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La strada stretta della convergenza

(agf)

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Il punto di Folli del 3 febbraio 2026
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Se bastasse una condanna verbale, sia pure pronunciata con fermezza, il caso Askatasuna sarebbe già archiviato. Addirittura con una prova di maturità della classe politica, sia di maggioranza sia d’opposizione, salvo le solite frange estremiste. Ma non è questa la realtà, o almeno non è tutta la realtà. Se si scava appena più a fondo, si nota che l’unità contro il “terrorismo urbano” (parole del ministro dell’Interno) resta ancora da costruire e ognuno la interpreta secondo la propria sensibilità. Intanto, la destra. È difficile immaginare un terreno più favorevole per colpire un centrosinistra che ovviamente è parecchio sulla difensiva. Ma Giorgia Meloni è abile in queste situazioni: di solito sfugge alla tentazione di stravincere. Si comporta come una che non ne ha bisogno, dal momento che i fatti parlano da soli. Una città a ferro e fuoco, decine di agenti contusi, il povero poliziotto preso a martellate in favore di telecamera… E tutto questo a cinquanta giorni dal referendum sull…

Se bastasse una condanna verbale, sia pure pronunciata con fermezza, il caso Askatasuna sarebbe già archiviato. Addirittura con una prova di maturità della classe politica, sia di maggioranza sia d’opposizione, salvo le solite frange estremiste. Ma non è questa la realtà, o almeno non è tutta la realtà. Se si scava appena più a fondo, si nota che l’unità contro il “terrorismo urbano” (parole del ministro dell’Interno) resta ancora da costruire e ognuno la interpreta secondo la propria sensibilità. Intanto, la destra. È difficile immaginare un terreno più favorevole per colpire un centrosinistra che ovviamente è parecchio sulla difensiva. Ma Giorgia Meloni è abile in queste situazioni: di solito sfugge alla tentazione di stravincere. Si comporta come una che non ne ha bisogno, dal momento che i fatti parlano da soli. Una città a ferro e fuoco, decine di agenti contusi, il povero poliziotto preso a martellate in favore di telecamera… E tutto questo a cinquanta giorni dal referendum sulla giustizia. Non c’è un nesso diretto con il quesito, s’intende, ma il clima rovente spaventa l’elettore moderato, che è sempre favorevole all’ordine, e non gradisce l’idea di una “casta” di magistrati troppo vicini alla sinistra. Questa almeno è l’interpretazione che una certa parte politica incoraggia. In sé non vuol dire “strumentalizzare”, come teme Elly Schlein, ma si tratta di un’inevitabile dialettica sullo sfondo di eventi drammatici. Sarebbe strano il contrario.

Il nodo quindi sono le misure di sicurezza: decreto e disegno di legge. Ma prima ancora, sulla via di una convergenza istituzionale di estrema difficoltà, c’è la necessità che destra e sinistra giochino lealmente, a carte scoperte. Nella maggioranza c’è chi vorrebbe ispirarsi all’Ice di Greg Bovino. Salvini in primo luogo e più ancora Vannacci. Ma sarebbe un errore politico di cui la premier sembra ben consapevole. Oltre tutto esistono limiti costituzionali dai quali è opportuno tenersi lontani per non alimentare frizioni con il Quirinale. E in ogni caso i margini di manovra per chi vuole intervenire con maggiore determinazione sull’ordine pubblico esistono senza bisogno di “leggi speciali” o simili. Se anche la sinistra invoca la “prevenzione” prima della repressione, si tratta di capirsi. Per la destra prevenire vuol dire autorizzare le forze dell’ordine a bloccare tutti coloro che si preparano in modo manifesto a compiere reati durante i cortei di protesta. Il che significa dotarsi degli strumenti per controllare i singoli. Ma vuol dire anche avere il coraggio di intervenire contro i centri sociali che promuovono o non impediscono la violenza dei loro adepti.

A sinistra c’è da voltare pagina rispetto a passate ambiguità. La filosofia dei “compagni che sbagliano” ha fatto il suo tempo. Molti ne sono consapevoli, anche se pochi vanno oltre la condanna delle devastazioni ogni volta che accadono. Dopo Torino ha parlato chiaro Matteo Renzi, ma non solo lui. Sul Fatto Quotidiano il cofondatore ed ex direttore, Antonio Padellaro, ha ricordato l’intransigenza del vecchio Pci contro i “terroristi rossi” che stavano mutando in brigatisti. E ha stigmatizzato le “consolanti giaculatorie” di chi oggi non vede la realtà. Per cui Giorgio Gori ha buon gioco nell’ammonire che i facinorosi sono solo delinquenti: ha poco senso accusarli di “fare il gioco della destra” in merito ai decreti sicurezza. E allora la domanda è: se a sinistra si vuole contribuire alla “prevenzione”, come si pensa di affrontare il tema? Può essere il terreno di un minimo di accordo con la maggioranza, ma prevenire vuol dire prendere provvedimenti anche duri. Quali sono le ricette della sinistra, che non siano solo buone intenzioni? È un nodo che andrà sciolto in fretta.

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