Il corpo di Valentino entra nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dentro una cassa chiara, dove le telecamere non sono ammesse, e ad accogliere gli invitati c’è una grande esplosione di fiori bianchi. È morto uno stilista, ma mai si erano visti tanti affranti, neppure ai funerali belli di Giorgio Armani.
Qui adesso non manca nessuno, da Brunello Cucinelli al sindaco Gualtieri, da Anna Wintour che riporta la moda della pelliccia a Anne Hathaway con marito. Poi un nugolo di piangenti, Simona Ventura, Carlo Capasa, che quelli della televisione (o della moda) conoscono bene, Alessandro Michele dai lunghi capelli sino alla vita che qui è nelle vesti di direttore creativo del nuovo Valentino, e non mancano neppure gli ultraricchi che fabbricano chissà dove i loro marchi (che adesso vendono meno), poi Marisa Berenson che se uno se la ricorda nel film di Kubrick, Barry Lyndon, meravigliosa, ci rimane male. C’è pure Donatella Versace che arriva da un lungo viaggio in Orient…
Il corpo di Valentino entra nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dentro una cassa chiara, dove le telecamere non sono ammesse, e ad accogliere gli invitati c’è una grande esplosione di fiori bianchi. È morto uno stilista, ma mai si erano visti tanti affranti, neppure ai funerali belli di Giorgio Armani.
Qui adesso non manca nessuno, da Brunello Cucinelli al sindaco Gualtieri, da Anna Wintour che riporta la moda della pelliccia a Anne Hathaway con marito. Poi un nugolo di piangenti, Simona Ventura, Carlo Capasa, che quelli della televisione (o della moda) conoscono bene, Alessandro Michele dai lunghi capelli sino alla vita che qui è nelle vesti di direttore creativo del nuovo Valentino, e non mancano neppure gli ultraricchi che fabbricano chissà dove i loro marchi (che adesso vendono meno), poi Marisa Berenson che se uno se la ricorda nel film di Kubrick, Barry Lyndon, meravigliosa, ci rimane male. C’è pure Donatella Versace che arriva da un lungo viaggio in Oriente.
Valentino, visto le tantissime corone di fiori in chiesa, è stato forse l’ultimo dei grandi couturier a vivere, e morire, nella stupenda epoca, una trentina d’anni, in cui la bella moda prêt-à-porter ha trionfato, rendendo affascinanti anche le donne che per esempio andavano per la prima volta in Cina ed erano tutte vestite con la giacca, identica, di Armani.
Valentino aveva vestito mezzo mondo, poiché piaceva alle donne più belle anche vecchissime, con grandi nomi, che correvano liete ai suoi inviti in Francia e in Italia e sui suoi yacht, dove si parlava in mezzo a cose sublimi, o vendute come tali.
Proprio per questo Valentino era lontano da ogni idea politica, non ne parlava mai. Forse non avrebbe potuto sentirsi vicino alla sinistra da cui era lontano, anzi lontanissimo, senza che mai gli potesse venire in mente l’idea che da Voghera e con tutta la strada che aveva fatto qualcosa nel suo modo di vivere, la ricchezza senza scampo che aveva accumulato, potesse non dipendere da lui.
Ma chi sono oggi gli stilisti? Quelli grandi che con le loro vendite diventano ricchi subito? Potrei sbagliarmi, ma così non me ne viene in mente nessuno. È come se la fine di Valentino e di Armani avesse chiuso le porte del bel vestire. Certo c’è Miuccia Prada che fa impazzire soprattutto i giovani ed è un invito sicuro per chi ancora crede nella moda. Ma poi?
Se si guardano le sfilate negli smartphone si vedono solo meravigliose donne in abiti da sera esagerati con diamanti e cose così e ci si chiede: ma chi li mette? Infatti anche le donne pure molto facoltose ormai optano per i pezzi da pochi euro con cui, oltre a diventare ricche che risparmiano, vestono - mamma mia! - alla massima moda. Adesso hanno oscurato dalla tv anche quell’esilarante giovanotto nero che, guardando le sfilate, resta colpito dai tipi orrendi e tremando per il disgusto cerca rifugio dove può.
I grandi produttori hanno pensato di continuare a chiamare con i nomi dei grandi defunti del prêt-à-porter, gli Armani, i Chanel, gli Schiaparelli, e adesso Valentino, tutto quello che si può riferire a loro ma anche no. Forse però questo sistema non vale più. I nomi non hanno più il suono di un tempo, e tra qualche anno anche gli Armani, forse, non avranno più senso.