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Come usare i beni russi congelati

(agf)

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Purtroppo siamo in guerra. La si combatte ormai non più solo nelle regioni a Est dell’Ucraina, ma in gran parte del Vecchio Continente. Nella ricostruzione dell’International Institute for Strategic Studies, si contano solo quest’anno quasi 50 atti di sabotaggio contro infrastrutture civili di paesi dell’Unione predisposti in Russia. Alcuni di questi attacchi avrebbero potuto, se non scongiurati dall’intelligence, far deragliare treni, crollare dighe e avvelenare le condutture d’acqua. Il terrorismo russo è ormai, in tutto e per tutto, equiparabile per la sua pericolosità a quello di matrice islamica. Non se ne parla solo per non darla vinta a chi vuole, per l’appunto, spargere terrore. E’ una guerra lunga. A quattro anni ormai dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte delle truppe russe, ha superato in durata il 60% dei conflitti extraterritoriali scoppiati dopo la Seconda Guerra Mondiale. In queste lunghe guerre si vince o si perde nelle fabbriche, nella resilienza delle p…

Purtroppo siamo in guerra. La si combatte ormai non più solo nelle regioni a Est dell’Ucraina, ma in gran parte del Vecchio Continente. Nella ricostruzione dell’International Institute for Strategic Studies, si contano solo quest’anno quasi 50 atti di sabotaggio contro infrastrutture civili di paesi dell’Unione predisposti in Russia. Alcuni di questi attacchi avrebbero potuto, se non scongiurati dall’intelligence, far deragliare treni, crollare dighe e avvelenare le condutture d’acqua. Il terrorismo russo è ormai, in tutto e per tutto, equiparabile per la sua pericolosità a quello di matrice islamica. Non se ne parla solo per non darla vinta a chi vuole, per l’appunto, spargere terrore. E’ una guerra lunga. A quattro anni ormai dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte delle truppe russe, ha superato in durata il 60% dei conflitti extraterritoriali scoppiati dopo la Seconda Guerra Mondiale. In queste lunghe guerre si vince o si perde nelle fabbriche, nella resilienza delle proprie economie, piuttosto che sui campi di battaglia. L’economia dell’Ucraina ha mostrato in questi anni una capacità di resistenza sorprendente. Il reddito nazionale crescerà nel 2025 del 2%, la disoccupazione è tornata ai livelli pre-guerra. Nonostante 6 milioni di persone abbiano lasciato il paese, un altro milione sia stato chiamato alle armi e si contino almeno 50.000 tra morti e seriamente feriti, al di fuori delle zone occupate dai russi l’economia funziona, le aziende assumono lavoratori, spesso utilizzando il lavoro in remoto, coinvolgendo persone con disabilità o chiedendo alle donne di svolgere mansioni tipiche degli uomini (come il lavoro nelle miniere).Non altrettanto si può dire dell’economia russa. Nel 2026 è previsto dal Fondo Monetario Internazionale che entri in recessione. La produzione industriale al di fuori del settore militare è in forte calo. E’ costretta a vendere riserve auree (a proposito, piantiamola con questa storia ridicola dei lingotti Bankitalia per la patria altrimenti qualcuno può pensare che siamo alla canna del gas!) e aumentare le tasse per finanziare le spese militari. Le sanzioni non hanno sin qui interrotto la guerra, ma hanno ridotto gli investimenti e le importazioni di tecnologie militari e non solo quelle. Putin fa sempre più fatica a reclutare personale per il suo esercito. Ha dovuto raddoppiare i compensi a chi si arruola e alle sue famiglie. Ma l’Ucraina ha oggi bisogno di risorse per ricostruire le infrastrutture distrutte dai russi e sostenere uno sforzo bellico ingente contro un nemico tre volte più grande. Chiede all’Europa un prestito di 90 miliardi di Euro entro marzo. Si tratta di meno dello 0,5% del prodotto interno lordo dell’Unione Europea e del Regno Unito messi insieme. Per trovare queste risorse, la Commissione Europea si è inventata un meccanismo molto complesso. Farà un prestito all’Ucraina a tasso zero facendoselo finanziare sempre a tasso zero da Euroclear, l’intermediario con base in Belgio che oggi gestisce gran parte delle riserve della Banca Centrale russa congelate dall’Unione come sanzione contro l’invasione dell’Ucraina (185 miliardi su 210). L’idea è che il prestito verrà ripagato quando la Russia compenserà l’Ucraina per i danni di guerra (allo stato attuale la stima dei costi della ricostruzione si aggira attorno ai 500 miliardi) e verranno rimosse le sanzioni. Per questo il prestito si chiama “Reparation Loan”.Il contenzioso destinato ad aprirsi con la Russia per questa scelta ha esito incerto. Per queste ragioni il governo belga e Euroclear non ne vogliono sapere temendo un domani di dover da soli versare alla Russia le somme date all’Ucraina. Né può la Banca Centrale Europea, chiamata in causa dalla Commissione, offrire garanzie al governo belga di un suo intervento perché questo sarebbe al di fuori del perimetro dei trattati. Perché infilarsi in questo ginepraio quando la Commissione potrebbe indebitarsi utilizzando gli interessi incassati da Euroclear per pagare gli oneri su questo debito aggiuntivo? Sono decisioni di “Macrofinancial Assistance” che possono essere prese a maggioranza qualificata e non richiedono l’avvallo di paesi vicini alla Russia come Ungheria, Repubblica Slovacca e, da ieri, Repubblica Ceca. Il fatto è che si teme la reazione dell’opinione pubblica di fronte a un debito contratto per finanziare l’Ucraina quando in molti paesi ci sono partiti populisti filorussi, come la Lega, che potrebbero cavalcare il malcontento. Con l’escamotage patrocinato della Commissione, l’Ue non ci mette soldi di tasca sua, tranne rinunciare a incassare gli interessi sui beni sin qui congelati. Inoltre è una soluzione marcatamente ostile a Mosca che coalizza l’intera Unione imponendo a tutti i paesi di tenere botta fin quando la Russia non cambierà rotta. Ma non è celando la vera posta in gioco o inventandosi schemi tanto creativi quanto complicati che si possono sconfiggere le quinte colonne della Russia presenti in molti paesi. Di fronte all’aggressione di Putin e al voltafaccia degli Stati Uniti, oggi è in gioco la sovranità europea. I governi nazionali non contano nulla in questa partita. Non è un caso che sia Russia che Stati Uniti puntino sulla disgregazione dell’Unione. Il sovranismo si è affermato in molti paesi come in grado di restituire potere decisionale ai cittadini. raccogliendo la protesta di chi si sente escluso e vuole salvaguardare i valori locali di fronte alla globalizzazione. Farsi interprete di queste istanze non significa affatto rinunciare a spiegare come stanno le cose. Significa invece dare peso ai governi locali e all’Europa, gli unici ambiti in cui oggi si può davvero decidere il nostro destino. Il senso di comunità lo si può difendere a livello locale, la sicurezza, dunque la nostra libertà, li possiamo tutelare solo unendo le nostre forze a quelle degli altri paesi dell’Unione.

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