L’altra America di Kimmel
di Enrico Franceschini«In America il 2025 è stato un buon anno per il fascismo». Parola di Jimmy Kimmel, il popolare comico americano che nel settembre scorso, su pressioni della Casa Bianca, era stato temporaneamente costretto a sospendere il programma che va in onda tutte le sere sulla rete televisiva Abc.
Donald Trump lo aveva attaccato per avere osato accusare la destra Usa di strumentalizzare l’assassinio di Charlie Kirk, l’influencer del movimento Maga ucciso nei giorni precedenti da un fanatico estremista durante un comizio in un campus universitario. La destra aveva effettivamente strumentalizzato la morte di Kirk, usandola come ennesimo mezzo per portare avanti politiche illiberali e chiudere la bocca alle voci dell’opposizione.
Kimmel si era scusato, se le critiche a Kirk avevano ferito la moglie e i figli, ma in verità la sua condanna dell’assassinio era stata fermissima: si era limitato a distinguere tra la condanna di un omicidio, sempre e comunque inaccettabile, e la legittimazione dell’ide…
«In America il 2025 è stato un buon anno per il fascismo». Parola di Jimmy Kimmel, il popolare comico americano che nel settembre scorso, su pressioni della Casa Bianca, era stato temporaneamente costretto a sospendere il programma che va in onda tutte le sere sulla rete televisiva Abc.
Donald Trump lo aveva attaccato per avere osato accusare la destra Usa di strumentalizzare l’assassinio di Charlie Kirk, l’influencer del movimento Maga ucciso nei giorni precedenti da un fanatico estremista durante un comizio in un campus universitario. La destra aveva effettivamente strumentalizzato la morte di Kirk, usandola come ennesimo mezzo per portare avanti politiche illiberali e chiudere la bocca alle voci dell’opposizione.
Kimmel si era scusato, se le critiche a Kirk avevano ferito la moglie e i figli, ma in verità la sua condanna dell’assassinio era stata fermissima: si era limitato a distinguere tra la condanna di un omicidio, sempre e comunque inaccettabile, e la legittimazione dell’ideologia di un populista come Kirk, seminatore di odio, divisione e discriminazione.
Come che sia, dopo una settimana di polemiche, grazie a un’ondata di indignazione la Abc ha fatto marcia indietro (coraggiosamente, bisogna dire, considerato che aveva di fronte la Casa Bianca), il Jimmy Kimmel Live è stato ripristinato e il conduttore ha ripreso a denunciare alla sua maniera, ovvero con l’arma letale dell’umorismo, l’amministrazione Trump.
Perciò il canale tivù privato britannico Channel Four ha deciso di affidare proprio a lui il “contro discorso di Natale”, una sorta di messaggio alternativo, una tradizione da più di trent’anni nel Regno Unito, trasmesso nello stesso giorno in cui la Bbc manda in onda il discorso natalizio del sovrano.
Beninteso, anche re Carlo, nel discorso di questo 25 dicembre, ha pronunciato parole che possono suonare critiche nei confronti dell’America di Trump, esortando alla «riconciliazione e al perdono», termini che non risuonano spesso in bocca all’attuale presidente degli Stati Uniti, facendosi accompagnare per di più dai canti natalizi di un coro ucraino (per ribadire: siamo con Kiev).
Ma il re, quale Capo di Stato, deve usare un linguaggio necessariamente diplomatico nei confronti del Paese con cui Londra vanta la cosiddetta “relazione speciale”, costruita sull’alleanza (contro il nazifascismo, è il caso di ricordare) al tempo della Seconda guerra mondiale. L’autore del “contro discorso”, invece, può anzi deve parlare senza peli sulla lingua. E Kimmel non ha avuto esitazioni a stigmatizzare l’America odierna, sia pure con la consueta ironia.
«A dire il vero non credo di avere idea di cosa stia succedendo a casa vostra», ha cominciato, rivolto ai telespettatori inglesi. «Ma so cosa sta succedendo nel mio Paese e posso dirvi che, dal punto di vista del fascismo, il 2025 è stato per l’America un anno molto buono. Ora qui da noi prospera la tirannia. Il fatto che un governo zittisca i suoi critici — ha continuato, alludendo alla sospensione del suo talk-show — è qualcosa che accade di solito in Paesi come Russia e Corea del Nord, oltre che a Los Angeles (è lì che viene girata la sua trasmissione, ndr.), non nel Regno Unito».
Ciononostante, ha aggiunto, «Re Donnie VIII», come ha ribattezzato Trump americanizzando l’Enrico VIII d’Inghilterra, «ha perso», perché alla fine la censura non è passata: il Jimmy Kimmel Live è stato prorogato fino a metà 2027. «Non date l’America per perduta», ha concluso. «Stiamo attraversando un periodo difficile ma ce la faremo. Dateci tre anni (fino alle prossime elezioni presidenziali, ndr.) e ci libereremo di Trump».
La morale l’ha lasciata a chi lo ha ascoltato, a Londra, di rimbalzo a Washington e nel resto del mondo: sì, il 2025 è stato un buon anno per chi vorrebbe trasformare l’America in un’autocrazia fascistoide, ma l’autocrate-in-capo non è ancora riuscito nel suo progetto. L’America è tante cose: Donald Trump, ma pure Jimmy Kimmel. Un «periodo difficile» non significa che la democrazia americana sia morta e sepolta. Ne riparliamo nel 2028. Magari anche prima, alle elezioni di mid-term del novembre 2026. Ride bene, per dirla con un comico, chi ride ultimo.