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Segnali di risveglio dall’Europa

Parigi, 6 gennaio: i leader al vertice dei volenterosi all'Eliseo 

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Ci sono almeno tre buone ragioni per dire che l’Ue potrebbe non sprecarla questa crisi, contraddicendo i profeti di sventure
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L’Europa è sotto assedio in questo 2026 che le si para davanti come un anno davvero orribile. Stati Uniti, Russia e Cina stanno cercando — a modo loro — di trarre vantaggio dalle vere o presunte debolezze europee. Si considerano in sintonia con lo spirito dei tempi e ci considerano una preda da cacciare o quantomeno un vaso di coccio. Proliferano così, mai come in queste settimane, i profeti di sventure europee. Come se questa parte del mondo, dalla quale provengono i pilastri stessi della civiltà occidentale, fosse destinata a un tramonto minore. Eppure la fine di questa storia non è affatto scritta.

Intendiamoci, lo scenario di base giustifica il pessimismo sull’Europa. Le sorti della guerra in Ucraina dipendono dalla tenuta militare e politica di Kiev e dal sostegno europeo. Entrambi reggono, per ora. Ma nessuno può ignorare la difficoltà di sostenere lo sforzo bellico ed economico di un Paese aggredito per un periodo che potrebbe diventare più lungo di quello dei due conflitti mo…

L’Europa è sotto assedio in questo 2026 che le si para davanti come un anno davvero orribile. Stati Uniti, Russia e Cina stanno cercando — a modo loro — di trarre vantaggio dalle vere o presunte debolezze europee. Si considerano in sintonia con lo spirito dei tempi e ci considerano una preda da cacciare o quantomeno un vaso di coccio. Proliferano così, mai come in queste settimane, i profeti di sventure europee. Come se questa parte del mondo, dalla quale provengono i pilastri stessi della civiltà occidentale, fosse destinata a un tramonto minore. Eppure la fine di questa storia non è affatto scritta.

Intendiamoci, lo scenario di base giustifica il pessimismo sull’Europa. Le sorti della guerra in Ucraina dipendono dalla tenuta militare e politica di Kiev e dal sostegno europeo. Entrambi reggono, per ora. Ma nessuno può ignorare la difficoltà di sostenere lo sforzo bellico ed economico di un Paese aggredito per un periodo che potrebbe diventare più lungo di quello dei due conflitti mondiali del Novecento.

I rapporti transatlantici, già congelati in un misto di ipocrisia e di adulazione, potrebbero perfino peggiorare. La cosiddetta dottrina «Donroe», così battezzata dallo stesso presidente, disegna da un lato un’America no global, che abdica al proprio ruolo in Europa e forse in Asia, dall’altro un’America interventista, specie in quello che considera il suo emisfero. Per gli europei questo significa attendersi molto poco in difesa dell’Ucraina e attendersi il peggio nella crisi più surreale del secolo in Groenlandia.

Quanto alla Cina, l’abdicazione americana al proprio ruolo globale rafforza le mire cinesi su Taiwan, senza necessariamente accelerarne l’attuazione, mentre gli europei fronteggiano una crescente invasione di export a buon mercato e sussidiati dallo Stato. Scoraggiato dai dazi americani, l’export cinese viene reinstradato nei paesi Asean e in Europa. Sfide militari, geopolitiche, economiche e tecnologiche gigantesche che l’Europa non ha mai dovuto affrontare. E alle quali sembra rispondere con i tempi e le divisioni tipiche di stagioni precedenti, con l’aggiunta della minaccia interna dei nazionalismi.

Eppure. Eppure, nonostante tutto, a volerle cercare si trovano le tracce di una risposta diversa. In modo non del tutto pianificato, quasi per caso, talvolta addirittura a sua insaputa l’Unione europea ha dato segni di risveglio nelle ultime settimane. Ci sono almeno tre buone ragioni per dire che l’Europa potrebbe non sprecarla questa crisi, contraddicendo i profeti di sventure.

In primo luogo la Ue si propone come paladino di quel che resta del multilateralismo e del sistema di regole internazionali. Di fronte al non-ordine promosso da Trump — deciso ad abbandonare quel sistema che pure aveva fatto degli Stati Uniti una superpotenza — gli europei difendono il rispetto della sovranità degli Stati, l’apertura agli scambi commerciali, gli accordi sul clima, le intese sulla tassazione minima delle multinazionali, la necessità di regolare la sfera digitale. Di più: l’Europa si candida a essere il baluardo possibile in difesa dei nostri valori e delle nostre libertà.

In secondo luogo la Ue rafforza la propria presenza economico-commerciale proprio nell’emisfero occidentale. L’accordo Mercosur che dopo venticinque anni viene concluso, oltre a dar vita alla più grande zona di libero scambio del mondo, è una rilevante mossa geopolitica e un ottimo affare per le nostre economie. Economie che certo scontano un drammatico ritardo nell’innovazione tecnologica ma che si confermano solide e affidabili anche per il 2026.

In terzo luogo anche sull’Ucraina, sull’orlo di una drammatica spaccatura, l’Ue è riuscita a rinnovare il proprio massiccio sostegno economico ricorrendo agli eurobond, con la più classica delle eterogenesi dei fini. Sul piano politico-diplomatico è ormai evidente anche a russi e americani che nulla può essere imposto a Zelensky senza l’avallo degli europei. Perfino la difesa comune dopo 25 anni di buoni propositi ha compiuto i primi piccoli concreti passi avanti.

Ci sono dunque chiari sintomi di un risveglio europeo. Nel quale, purtroppo, non si registra alcun ruolo adeguato del nostro Paese. Anche io mi rallegro, ovviamente, del fatto che la presidente del Consiglio non abbia ascoltato le sirene che, tanto nella maggioranza che tra le opposizioni, auspicavano rotture con la Ue o cedimenti a Putin.

Ma non possiamo accontentarci di aver evitato il peggio. Non possiamo presentarci agli appuntamenti di questi mesi riluttanti, recalcitranti, obiettori, sempre tesi a salvaguardare l’affinità ideologica con il trumpismo. Dovremmo contribuire a questo possibile risveglio europeo, reclamando il ruolo dirigente che ci spetta, rappresentando priorità che altri sottovalutano, come quella del Mediterraneo. L’Italia che trascina i piedi, su Mercosur come sull’Ucraina, dimentica che in questo 2026 non si può essere turisti della Storia.

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