La gara a chi è più di destra
di Luigi ManconiAl contrario di quanto si continua pigramente a scrivere, Roberto Vannacci non è un ex generale e nemmeno un generale in pensione. È un generale in aspettativa. Questa definizione, oltre ad avere un preciso significato burocratico- amministrativo (potrà rientrare, quando vorrà, nei ranghi dell’esercito), evoca una tonalità sottilmente intimidatoria e vagamente ansiogena. Il generale Vannacci rappresenta una attesa, una sospensione, la vigilia di qualcosa destinato ad accadere. Vannacci è l’ombra di Banco (meglio: Banquo) che nel Macbeth costituisce una ossessione e una presenza fantasmatica: e che, qui e ora, inquieta, turba e allarma il centrodestra. Ma, per sua e nostra fortuna, Vannacci è anche altro.
Nelle scorse settimane, Michele Serra e Giuliano Ferrara hanno segnalato la somiglianza, fino al sospetto di consanguineità, con Alberto Sordi. Non si può che essere d’accordo. Come è noto, Sordi è la maschera più significativa del Carattere Nazionale. Che, prima ancora di essere un…
Al contrario di quanto si continua pigramente a scrivere, Roberto Vannacci non è un ex generale e nemmeno un generale in pensione. È un generale in aspettativa. Questa definizione, oltre ad avere un preciso significato burocratico- amministrativo (potrà rientrare, quando vorrà, nei ranghi dell’esercito), evoca una tonalità sottilmente intimidatoria e vagamente ansiogena. Il generale Vannacci rappresenta una attesa, una sospensione, la vigilia di qualcosa destinato ad accadere. Vannacci è l’ombra di Banco (meglio: Banquo) che nel Macbeth costituisce una ossessione e una presenza fantasmatica: e che, qui e ora, inquieta, turba e allarma il centrodestra. Ma, per sua e nostra fortuna, Vannacci è anche altro.
Nelle scorse settimane, Michele Serra e Giuliano Ferrara hanno segnalato la somiglianza, fino al sospetto di consanguineità, con Alberto Sordi. Non si può che essere d’accordo. Come è noto, Sordi è la maschera più significativa del Carattere Nazionale. Che, prima ancora di essere una personalità, è un temperamento, una attitudine fisico-morale, una impronta antropologica. Forse una vocazione.
Il “sordismo” è quell’oscillare tra millanteria e ignavia, tra rodomontate e opportunismi, tra il Tengofamiglia e il Leinonsachisonoio. Da questo punto di vista, l’iconografia più autentica del vannaccismo è proprio quella che alterna le immagini di Russell Crowe nel Gladiatore a quelle del bagnante piccolo-borghese in vestaglietta (o vestaglina) su una spiaggia della Versilia.
Di conseguenza, dargli la baia è non solo possibile, ma addirittura doveroso, in nome di un mite antimilitarismo nei confronti di una marzialità tronfia e petulante. Ma, detto questo, guai a sottovalutare il possibile ruolo del neonato partito. Nel mercato politico italiano sembra indubbio che Futuro Nazionale (questo il nome della nuova formazione) abbia già ora un suo spazio, che corrisponde puntualmente ai tratti antichi e ai connotati inediti di un segmento della destra dichiarata e di quella sommersa.
Il riferimento orgoglioso alla X Mas e l’affermazione “se mi danno del fascista non mi offendo” sono, certo, l’ammiccamento di un marpione, ma anche il richiamo a un repertorio ideologico di memoria guerresca e a un apparato di torva virilità. Qui il nostalgismo non si indirizza innanzitutto ai reduci dell’epoca (quanti potranno essere oggi i sopravvissuti?), bensì ai cultori di una epopea inventata e trasmessa tra le generazioni, che alimenta il mito della “bella morte” e degli “esuli in patria”.
Sarebbe un grave errore pensare che si tratti esclusivamente di veterani da ospizio o di giovani assatanati alla ricerca di una retorica capace di riscattare da un presente disadorno fatto di consumismo e di omologazione. Intorno a queste minoranze, associate in organizzazioni come CasaPound, Forza Nuova, Lealtà Azione, Veneto Fronte Skinheads e una miriade di altri gruppi, può ritrovarsi una parte della società italiana stressata: a causa delle tasse e della burocrazia, dell’iva e del carovita, e dei rumeni, tunisini, albanesi, egiziani, pakistani, peruviani, senegalesi…
Tutto questo si combina in qualche modo con una diffusa domanda di revisionismo della storia nazionale dove le antinomie classiche (proletariato e borghesia, fascismo e antifascismo, destra e sinistra) vengono soppiantate a vantaggio di una sola e irriducibile contraddizione: quella tra popolo ed élite. Questa, che è alla base di una validissima interpretazione delle radici del populismo, è assai più onnipervasiva di quanto si creda. E, in genere, vengono sottovalutate le sue conseguenze sul senso comune e sulla mentalità collettiva. È qui che trova origine, tra l’altro, il processo di banalizzazione del fascismo e dei suoi crimini.
Rispetto a questa Italia esausta e afflitta da un profondo dolore sociale, persino Vannacci può rappresentare una alternativa. E si tratta, probabilmente, di una alternativa vissuta come l’ultima, davvero l’ultima, a disposizione. In ciò risiede una parte della sua capacità d’attrazione, perché può intercettare i delusi della “penultima alternativa”, quella incarnata da Giorgia Meloni. Non a caso le prime analisi dicono che è sull’elettorato di Fratelli d’Italia che Futuro Nazionale potrebbe incidere.
Non solo, c’è un’altra componente politico-culturale che può incentivare il voto per il partito di Vannacci. Non va dimenticato che questi è stato per due anni addetto militare presso l’ambasciata italiana a Mosca e sembra abbia sfruttato bene quel tempo, così da farsi “il più putiniano” dei putiniani nostrani.
Per molte ragioni in Italia si è formata un’area, la più variegata, che mostra grande interesse per il regime di Putin (apprezzamento per l’autocrazia e per l’uomo forte, stanchezza verso la democrazia e verso il liberalismo) e per una idea di “pacifismo” che assocerebbe Donald Trump e il despota russo nella difesa dello status quo internazionale. Da qui l’ostilità verso l’Europa e le sue istituzioni.
Tutto questo potrebbe rivelarsi, alla lettera, un fuoco fatuo: quella fiammella che si forma talvolta sopra le tombe (in questo caso il cadavere sarebbe quello del fascismo del terzo millennio). Ma non è detto. Se accadesse che l’azione politica di Giorgia Meloni incontrasse una crisi istituzionale, un arretramento elettorale o una rottura nella coalizione, ecco che persino la vestaglietta (o vestaglina) di Vannacci potrebbe giocare un suo ruolo. Dopotutto, siamo il paese degli stilisti e del made in Italy.