo.
Riguardo a questo aspetto, purtroppo, non si può che essere pessimisti, perché bipartisan pare invece il generale disinteresse – al di là di roboanti dichiarazioni- nei confronti di questo tema fondamentale. Alcuni problemi ai quali andrà incontro nel prossimo futuro la nostra sanità sono facilmente identificabili e richiedono di essere affrontati con il necessario anticipo, ma questo non avviene. Per esempio, in Italia non mancano i medici (siamo nella media europea), ma mancano i medici disposti a specializzarsi in certe discipline. Rispetto al numero programmato, mentre non avremo insufficienza di chirurghi plastici, dermatologi e oculisti, tra 5 anni ci mancheranno l’82% dei radioterapisti e il 70% dei medici di pronto soccorso. Questo è prevedibile (basta guardare le scelte odierne degli specializzandi) e tra cinque anni non potremo creare specialisti con la bacchetta magica e tanto meno mandare nei reparti medici non specializzati. Ancora peggio se pensiamo agli infermieri: la carenza in questo caso è già oggi gravissima, e importarli dall’estero non sarà facile, visto che in Italia sono pagati (e trattati) peggio che altrove.
Insomma, abbiamo motivi per essere orgogliosi del Ssn, ma anche cose che non vanno bene. Ad alcune può pensare la magistratura, ma ad altre deve mettere mano la politica, e molto alla svelta. Dobbiamo pretendere che avvenga, perché alle elezioni con il nostro voto potremo mandare a casa i politici inetti, ma non potremo creare specialisti e infermieri.