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Questo mondo che irride i nostri valori

Donald Trump con il premier israeliano Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago (29 dicembre 2025)

 (afp)

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I ragazzi di là giocano a Risiko, nell’ultimo giorno di festa del mondo di prima, il primo di come sarà. Sembra una domenica qualunque, non si direbbe la fine di un tempo. Giocano. Uno di loro dice scusate propongo una regola nuova, per oggi: chi prende il Venezuela sbanca tutto. Ridono. Però non ridevano qualche ora prima, a tavola. Discutevano seri, animati. Sono grandi, ormai. Studiano economia, storia, diritto, arte, studiano le regole e i canoni del mondo di prima. Dicevano, a tavola, quindi lo vedi: i soldi comprano tutto, i soldi vincono sempre. Le democrazie hanno perso, le buone idee erano solo utopie, il capitalismo quello brutto ha vinto tutto. Sì sì, già da un pezzo, hai ragione, però ora non devi nemmeno agire di nascosto, sabotare chi governa finanziare sottobanco i dissidenti. Ora puoi proprio andare, rapire uno nel letto, vantartene in mondovisione e tutti zitti perché comandi tu. Ah. E allora qual è la differenza con Putin, che vuole l’Ucraina? La differenza è che que…

I ragazzi di là giocano a Risiko, nell’ultimo giorno di festa del mondo di prima, il primo di come sarà. Sembra una domenica qualunque, non si direbbe la fine di un tempo. Giocano. Uno di loro dice scusate propongo una regola nuova, per oggi: chi prende il Venezuela sbanca tutto. Ridono. Però non ridevano qualche ora prima, a tavola. Discutevano seri, animati. Sono grandi, ormai. Studiano economia, storia, diritto, arte, studiano le regole e i canoni del mondo di prima. Dicevano, a tavola, quindi lo vedi: i soldi comprano tutto, i soldi vincono sempre. Le democrazie hanno perso, le buone idee erano solo utopie, il capitalismo quello brutto ha vinto tutto. Sì sì, già da un pezzo, hai ragione, però ora non devi nemmeno agire di nascosto, sabotare chi governa finanziare sottobanco i dissidenti. Ora puoi proprio andare, rapire uno nel letto, vantartene in mondovisione e tutti zitti perché comandi tu. Ah. E allora qual è la differenza con Putin, che vuole l’Ucraina? La differenza è che questo è più bravo: ci ha messo quaranta secondi, quello ci prova da quattro anni. Quindi liberi tutti, ciascuno invada pure. Esatto. E Gaza? Uguale. E l’Europa? L’Europa niente, noi non contiamo niente. Quello che prepara la tesi in diritto internazionale dice sottovoce sto studiando una materia morta. Ha un’aria così afflitta che cominciano a ridere tutti e dicono dai, giochiamo. Ridono perché hanno paura.

Abbiamo tutti paura. Mi ritiro li lascio e penso questi ragazzi hanno vent’anni, sono cresciuti imparando, magari non proprio sempre praticando ma sapendo — talvolta dalle famiglie, dalla scuola, dall’ordine generale delle cose dove l’errore pur frequente resta errore — che sarebbe meglio vivere in un mondo dove c’è posto e rispetto per tutti. Il lascito dei due secoli precedenti, in pratica. Un’eredità di pensiero e di azione, sovente incarnata dalle storie familiari: non serve aver studiato Gramsci Beccaria Calamandrei, conoscere Colorni Basaglia Carla Lonzi Alex Langer Leogrande, aver letto Bianciardi, figuriamoci, o Franco Cassano, il pensiero meridiano, no, basta chiedere ai nonni. Quell’idea di libertà uguaglianza e giustizia per cui generazioni sono morte. Mai del tutto realizzata, certo, ma a tendere verso un posto dove tutti hanno gli stessi diritti, non c’è differenza fra esseri umani, dove i più deboli devono essere sostenuti, attesi al passo e non eliminati. Insomma, quelle cose lì. Sarebbe lungo e retorico elencarle, sarebbe anche malinconico — oggi — per chi è cresciuto in un mondo che è tramontato. Per chi è stato educato a vivere secondo regole e valori in disuso, irriso con scherno dai fascismi di ritorno: non ieri, non con l’incursione rapace dell’affarista amorale che la maggioranza tra gli americani che hanno votato ha eletto presidente. Sono anni, decenni, che chi ha denaro investe nel potere democratico, fa il suo personale interesse e intanto investe in comunicazione: perché si scambi il volume col valore. Però non è vero che chi ha di più (soldi, followers, pozzi di petrolio, ville al mare, spettatori, consensi) vale di più. Non è una misura del valore, il consenso. La metto qui come un reperto del passato, questa affermazione, come una frase in sanscrito.

