È uscita una classifica dei luoghi dove è più conveniente andare a vivere quando si va in pensione, l’ha compilata un sito che gode di un certo credito, l’ho consultata con grande attenzione e una certa tristezza. Una tristezza sentimentale, dunque irrilevante ai fini delle statistiche che determinano la graduatoria, tipo: quante ore di sole al giorno e quanti giorni di sole all’anno, quanti dollari per una villetta monofamiliare, quanti per l’assistenza sanitaria (che specie dopo una certa età è cruciale), quante tasse per questo e quello, quanto costa il vino di importazione, pompelmi, erbe aromatiche e olio d’oliva. Ma anche l’insulina, quanto costa l’insulina? Se non ve lo siete mai chiesti è perché per vostra fortuna non ne avete mai avuto bisogno.
In Messico per esempio, informa il rapporto, costa 45 dollari la medesima quantità che negli Stati Uniti ne costa 300. Il Messico difatti è uno dei luoghi del mondo dove è conveniente andare a vivere una volta in pensione, ma anche Pa…
È uscita una classifica dei luoghi dove è più conveniente andare a vivere quando si va in pensione, l’ha compilata un sito che gode di un certo credito, l’ho consultata con grande attenzione e una certa tristezza. Una tristezza sentimentale, dunque irrilevante ai fini delle statistiche che determinano la graduatoria, tipo: quante ore di sole al giorno e quanti giorni di sole all’anno, quanti dollari per una villetta monofamiliare, quanti per l’assistenza sanitaria (che specie dopo una certa età è cruciale), quante tasse per questo e quello, quanto costa il vino di importazione, pompelmi, erbe aromatiche e olio d’oliva. Ma anche l’insulina, quanto costa l’insulina? Se non ve lo siete mai chiesti è perché per vostra fortuna non ne avete mai avuto bisogno.
In Messico per esempio, informa il rapporto, costa 45 dollari la medesima quantità che negli Stati Uniti ne costa 300. Il Messico difatti è uno dei luoghi del mondo dove è conveniente andare a vivere una volta in pensione, ma anche Panama, Costa Rica, Thailandia. Con mille euro al mese puoi fare una gran vita. Certo, c’è quel problema dello straniamento, della lingua, della cultura, della distanza: c’è quel problema di ritrovarsi a settant’anni in un posto a migliaia di chilometri da casa tua e non conoscere nessuno, dover fare il calcolo del fuso orario per chiamare i nipoti ma certo, puoi avere fiori freschi ogni giorno e pane francese in tavola.
Molti anni fa — quando ero ancora così incosciente da non aver mai pensato alla pensione come a un evento ineluttabile e quando i reportage si facevano ancora andando di persona, non sulla base delle statistiche altrui — fui mandata da una prestigiosa rivista in Ecuador a raccontare lo strano caso dei nordamericani che, anziani, andavano in massa a colonizzare un certo luogo, in quel Paese. Lo avevano proprio invaso. Retired in Cotacachi, si intitolava il racconto di cui le magnifiche foto di Guia Besana davano conto per immagini. Ricordo che il manager del settore immobiliare che trovava casa, in loco, agli americani in cerca di un buen retiro diceva di essere cugino di Leonardo DiCaprio e siccome non gli somigliava affatto dubitammo. Ma lo era, in effetti, verificammo: un lontano cugino.
Le ville monofamiliari erano circondate da protezioni elettrificate per evitare assalti, vigilanti pagati per garantire protezione le presidiavano giorno e notte. Gli abitanti, per la maggior parte anziane coppie, ci mostrarono con orgoglio le stanze di lavanderia con lavatrici e asciugatrici grandi come quelle degli hotel, ci aprirono gli enormi frigoriferi per indicare la qualità e quantità di cibi e bevande di importazione e ci raccontarono che ogni giorno potevano avere fiori freschi da mettere in soggiorno, fiori bellissimi. Ne erano fieri.
Ciononostante, seppur ancora inconsapevoli di quel che ci avrebbe in seguito riservato la vita, rientrammo a casa entrambe — ce lo dicemmo — con la sensazione di aver toccato qualcosa di vicino alla disperazione. Come facevano a essere felici, quelle persone, senza avere vicino nessuno di coloro che avevano amato, che amavano? Figli, nipoti, compaesani, vecchi amici. In un altro continente, estranei a tutto, incapaci di comunicare con la popolazione del luogo nella loro lingua, chiusi come in una fortezza?
Sono passati molti anni, qualcosa in più capisco. Non vorrei andare in pensione in Thailandia. Non vorrei vivere i miei ultimi anni in un altrove così remoto. Preferirei avere meno possibilità ma più confidenza con l’habitat. Lo vedo anche quando viaggio, il tipo di nostalgia che le persone che si sono trasferite altrove continuano ad avere per il luogo che hanno lasciato. Ah, l’Italia, ho sentito da immigrati e figli di immigrati in Australia, ultimamente. Sarebbe cosi bello tornare, dicono. Ma non tornano, certo. Non è possibile, non conviene.
Però vedo, nella medesima classifica, che anche l’Italia è considerata un luogo dove conviene ritirarsi in pensione. Certo il Portogallo, lo sanno tutti. Certo la Grecia, per via del clima mite, il sole, i costi. La Spagna, dove le utenze sono molto convenienti. Poi l’Italia, i borghi minori. È tutto relativo. È molto conveniente, l’Italia: il visto di residenza elettiva per chi arriva è ottimo e si può accedere al sistema sanitario, che è tra i migliori al mondo. Teniamolo presente. È tra i migliori al mondo.
Non lo so. Magari è che siamo prossimi al Natale, le famiglie talvolta si riuniscono, figli e nipoti tornano a casa, è un momento così: di ritorni, di commozioni, di bilanci. È anche il momento in cui è più facile chiederci cosa ci serve per essere felici. Come vorremmo concludere la nostra esperienza di tempo sulla terra. Con due asciugatrici al piano di sotto? Con un guardiano che ci assicura che non saremo aggrediti, rapinati, uccisi e però con dei fiori freschi in tavola? Con un abbonamento alle piattaforme che ci consenta di vedere ogni tipo di programma in qualunque lingua in tv ma senza poter uscire la sera a fare due passi?
Certo, le tasse. Certo, ci si perde in denaro. Ma poi le videochiamate alla famiglia, poi i bambini che dicono ciao nonni. Non lo so. Che cos’è che ci restituisce il senso di una vita? Che cos’è avere meno, cosa avere di più? Davvero solo in termini di soldi tutto questo si conta? Non lo so, non mi pare. Non credo.
Non mi viene in mente niente di più povero della solitudine, alla fine della vita. Nemmeno una solitudine di privilegio e di agio. Non mi sentirei di augurarla a nessuno. Retired a casa mia, che se mi guardo attorno — se guardiamo al mondo oggi com’è — non c’è cosa più importante che avere una casa, avere un posto. Non averlo distrutto, polverizzato. Averlo.