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Salvini prigioniero del super sovranismo

Milano, 16 gennaio: Matteo Salvini 

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La nuova minaccia massimalista potrebbe spingerlo ad alzare i toni nei confronti di Meloni
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La cronaca quotidiana in questi tempi drammatici offre innumerevoli spunti a Salvini per distinguersi dalla premier Meloni e tentare di allargare i suoi spazi a destra. Tutto come previsto, salvo per le modalità con cui questi distinguo si realizzano. Non era immaginabile, fino a qualche mese fa, che il 2026 si sarebbe aperto con Trump all’assalto della Groenlandia in forme sempre più aspre, al punto di aprire una frattura con la Nato perché — lettera al primo ministro norvegese — «non mi avete dato il Nobel e adesso non mi sento più obbligato alla pace».

Tutti sono preoccupati, ma il nostro Salvini si stropiccia le mani per una ragione semplice: vede un margine di manovra che alla sua alleata-rivale è precluso. Giorgia Meloni deve accentuare il suo equilibrismo tra l’Unione europea, mai come oggi sotto pressione, e l’amministrazione di Washington, da cui non desidera prendere le distanze, salvo per qualche rimbrotto sui dazi imposti o minacciati a mo’ di vendetta contro gli europei …

La cronaca quotidiana in questi tempi drammatici offre innumerevoli spunti a Salvini per distinguersi dalla premier Meloni e tentare di allargare i suoi spazi a destra. Tutto come previsto, salvo per le modalità con cui questi distinguo si realizzano. Non era immaginabile, fino a qualche mese fa, che il 2026 si sarebbe aperto con Trump all’assalto della Groenlandia in forme sempre più aspre, al punto di aprire una frattura con la Nato perché — lettera al primo ministro norvegese — «non mi avete dato il Nobel e adesso non mi sento più obbligato alla pace».

Tutti sono preoccupati, ma il nostro Salvini si stropiccia le mani per una ragione semplice: vede un margine di manovra che alla sua alleata-rivale è precluso. Giorgia Meloni deve accentuare il suo equilibrismo tra l’Unione europea, mai come oggi sotto pressione, e l’amministrazione di Washington, da cui non desidera prendere le distanze, salvo per qualche rimbrotto sui dazi imposti o minacciati a mo’ di vendetta contro gli europei che difendono i groenlandesi.

In sostanza, la presidente del Consiglio è criticabile per la sua prudenza eccessiva, ma deve muoversi come chi ha una responsabilità politica alla guida del governo. Salvini invece alza le vele a suo piacere, in base a ciò che gli suggerisce la convenienza del momento. A frenarlo è sempre il timore di perdere le posizioni che ha nell’esecutivo e il desiderio di conservarle fino alle elezioni del 2027.

Tuttavia, se la crisi internazionale si aggrava; se all’Ucraina si somma l’Iran e adesso la Groenlandia, il capo leghista diventa via via più insistente. Un gioco domestico di corto respiro che fa leva sulle tragedie planetarie. E quindi se la premier incontra difficoltà e mostra qualche debolezza, ecco che da lui ci si può aspettare solo qualche colpo basso.

Del resto, Salvini segue una logica politica alquanto elementare: nemico dell’Unione e al tempo stesso amico di Trump e di Putin. Entrambi. Del russo condivide la scelta di schiacciare l’Ucraina, dell’americano apprezza l’analoga indifferenza per le regole del diritto internazionale.

Ma c’è dell’altro. Un po’ di fronda sull’accordo Mercosur e ancora sul più recente pacchetto di aiuti a Kiev («sarà l’ultimo» fa sapere il leghista, non si sa su quali basi). La questione sicurezza nelle città. Inoltre, e forse soprattutto, c’è in lui una sottile inquietudine per quello che si muove ancora più a destra, nel campo di un estremismo velleitario ma pericoloso. Avendo deciso di trasformare il Carroccio in una forza super sovranista, pur senza una consistente base culturale, ora deve temere tutto ciò che si muove in quell’area.

È chiaro che il celebre generale Vannacci è poco credibile come alternativa a Salvini. A maggior ragione un eventuale partitino neofascista guidato dall’ammiratore della “X mas” non sarebbe in grado di disarticolare una Lega le cui radici, prima dell’infausta fase secessionista, sono nel localismo e nell’autonomia regionale, non nel nazionalismo nostalgico. A dispetto di certe evidenze, è dunque plausibile che Vannacci stia trattando per avere posti in lista nel Carroccio alle prossime elezioni politiche e una discreta fetta di potere.

Tuttavia egli sarebbe probabilmente in grado di aggregare intorno a sé un voto estremista non troppo significativo, ma tale da sottrarre un punto o magari due alla coalizione di centrodestra. Come dire che i malumori di Salvini sono destinati a rientrare, ma la nuova minaccia massimalista potrebbe spingerlo ad alzare i toni nei confronti di Meloni. Il capo della Lega non può permettersi di perdere per la strada nemmeno un decimale a vantaggio di qualche contestatore. A cominciare da quello a cui ha concesso, sbagliando, addirittura il titolo di vicesegretario.

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