✕

I referendum e l’indipendenza della magistratura

 Il Presidente Sergio Mattarella al termine dell'incontro con i Magistrati ordinari in tirocinio 

 

Ascolta l'audio

2 minuti di lettura

Nel mezzo di un’accesa campagna referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura, ha avuto ampio risalto l’intervento del presidente della Repubblica in occasione della tradizionale cerimonia di incontro con i nuovi magistrati, saliti al Colle prima di prendere servizio, finito il tirocinio. Naturalmente, non vi è né potrebbe esservi nell’intervento di Mattarella, figura super partes, alcun riferimento al prossimo referendum. Nondimeno, per i temi affrontati, e per il valore dei principi affermati, il discorso del Presidente — disponibile sul sito del Quirinale e autentico must-read per gli studenti, di giurisprudenza e non solo — è di particolare interesse e delinea il quadro costituzionale che fa da sfondo al dibattito

È un discorso rivolto a giovani, giunti alla fine di un lungo percorso formativo. Una lectio magistralis nella casa della Repubblica, in occasione del suo ottantesimo compleanno, che si chiude con il saggio invito alla nuova generazione di toghe a valoriz…

Nel mezzo di un’accesa campagna referendaria sulla riforma costituzionale della magistratura, ha avuto ampio risalto l’intervento del presidente della Repubblica in occasione della tradizionale cerimonia di incontro con i nuovi magistrati, saliti al Colle prima di prendere servizio, finito il tirocinio. Naturalmente, non vi è né potrebbe esservi nell’intervento di Mattarella, figura super partes, alcun riferimento al prossimo referendum. Nondimeno, per i temi affrontati, e per il valore dei principi affermati, il discorso del Presidente — disponibile sul sito del Quirinale e autentico must-read per gli studenti, di giurisprudenza e non solo — è di particolare interesse e delinea il quadro costituzionale che fa da sfondo al dibattito

È un discorso rivolto a giovani, giunti alla fine di un lungo percorso formativo. Una lectio magistralis nella casa della Repubblica, in occasione del suo ottantesimo compleanno, che si chiude con il saggio invito alla nuova generazione di toghe a valorizzare, “accanto alla profonda conoscenza del diritto, la ricerca di leale confronto, il rifiuto di ogni forma di presunzione, attitudini che inducono alle doti preziose dell’umiltà e della prudenza del giudizio. Doti che, in ogni ambito e in ogni tempo, è sempre stato più facile elogiare piuttosto che praticare”. Due messaggi di fondo, nel discorso del Presidente, stimolano con lo sguardo rivolto al prossimo referendum altrettante riflessioni utili per fissare dei punti fermi. Punti che i sostenitori del Sì e del No dovrebbero auspicabilmente condividere, in via di principio, perché imposti da indiscutibili premesse costituzionali dipendenti dal tipo di Stato nel quale viviamo e al quale nessuno vuole rinunciare.

Primo. La magistratura è un bene da preservare per il suo ruolo “cruciale” nello stato di diritto: la nostra Costituzione, ci dice il Presidente, “si fonda sui principi della democrazia liberale basata sulla separazione dei poteri, perseguendo — come è noto — il duplice obiettivo di bilanciare i poteri dello Stato e di garantire i diritti inviolabili e le libertà fondamentali di ciascuno”. Quello giudiziario è quindi un contropotere indispensabile per garantire, secondo i principi costituzionali, il controllo di legalità sull’operato degli altri poteri dello Stato e l’applicazione della legge in modo imparziale. Il “delicato e complesso” compito dei magistrati, attuato anche sollecitando la Corte costituzionale, è allora quello di essere “agenti della Costituzione, attori nella difesa della legalità e della giustizia, presidio dei diritti di ogni persona”. I magistrati sono sì soggetti alla legge, che applicano per la tutela dei diritti, ma governo e parlamento non sono esenti dal controllo imparziale dei magistrati, selezionati tramite concorso pubblico sulla base della loro qualificazione tecnica, dalla quale traggono la loro legittimazione. Se si riconosce che la magistratura ha questo “compito cruciale”, è evidente che delegittimarla, nel dibattito pubblico, fa male allo stato di diritto: vi inietta un pericoloso virus. Criticare si può e si deve, perché, ci ricorda Mattarella, “la decisione giudiziaria, una volta assunta…non è una verità assoluta ma è sottoposta a verifiche e controlli”. Delegittimare no.

Secondo. “Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili” e lo sono, con le ferme parole del presidente Mattarella, “proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o di critiche. Per rendere effettiva questa irrinunziabile indipendenza, la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura”. Eccoci allora uno snodo cruciale nella scelta referendaria per il Sì o per il No. La legge di revisione costituzionale modifica per la prima volta dal 1948 l’assetto del governo autonomo della magistratura adottato dai Costituenti dopo la caduta del Fascismo, per garantire l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri dal potere politico. Chi ritiene opportuno o comunque non problematico modificare quell’assetto, creando due Csm, privi di funzioni disciplinari e composti tramite sorteggio, secco per i togati e non anche per i laici, estratti a sorte ma da una rosa formata dal Parlamento, potrà votare Sì. Chi invece non ritiene opportuno modificare quell’assetto, che si regge su un unico Csm elettivo che ha anche funzioni disciplinari, potrà votare No.

Leggi i commenti