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La resilienza americana

Donald Trump (reuters)

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È molto probabile che l’economia Usa continuerà a sorprenderci per la sua forza, vitalità e per la sua capacità di innovare. Ma non è un quadro rassicurante
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Dopo il “Liberation Day” di aprile, in cui il presidente Trump annunciava la svolta epocale sui dazi, molti si aspettavano che l’economia americana sarebbe presto entrata in recessione. Invece, nonostante l’impennata dell’incertezza economica e un aumento dei dazi dal 2% a quasi il 18% in media, la crescita americana nel 2025 probabilmente supererà l’1.5%, in rallentamento rispetto al 2.8% dell’anno prima, ma comunque sopra la crescita europea. Cosa spiega la resilienza dell’economia americana? E cosa aspettarci nel prossimo futuro?

La risposta alla prima domanda è: soprattutto il boom degli investimenti tecnologici. Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno dato un contributo alla crescita di oltre l’1% nella prima metà …

Dopo il “Liberation Day” di aprile, in cui il presidente Trump annunciava la svolta epocale sui dazi, molti si aspettavano che l’economia americana sarebbe presto entrata in recessione. Invece, nonostante l’impennata dell’incertezza economica e un aumento dei dazi dal 2% a quasi il 18% in media, la crescita americana nel 2025 probabilmente supererà l’1.5%, in rallentamento rispetto al 2.8% dell’anno prima, ma comunque sopra la crescita europea. Cosa spiega la resilienza dell’economia americana? E cosa aspettarci nel prossimo futuro?

La risposta alla prima domanda è: soprattutto il boom degli investimenti tecnologici. Gli investimenti legati all’intelligenza artificiale hanno dato un contributo alla crescita di oltre l’1% nella prima metà dell’anno. Inoltre, una parte importante dell’aumento dei dazi è stato assorbito da una riduzione dei margini degli esportatori e degli intermediari commerciali, riducendo l’impatto sui prezzi al consumo.

L’anno prossimo dovrebbe andare ancora meglio, e in molti stimano che la crescita americana supererà il 2%. La politica fiscale dovrebbe contribuire alla crescita per quasi l’1%. Sebbene vi siano ancora rischi legati all’inflazione, la politica monetaria non dovrebbe diventare più restrittiva. L’incertezza sui dazi non è finita, perché tra qualche mese la Corte suprema dovrà pronunciarsi sulla legittimità delle politiche commerciali. Tuttavia, ulteriori aumenti medi dei dazi sono improbabili. Insomma, al contrario che nel 2025, l’anno prossimo la politica economica spingerà la crescita americana.

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La principale incognita per il futuro è l’intelligenza artificiale. Il boom degli investimenti tecnologici non è finito, e continuerà a sostenere la crescita anche il prossimo anno. Ma la questione più importante riguarda gli effetti e i tempi dell’adozione dell’intelligenza artificiale in tutta l’economia. Su questo punto, vi sono due visioni contrastanti.

La visione ottimista si basa sulle stime di quanto l’intelligenza artificiale consentirà di ridurre i tempi necessari a svolgere una moltitudine di compiti cruciali nel sistema produttivo. Stime accurate arrivano alla conclusione che, a regime, la produttività del lavoro aumenterà di circa 1,8 punti percentuali. Questo porterebbe la crescita potenziale americana, cioè la crescita sostenibile in regime di pieno impiego e senza inflazione, al 3,5-4%, più del doppio della crescita potenziale attuale, oggi stimata intorno a 1,8%. Sarebbe una rivoluzione. Le incognite che oggi pesano sull’economia americana, dalla sostenibilità del debito pubblico, al rischio di inflazione, al calo della forza lavoro per via dello stop all’immigrazione, sparirebbero di colpo.

Naturalmente i tempi dell’adozione generalizzata dell’intelligenza artificiale sono lunghi, non stiamo parlando dell’anno prossimo e neanche dell’anno successivo. Tuttavia, l’evidenza indica che questa nuova tecnologia si sta diffondendo più rapidamente rispetto alle innovazioni precedenti, come internet e personal computers. Inoltre, l’aspettativa che si giunga presto a realizzare guadagni di produttività così rilevanti è uno stimolo importante alla crescita, attraverso gli investimenti e i mercati azionari.

Vi è anche una visione meno ottimistica, tuttavia. Se l’intelligenza artificiale aumenterà così tanto la produttività, distruggerà anche molti posti di lavoro. Nel lungo periodo, nasceranno nuove occupazioni e nuove mansioni. Ma la fase di transizione, in cui il lavoro è spiazzato dall’intelligenza artificiale, potrebbe essere lunga. Questa fase probabilmente è già iniziata: negli anni passati, a regime l’economia americana creava circa 130 000 nuovi posti di lavoro ogni mese. Ora, con un’economia che comunque cresce intorno al 2%, i nuovi posti di lavoro creati ogni mese sono meno di un terzo. Non a caso, il tasso di disoccupazione a novembre è salito al 4,6%, il livello più alto dal 2021, nonostante il calo della forza lavoro dovuto alle politiche anti-immigrazione.

Entrambe queste visioni contengono importanti elementi di verità. È molto probabile che, anche nei prossimi anni, l’economia americana continuerà a sorprenderci per la sua forza e vitalità, e per la sua capacità di innovare. Ma, ancora più che in passato, la crescita economica beneficerà solo una minoranza dei cittadini, accentuando diseguaglianze e malessere sociale. Non è un quadro rassicurante, soprattutto se si tiene conto del deterioramento delle istituzioni politiche americane.

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