Non possiamo sapere se l’illusione dei sovranisti europei amici di Trump si sia definitivamente infranta contro i ghiacci della Groenlandia. Quel che sappiamo per certo, è che per la prima volta da molti anni l’internazionale nera che ruota intorno ai Maga è stata costretta ad andare in ordine sparso. Svelando così tutta la fragilità e l’incoerenza del suo messaggio politico. Sui dazi, i partiti sovranisti europei erano riusciti a tenere senza dire una parola. Sanno bene che le tariffe imposte dalla Casa Bianca mirano a danneggiare l’economia dei loro Paesi, ma hanno fatto finta — come spesso accade — che i problemi fossero altri e che dietro la scelta di imporre sanzioni commerciali ai Paesi alleati ci fosse un disegno necessario. Sul Venezuela, i partiti di estrema destra avevano la scusa della cattura di un dittatore considerato di estrema sinistra, e si sono rifugiati dietro dichiarazioni risibili: il governo italiano ha parlato di “un’azione difensiva” da parte degli Stati Uniti…
Non possiamo sapere se l’illusione dei sovranisti europei amici di Trump si sia definitivamente infranta contro i ghiacci della Groenlandia. Quel che sappiamo per certo, è che per la prima volta da molti anni l’internazionale nera che ruota intorno ai Maga è stata costretta ad andare in ordine sparso. Svelando così tutta la fragilità e l’incoerenza del suo messaggio politico. Sui dazi, i partiti sovranisti europei erano riusciti a tenere senza dire una parola. Sanno bene che le tariffe imposte dalla Casa Bianca mirano a danneggiare l’economia dei loro Paesi, ma hanno fatto finta — come spesso accade — che i problemi fossero altri e che dietro la scelta di imporre sanzioni commerciali ai Paesi alleati ci fosse un disegno necessario. Sul Venezuela, i partiti di estrema destra avevano la scusa della cattura di un dittatore considerato di estrema sinistra, e si sono rifugiati dietro dichiarazioni risibili: il governo italiano ha parlato di “un’azione difensiva” da parte degli Stati Uniti. Solo Marine Le Pen aveva osato ricordare che “la sovranità degli Stati è inviolabile e sacra”. Ma anche lì, non c’erano stati scossoni.
Sul desiderio di prendersi la Groenlandia “con le buone o con le cattive”, invece, qualcosa è cambiato. Tanto da indurre Donald Trump a cercare un accordo e a escludere — sempre non cambi idea — l’uso della forza. Per via dei mercati, certo, cui dimostra di essere sensibile sopra ogni cosa (secondo un conteggio per difetto fatto dal New York Times lui e la sua famiglia hanno guadagnato, dall’inizio del suo secondo mandato, un miliardo, 408 milioni e 500 mila dollari). Anche le borse, però, hanno subito l’influenza di un clima politico che ha visto vari leader — non solo il presidente francese Emmanuel Macron — andare in rotta di collisione con l’espansionismo statunitense.
Allo stesso tempo, per la prima volta, si è rotto il fronte dell’estrema destra. Jordan Bardella, leader del Rassemblement National, ha parlato di “pressioni intollerabili” e ha spinto l’Unione europea “a dotarsi di strumenti per rispondere a ogni forma di ricatto economico”. Nigel Farage, Reform Uk, prima è andato in televisione a dire che “avere un presidente degli Stati Uniti che minaccia tariffe doganali se non gli si concede la Groenlandia è un atto molto ostile”. Poi è corso a Davos a tentare di farsi perdonare. Per Alice Weidel, Afd, Trump ha violato la promessa fondamentale, e cioè che non avrebbe interferito in altri Paesi. Il suo collega Tino Chrupalla ha parlato di metodi da far West. Lo svedese Karlsson lo ha definito un re Mida al contrario.
Sono i leader politici che il presidente ha lodato nel suo documento sulla sicurezza nazionale, come unico argine alla decadenza europea. Sono quelli aiutati dall’algoritmo di Elon Musk e dalla compiacenza di JD Vance, ma non è bastato, perché anche i sovranisti europei hanno un elettorato cui rispondere. E perché è complicato parlare di Nazione e allo stesso tempo non essere in grado di difendere i confini di un Paese europeo. Dal corto circuito non si salva neanche Giorgia Meloni. La premier ha tentato di intestarsi la retromarcia trumpiana, ma non sono stati i suoi toni flautati, o l’ormai incrollabile asservimento della Lega, a ottenere questo primo risultato. Ed è difficile pensare possa essere così in futuro. Meloni e gli altri hanno coltivato l’illusione che America first significasse isolazionismo e chiusura, ma la realtà che hanno davanti è quella di una volontà di potenza illimitata, di un nuovo imperialismo e di uno sfacciato neocolonialismo. Se cedono, vanificano quello che hanno ripetuto in questi anni. Se non lo fanno, rischiano di essere schiacciati da chi fin qui li ha coccolati per tentare di distruggere l’Unione.
Ha detto il premier canadese Mark Carney a Davos, svegliando un’Europa addormentata: “Quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, competiamo tra noi per essere i più accomodanti. Questa non è sovranità, è la rappresentazione della sovranità mentre si accetta la subordinazione”. Niente, della dottrina trumpiana, può metterci al riparo dal nuovo disordine mondiale: non la supremazia della forza sul diritto, non la monetizzazione delle guerre e delle crisi, né la nascita di organismi privati che intendono decidere come spartirsi il mondo. Meloni si è rifugiata dietro la Costituzione, per non entrare a far parte del Board of peace per Gaza. Resta da capire per quanto tempo potrà ancora nascondersi.