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L’opposizione divisa sulla politica estera

Genova, 29 dicembre: un presidio per la Palestina dopo gli arresti (bussalino)

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Serve una strategia che cancelli qualsiasi ambiguità su Ucraina e Medio Oriente
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Cosa insegna la vicenda di Hannoun, il presidente dell’associazione pro-Palestina che — secondo l’accusa — usava i soldi delle sottoscrizioni per finanziare il terrorismo anziché alleviare le sofferenze del popolo di Gaza? Sul piano generale è la conferma che il centrosinistra non ha una politica estera coerente. Non ce l’ha in Medio Oriente e ne è altrettanto privo rispetto alla guerra in Ucraina.

Nella migliore delle ipotesi il Pd, la maggiore forza dello schieramento di opposizione, quella che dovrebbe esprimere il candidato premier alle prossime elezioni, si limita a osservare gli eventi, li rincorre con qualche slogan, ed evita di esercitare la leadership che ci si aspetterebbe. Nella peggiore sembra preoccuparsi solo di occupare ogni spazio a sinistra per non farsi scavalcare dai gruppi e dalle sigle minori che fanno parte della coalizione. Senza contare i Cinque Stelle, il movimento di Conte, che rifiuta di considerarsi un alleato stabile del Pd e percorre un sentiero a parte.…

Cosa insegna la vicenda di Hannoun, il presidente dell’associazione pro-Palestina che — secondo l’accusa — usava i soldi delle sottoscrizioni per finanziare il terrorismo anziché alleviare le sofferenze del popolo di Gaza? Sul piano generale è la conferma che il centrosinistra non ha una politica estera coerente. Non ce l’ha in Medio Oriente e ne è altrettanto privo rispetto alla guerra in Ucraina.

Nella migliore delle ipotesi il Pd, la maggiore forza dello schieramento di opposizione, quella che dovrebbe esprimere il candidato premier alle prossime elezioni, si limita a osservare gli eventi, li rincorre con qualche slogan, ed evita di esercitare la leadership che ci si aspetterebbe. Nella peggiore sembra preoccuparsi solo di occupare ogni spazio a sinistra per non farsi scavalcare dai gruppi e dalle sigle minori che fanno parte della coalizione. Senza contare i Cinque Stelle, il movimento di Conte, che rifiuta di considerarsi un alleato stabile del Pd e percorre un sentiero a parte.

In entrambi i casi, la politica estera del centrosinistra trasmette spesso un’idea di confusione. Il tema Hannoun è emblematico. Un infortunio può capitare, ma solo se si è rapidi a mettere un cerotto sulla ferita. Viceversa abbiamo assistito a una lunga frequentazione con un personaggio equivoco, la cui ambiguità era palese. E non su una questione marginale, bensì sul rapporto segreto — si fa per dire — con una delle peggiori sigle terroristiche in attività.

Tale aspetto non è parso degno di nota, anzi lo si è sottovalutato quasi negando la realtà. E quando la destra ha speculato sull’episodio, come era inevitabile, si è risposto con l’accusa di “sciacallaggio”, accentuando al tempo stesso le iniziative contro il premier israeliano, Netanyahu.

S’intende, Israele ha gravi e ben note responsabilità nella tragedia umanitaria di Gaza, ma qui siamo su un terreno specifico: davvero si pensa di sottovalutare fino a questo punto le ramificazioni internazionali, soprattutto europee, dell’arcipelago terrorista votato alla distruzione dello Stato ebraico?

È una scelta che mette il centrosinistra in rotta di collisione con buona parte della comunità occidentale, la stessa che ha condannato più volte il governo di Gerusalemme per quello che ha fatto nella Striscia. Ma tale comunità bada a non farsi manipolare oltre misura dagli agenti di Hamas più o meno mascherati, accaniti nemici della pace e degli interessi palestinesi.

Quindi l’interrogativo è soprattutto uno: con quale politica estera il centrosinistra pensa di andare al governo, una volta realizzata l’alternativa? Probabilmente prevede di correggere in corsa la retorica pro-Pal dopo aver raccolto i voti. Ma è un calcolo rischioso specie per il Pd, se si considera che Conte è attento a coltivare i rapporti con gli Stati Uniti e quindi è pronto all’occorrenza a scavalcare il partito di Elly Schlein. Il solito gioco spregiudicato ma prevedibile.

E anche sull’Ucraina il centrosinistra non riesce a esprimere una linea unitaria, tanto è massiccio il fronte filo-Putin che preme contro il Pd. Per cui l’unica convergenza è nella polemica spicciola contro Giorgia Meloni: troppo poco per accreditare una politica alternativa al governo e comunque credibile.

In passato, durante la cosiddetta Prima Repubblica, le svolte del Pci obbedivano a criteri di prudenza persino eccessivi, di certo non davano l’idea di essere casuali, legate a una mera esigenza di visibilità. Eppure diedero risultati che non si possono sottovalutare, pur non privi di contraddizioni. Accadde quando Amendola e Napolitano spinsero per accettare la Comunità europea. Idem quando si riconobbe il valore della Nato, con la famosa intervista del ’76 di Berlinguer a Giampaolo Pansa. Oggi siamo abbastanza lontani da quella cautela inserita in un disegno politico.

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