Qualcosa si muove ai margini dei due schieramenti che reggono con alterne fortune il sistema politico. I nomi da osservare sono quelli di Calenda e Conte. Storie diverse, anzi opposte, ma con qualche elemento simile. Il leader di Azione, il principale dei piccoli partiti, ha svolto un applaudito intervento davanti all’assemblea di Forza Italia a Milano. Non è l’annuncio di una nuova amicizia, intesa come patto elettorale, ma potrebbe diventarlo. Prima occorre capire come sarà fabbricata la nuova legge elettorale, se lascerà un po’ di spazio alle forze minori o se invece le indurrà ad abbracciare qualche partner più ingombrante. Vedremo (sui tecnicismi di cui si discute vedi l’articolo di Lorenzo De Cicco ieri su queste colonne).
Ma il punto più interessante dell’intervento di Calenda ha riguardato l’attacco a Salvini. Il capo della Lega gode di un trattamento in guanti bianchi all’interno del centrodestra, per ovvie esigenze di equilibrio. Dunque è più che cauta Giorgia Meloni verso …
Qualcosa si muove ai margini dei due schieramenti che reggono con alterne fortune il sistema politico. I nomi da osservare sono quelli di Calenda e Conte. Storie diverse, anzi opposte, ma con qualche elemento simile. Il leader di Azione, il principale dei piccoli partiti, ha svolto un applaudito intervento davanti all’assemblea di Forza Italia a Milano. Non è l’annuncio di una nuova amicizia, intesa come patto elettorale, ma potrebbe diventarlo. Prima occorre capire come sarà fabbricata la nuova legge elettorale, se lascerà un po’ di spazio alle forze minori o se invece le indurrà ad abbracciare qualche partner più ingombrante. Vedremo (sui tecnicismi di cui si discute vedi l’articolo di Lorenzo De Cicco ieri su queste colonne).
Ma il punto più interessante dell’intervento di Calenda ha riguardato l’attacco a Salvini. Il capo della Lega gode di un trattamento in guanti bianchi all’interno del centrodestra, per ovvie esigenze di equilibrio. Dunque è più che cauta Giorgia Meloni verso un alleato che sul piano retorico giudica l’Ucraina quasi negli stessi termini dei generali russi. Non a caso ieri le sue ultime dichiarazioni sono state rilanciate sui “social” dai collaboratori di Putin. Lo stesso ministro degli Esteri Tajani, al di là delle scaramucce, si muove con prudenza, fiducioso nel fatto che alle parole Salvini non fa mai seguire i fatti, sicché il governo subisce, sì, un certo logorìo, ma evita il collasso.
Calenda non ha di queste preoccupazioni e può attaccare senza risparmio. Del resto, Salvini gliene offre l’occasione: tale è stata la chiacchierata con l’inglese Robinson, un estremista di destra di fronte al quale Farage impallidisce. In realtà ognuno fa il proprio gioco. Salvini si propone di tagliare l’erba sotto i piedi di Vannacci. Calenda ha l’obiettivo, un passo alla volta, di rendere sempre meno rilevante l’apporto della Lega all’esecutivo. Prospettiva ambiziosa? Senza dubbio, ma al momento è l’unica ragionevole per una forza liberale che vuole crescere prima di finire stritolata.
Passiamo all’altro schieramento, il centrosinistra. Qui va registrata la prima riunione, in un cinema romano, di Officina Repubblicana, un’iniziativa di Giorgio La Malfa, leader del Pri negli ultimi anni della Prima Repubblica, nonché ministro. Un convegno non è un nuovo partito, ma l’ambizione è quella di allargare l’offerta politica richiamandosi all’europeismo classico. In verità la nota più interessante è stata la presenza di Antonio Conte, non certo casuale. Mentre Elly Schlein dimostra indifferenza verso i numeri troppo esigui, Conte segue un disegno diverso. Il tema è sempre lo stesso: chi sarà il candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni? La segretaria del Pd confida nelle sue percentuali che da tempo sono stabili intorno al 22 per cento. Il capo del M5S si trova circa 10 punti sotto e quindi non avrebbe possibilità. Ma c’è un altro punto di vista. I sondaggi vedono Conte come un credibile presidente del Consiglio, secondo solo a Giorgia Meloni e distaccando la Schlein. In sostanza, quello che al leader populista manca come percentuali di voto, lo recupera sul piano delle preferenze personali. In altre parole si può dire che Conte è visto come un “federatore” del cosiddetto campo largo migliore della sua rivale.
Eccolo dunque che cuce con pazienza tutti i lembi del vessillo con cui il centrosinistra andrà al voto. Per ogni piccolo partito, per ogni gruppo interprete di una storia politica, o segmento della società, ha una parola di rispetto. Per tutti cerca di essere un punto di riferimento. E qualcosa sta ottenendo. Per esempio, se Calenda rinfaccia a Salvini l’essere dalla parte di Putin, lo stesso non accade a Conte. Sia Renzi sia ovviamente il Pd, salvo i settori più lontani dalla segretaria, sia l’Officina di La Malfa tendono a sorvolare sulla politica estera interpretata dai 5S: identica a quella di Salvini.