Il parrucchiere di Bruxelles
di Paolo RumizCosa succede a Bruxelles, mentre nel polverone mondiale e nell’infuriare della polmonite l’Italia si appresta a smantellare la sanità più invidiata d’Europa? Succede che negli uffici Ue, ma anche nel mondo, la faccia dell’Unione non sembra più rappresentata da Ursula von der Leyen, ma dal suo parrucchiere.
Capita di capire più in due mesi che in quarant’anni di mestiere. Oggi constato che per la presidente della Commissione costui (o costei, a seconda delle trasferte all’estero) è un punto di riferimento insostituibile. Naturalmente una simile carica ha bisogno di qualcuno che ne curi l’immagine, e tra i funzionari nessuno si meraviglia di questo. La presidente vuole apparire materna, rassicurante.
Ma pochi sembrano accorgersi che l’immagine dell’Europa si sta riducendo a una permanente, all’immagine di una presidente che la Germania stessa detesta, con il risultato che nessuno, dalla Cina a Washington, dalla Groenlandia all’Africa, sembra prenderci più sul serio.
Trump non nomina …
Cosa succede a Bruxelles, mentre nel polverone mondiale e nell’infuriare della polmonite l’Italia si appresta a smantellare la sanità più invidiata d’Europa? Succede che negli uffici Ue, ma anche nel mondo, la faccia dell’Unione non sembra più rappresentata da Ursula von der Leyen, ma dal suo parrucchiere.
Capita di capire più in due mesi che in quarant’anni di mestiere. Oggi constato che per la presidente della Commissione costui (o costei, a seconda delle trasferte all’estero) è un punto di riferimento insostituibile. Naturalmente una simile carica ha bisogno di qualcuno che ne curi l’immagine, e tra i funzionari nessuno si meraviglia di questo. La presidente vuole apparire materna, rassicurante.
Ma pochi sembrano accorgersi che l’immagine dell’Europa si sta riducendo a una permanente, all’immagine di una presidente che la Germania stessa detesta, con il risultato che nessuno, dalla Cina a Washington, dalla Groenlandia all’Africa, sembra prenderci più sul serio.
Trump non nomina mai Ursula, Putin la deride, Erdogan non le offre nemmeno uno strapuntino. Non è solo bieco maschilismo. È che Ursula, con cui la volpina e altrettanto bionda Meloni va a braccetto, prima demolisce l’esercito tedesco per far piacere agli Stati Uniti e oggi, sempre per far piacere agli Stati Uniti, si sogna di costruire un esercito europeo che richiederebbe dieci anni per funzionare. Una banderuola, temo, nelle mani di chiunque.
Ursula viaggia sempre con un parrucchiere. A Bruxelles si narra che un giorno, partendo in elicottero, abbia lasciato a terra un funzionario per far posto al coiffeur designato.
I tempi di Romano Prodi, che veniva chiamato anche da Pechino a parlare del sogno europeo, sono morti e sepolti. Per avere un appuntamento con Ursula, il nostro ex presidente di Commissione, rispettato all’estero più che in Italia, oggi deve fare la fila come gli altri. Da buon democristiano non se ne lamenta. È dall’89 che mi ripete «sei troppo pessimista». Ma credo mastichi amaro e sappia di contare meno del famoso parrucchiere.
Sono soprattutto le donne a farmelo notare. Guarda, dicono, non c’è ombra di spontaneità in costei: a ogni passo misura i gesti, non ha niente che sembra venirle dall’animo. Senza quelle nuance uno vedrebbe solo l’Ursula che non ci difende dalle ritorsioni di Trump o nulla fa per proteggere il commissario Thierry Breton, sbeffeggiato da Washington.
Qualche anno fa venne a Roma a ricordare la morte di David Sassoli, presidente italiano indimenticato del Parlamento europeo. Prima di arrivare avvertì tutti che non avrebbe risposto a nessuna domanda e, al suo ingresso in sala, il pubblico del teatro sentì con un brivido la temperatura abbassarsi di qualche grado.
Su invito della famiglia Sassoli, ero stato chiamato a dire qualcosa e ricordai una delle ultime parole di lui al telefono, e cioè che se non fossimo stati capaci di mettere «più Europa nel nostro atlantismo», saremmo stati spazzati via; cosa che oggi sta puntualmente avvenendo. Lei non fece una piega. Tajani taceva, Fitto pure. Poi corse a farsi un giretto con Giorgia Meloni, perché cercava alleati. Equilibri. Visione zero. E l’impressione continua che faccia di tutto per spaccare l’Europa, potenza economica mondiale, dall’interno.
Per una permanente, noi europei stiamo buttando al vento l’occasione unica di liberarci dei tutori e camminare con le nostre gambe. Che se ne fanno 450 milioni di cittadini di una presidente che — in clima quasi sovietico — parla di Europa senza mai rivolgersi direttamente agli europei come persone? Una presidente inaccessibile, che comunica solo tramite funzionari e rifiuta di affrontare la stampa? La “mamma” diventa una matrigna.
Per quanto riguarda le nazioni, in questo inverno tremendo, il panorama è desolante. La Francia detesta Macron, la Germania è l’ombra di sé, l’Italia blinda le frontiere orientali per far credere al popolo che il pericolo sia fuori, non dentro l’Italia stessa. I partiti democratici tacciono indecorosamente. Come dire, carta bianca allo strapotere dell’economia globale sulla vita della gente, mai così indifesa e intontita dal frastuono degli eventi. Eppure la natura non molla, sotto il ghiaccio le primule aspettano, incuranti delle nostre lamentele.