Hanno vent’anni, questi ragazzi che ridono di spavento, ma i prossimi? Chi viene al mondo in questo tempo, come crescerà. Cosa crederà che serva, perché la vita abbia senso?

Questo, detto rozzamente, è quello che è successo ieri. È finita l’idea che ci sia un mondo più giusto a cui ambire. O meglio. Non è finita, perché noi che dissentiamo siamo in vita e molti dei ragazzi si ribellano, occupano le piazze. Ma sono, siamo minoranza e sapete: la maggioranza vince. Chi elegge Trump, chi elegge Meloni che incredibilmente elogia Trump, chi ha eletto Netanyahu governa. Nel mondo intero. Chi si astiene lascia che vinca chi vince. Grande è la responsabilità di chi ha avuto l’opportunità di governare, a sinistra, e lo ha fatto in modo così interessato e deludente. Grande la responsabilità di chi abbatte i potenziali leader nel suo stesso schieramento, per rivalità meschine, invidie e rancori. Si capisce che chi non trova casa non vada più a votare. Talvolta accade, però. In bilico sul baratro compare un Mamdani, per esempio. Nella storia, al netto delle tragedie epocali, è stato così: qualcuno è comparso all’ultimo istante. Qualcuno sostenuto dalla forza collettiva, certo, che da soli non si va da nessuna parte. Servono verità, credibilità per suscitare consenso.

Invece, intanto. Vince il capitalismo cattivo, i soldi per i soldi, vincono i despoti, muoiono le democrazie e le utopie del Novecento. Questo dice il nuovo Risiko e giocate, dai, giochiamo. Se la regola torna a essere quella del più grosso — in cortile, nella foresta — se di nuovo homo homini lupus allora buona fortuna. Lo sappiamo già, come va. Lo sapremmo, dalla storia, ma studiare si sa che non serve: meglio far soldi con le criptovalute, no?, con i profili sexy sui social, con la sveltezza il ricatto la seduzione e la furbizia. Del resto: così va il mondo, chi si è opposto ha perso — non vedete?

Siamo un passo oltre il bivio, oggi. Siamo alla fine di un tempo, sarà studiata se ancora qualcuno studierà. La questione non è vedere cosa farà adesso Trump, perché tutti i Trump passano. La questione è il sentimento che si radica. È come cresceranno le generazioni che in questo tempo vivono, con che idea di futuro. Perché certo che Maduro è un despota illiberale e sanguinario, ma non è mica l’unico. È il solo che ha il petrolio: la bussola sono sempre i soldi. Certo che i venezuelani festeggiano, il caudillo è caduto. Ma a che prezzo? Con quali conseguenze per loro stessi e per i paesi vicini? Per noi, paesi lontani. Trump ha fatto più velocemente e meglio di Putin, di Netanyahu, quel che anche loro provano a fare. E allora avanti gli altri, no? Perché non invadere, perché non mandare l’esercito da chi non ti piace. Se sei il più forte, chi ti ferma? Dai. Facciamo questa regola nuova, al Risiko, questa domenica di gennaio. Se prendi il Venezuela hai vinto e poi punti alla Colombia che c’è traffico di droga anche lì, giusto? E la Spagna? E la Calabria e la Sicilia? Esfiltriamo i presidenti, combattiamo il narcotraffico, così diciamo, e prendiamo intanto il petrolio, la Costa del Sol e i bronzi di Riace. Facciamo così. Magari esulteranno tutte le popolazioni liberate dalla povertà e dal ricatto dal signore degli elicotteri. Vediamo come va.

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