Prima il blitz della US Navy contro una petroliera davanti alle coste del Venezuela e poi la fuga da Caracas di Maria Corina Machado: nell’arco di 72 ore gli Stati Uniti hanno messo a segno due colpi che indeboliscono l’immagine e il potere del regime di Nicolas Maduro.
Sebbene i portavoce di Washington evitino di ammettere collegamenti fra le diverse operazioni, quanto avvenuto lascia ben pochi dubbi sulla loro matrice. L’assalto alla “Skipper” è stato realizzato da truppe speciali arrivate con gli elicotteri della portaerei USS Ford e ha portato alla cattura di una petroliera che trasportava greggio venezuelano verso Cuba. La “Skipper” è una delle “navi fantasma” che Maduro adopera per commerciare greggio lungo la rotta Cuba-Iran-Cina evadendo le sanzioni internazionali e cementando i legami con despoti ed autarchie avversari degli Usa. Il blitz segna un’escalation da parte del contingente che il Pentagono schiera nel Mar dei Caraibi per assediare il Venezuela perché dopo circa 80 …
Prima il blitz della US Navy contro una petroliera davanti alle coste del Venezuela e poi la fuga da Caracas di Maria Corina Machado: nell’arco di 72 ore gli Stati Uniti hanno messo a segno due colpi che indeboliscono l’immagine e il potere del regime di Nicolas Maduro.
Sebbene i portavoce di Washington evitino di ammettere collegamenti fra le diverse operazioni, quanto avvenuto lascia ben pochi dubbi sulla loro matrice. L’assalto alla “Skipper” è stato realizzato da truppe speciali arrivate con gli elicotteri della portaerei USS Ford e ha portato alla cattura di una petroliera che trasportava greggio venezuelano verso Cuba. La “Skipper” è una delle “navi fantasma” che Maduro adopera per commerciare greggio lungo la rotta Cuba-Iran-Cina evadendo le sanzioni internazionali e cementando i legami con despoti ed autarchie avversari degli Usa. Il blitz segna un’escalation da parte del contingente che il Pentagono schiera nel Mar dei Caraibi per assediare il Venezuela perché dopo circa 80 attacchi — e almeno 40 vittime — contro singole barche di narcos ora estende i raid anche alle petroliere. Perché il traffico illegale di droga e greggio alimenta le maggiori entrate di ciò che resta del regime chavista.
Maduro aveva appena iniziato a protestare contro la “violazione del diritto internazionale” per il sequestro della petroliera, canticchiando in inglese per ironizzare su Trump, quando su di lui è arrivata come una doccia fredda un’assai più dura umiliazione. La leader dell’opposizione Machado, vincitrice nel 2024 di elezioni presidenziali di cui Maduro si è autoassegnato il successo, è arrivata a sorpresa a Oslo per ricevere il premio Nobel per la Pace.
Lo smacco al regime di Maduro è descritto dai dettagli della fuga di Machado dalla casa-rifugio di Caracas dove viveva in clandestinità nel timore di essere arrestata. Accompagnata da due stretti collaboratori, travestita con una parrucca, Machado è uscita di notte e ha superato dieci posti di blocco, ingannando a ripetizione l’apparato di sicurezza del regime. La meta era un porticciolo sulla costa, lontano dalla capitale, dove la aspettava un peschereccio per portarla all’isola di Curacao, per poi volare verso l’Europa. Il timore di essere bloccata lungo la costa e le condizioni del mare hanno ritardato i tempi, impedendole di arrivare a Oslo per la cerimonia formale del premio Nobel, ma quando il peschereccio era in navigazione sullo stesso specchio di mare volavano almeno due F-16 dell’Us Air Force, pronti a intervenire se la guarda costiera di Maduro avesse tentato di fermarla. E a fuga avvenuta i portavoce di Washington hanno ammesso di essere stati “a conoscenza” di quanto stava avvenendo. Da qui il doppio colpo a Maduro perché le forze americane hanno dimostrato di poter agire con efficacia nel suo spazio terrestre e marino, mettendo a nudo la vulnerabilità di un regime al tramonto.
E quando Machado è arrivata ad Oslo, dopo aver ricevuto l’abbraccio dei sostenitori, ha incontrato la stampa per rispondere con queste parole a chi le chiedeva se avesse timore di un’invasione americana del suo Paese: “Il Venezuela è già invaso da agenti russi e iraniani, da guerriglieri colombiani, da terroristi di Hezbollah e Hamas, che consentono al regime di restare al potere con l’unico strumento che ancora possiede, la violenza e l’oppressione”. Il riferimento del premio Nobel è alle unità speciali che Mosca e Teheran da anni tengono in Venezuela per proteggere Maduro e i suoi più stretti collaboratori così come alle complicità fra narcos, guerriglia colombiana e gruppi jihadisti nella gestione dei traffici illegali — di stupefacenti ed esseri umani — verso gli Stati Uniti e l’Europa che garantiscono profitti a Caracas. Se a tutto ciò aggiungiamo le parole del presidente Usa alla volta del leader colombiano Gustavo Pedro “complice dei traffici illegali” non è difficile arrivare alla conclusione che quanto sta maturando in America del Sud è una applicazione concreta del “Protocollo Trump” alla “Dottrina Monroe” — “L’America agli americani” — contenuto nel documento della Casa Bianca sulla “Strategia della Sicurezza Nazione” per rivendicare l’Emisfero Occidentale come “zona di influenza” degli Usa. Ecco perché il conto alla rovescia per Maduro accelera.