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La democrazia di maggioranza

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Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico è l’ultimo libro di Marta Cartabia
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Fermiamoci un attimo, usciamo dalla polarizzazione del dibattito e riflettiamo su dove rischiamo di finire se non conserviamo la cultura della democrazia costituzionale. È l’invito che si ricava dalla lettura dell’ultimo libro di Marta Cartabia: Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico (Egea, 2026). Un libro che “non è (solo) per giuristi” e che l’autorevole costituzionalista della Bocconi, presidente emerita della Corte costituzionale, ha scritto “pensando soprattutto ai ragazzi”. Con un linguaggio accessibile ai non iniziati, Cartabia riflette sui fondamenti delle nostre attuali società: ci parla di democrazia, di costituzioni, di corti costituzionali, di potere, di rappresentanza, di governabilità. Lo fa con la vastità di orizzonte propria del suo nuovo ruolo di Presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, organo consultivo in materia costituzionale. Ecco allora che le riflessioni sullo stato di salute della democrazia e sul ru…

Fermiamoci un attimo, usciamo dalla polarizzazione del dibattito e riflettiamo su dove rischiamo di finire se non conserviamo la cultura della democrazia costituzionale. È l’invito che si ricava dalla lettura dell’ultimo libro di Marta Cartabia: Custodi della democrazia. La Costituzione, le corti e i confini del politico (Egea, 2026). Un libro che “non è (solo) per giuristi” e che l’autorevole costituzionalista della Bocconi, presidente emerita della Corte costituzionale, ha scritto “pensando soprattutto ai ragazzi”. Con un linguaggio accessibile ai non iniziati, Cartabia riflette sui fondamenti delle nostre attuali società: ci parla di democrazia, di costituzioni, di corti costituzionali, di potere, di rappresentanza, di governabilità. Lo fa con la vastità di orizzonte propria del suo nuovo ruolo di Presidente della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, organo consultivo in materia costituzionale. Ecco allora che le riflessioni sullo stato di salute della democrazia e sul ruolo delle corti non sono limitate ai confini nazionali, ma spaziano tra i continenti, soffermandosi sugli scenari di crisi più rilevanti negli ultimi anni: europei (Ungheria, Polonia, Romania) e non solo (Israele, Stati Uniti).

Il mondo sta attraversando un periodo di regressione democratica. “I principi dello stato di diritto, pur praticati da tempo” e conquistati, in particolare, dopo le guerre e le tragedie del XX secolo, “sono sempre da riconquistare e da preservare a fronte di vecchi e nuovi pericoli”. Il principale virus contro il quale vanno costruiti anticorpi civici riguarda il concetto stesso di democrazia. Prende sempre più piede, nell’opinione pubblica, l’idea della democrazia maggioritaria: “il rischio maggiore che corrono oggi le nostre democrazie è quello della tirannia della maggioranza, che si radica nella confusione tra volontà della maggioranza e volontà popolare”. Secondo Cartabia, “ridurre la democrazia alla «volontà popolare», per lo più interpretata dalla maggioranza (o dalla più grande minoranza) che transitoriamente governa il paese o dal suo leader politico, significa fare un salto all’indietro e sopprimere interi capitoli di storia che hanno portato in primo piano la necessità di coltivare il senso del limite al potere, che è la ragion d’essere delle costituzioni”. Di qui l’invito a recuperare l’idea e il ruolo delle istituzioni democratiche in un contesto di pluralismo, nel quale il popolo non è un corpo unico ma un’entità complessa, composta anche da minoranze che devono essere rappresentate e ritrovarsi nello Stato e nelle sue istituzioni.

La democrazia della maggioranza è “una insanabile contraddizione”. Porta all’esclusione di chi perde, alla polarizzazione del discorso pubblico, a individuare amici e nemici, a far prevalere la forza di chi vince sulla forza del diritto. La recente storia della crisi dello stato di diritto, in vari paesi, ci dice esattamente questo. Istituzioni democratiche un tempo solide sono state e sono oggetto di attacchi che ne minacciano l’indipendenza. Cartabia concentra la sua analisi sugli attacchi alle corti costituzionali e sul loro ruolo di “custodi della democrazia”. Considera però anche la regressione del ruolo del Parlamento rispetto al Governo e l’insofferenza mostrata dal potere politico verso quello giurisdizionale e verso i relativi controlli.

Il libro non fa alcun riferimento al prossimo referendum costituzionale. Nondimeno, leggerlo è utile a chi voglia farsi un’idea per almeno tre ragioni. Primo: rimarca l’importanza di ciò su cui voteremo perché “la costituzione non è una legge come le altre, ma è la legge fondamentale chiamata a garantire i diritti della persona e ad assicurare la separazione dei poteri”. Secondo: ci ricorda come “l’indipendenza e la terzietà sono connotati imprescindibili delle autorità giudiziarie”, comprese le corti costituzionali. La riforma costituzionale, che riguarda il Csm e il governo autonomo della magistratura, va quindi spiegata e valutata in rapporto alla sua capacità, migliore o peggiore rispetto all’assetto attuale, di garantire l’indipendenza e la terzietà del giudice, anche e proprio dal potere politico. Terzo: occorre superare la conflittualità del dibattito pubblico. Ci sarà infatti un 24 marzo e il limite del referendum è di mettere a tacere l’alternativa perdente. Se vogliamo custodire la nostra democrazia pluralista dovremo tenere insieme chi vince e chi perde. Si chiama, secondo l’auspicio di Cartabia, “democrazia collaborativa”.

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