✕

A sinistra cercasi nuovo Prodi

Ascolta l'audio

I due litiganti potrebbero elidersi a vicenda. Al dunque nessuno dei due avrebbe la personalità per imporsi. E sarebbe necessario trovare una terza figura
2 minuti di lettura

Nessuno lo ammette in modo esplicito, ma ciò che davvero attira l’attenzione nei quartieri del centrosinistra sono i nomi. I nomi della squadra che prenderà parte alle elezioni del ’27 (si presume circa un anno e tre mesi da oggi): vale a dire coloro che si preparano ad avere un ruolo nel prossimo governo o ai vertici del Parlamento, se mai a vincere fosse il famoso “campo largo”, anziché il centrodestra meloniano. In un certo senso, tutto è prematuro e nulla realmente lo è.

La pre-campagna elettorale è già cominciata e tutti la prendono molto sul serio. In ogni caso, se ne discuterà accanitamente dopo il referendum del 22-23 marzo. In quali termini, dipenderà dal risultato. Se a imporsi fosse il Sì governativo, Giorgia Meloni e i suoi prenderebbero lo slancio per le elezioni del prossimo anno. Se invece ad affermarsi fosse il No, su cui è attestata buon parte dell’opposizione, ecco che le manovre per dare credibilità all’alleanza Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli-Renzi-Magi eccetera …

Nessuno lo ammette in modo esplicito, ma ciò che davvero attira l’attenzione nei quartieri del centrosinistra sono i nomi. I nomi della squadra che prenderà parte alle elezioni del ’27 (si presume circa un anno e tre mesi da oggi): vale a dire coloro che si preparano ad avere un ruolo nel prossimo governo o ai vertici del Parlamento, se mai a vincere fosse il famoso “campo largo”, anziché il centrodestra meloniano. In un certo senso, tutto è prematuro e nulla realmente lo è.

La pre-campagna elettorale è già cominciata e tutti la prendono molto sul serio. In ogni caso, se ne discuterà accanitamente dopo il referendum del 22-23 marzo. In quali termini, dipenderà dal risultato. Se a imporsi fosse il Sì governativo, Giorgia Meloni e i suoi prenderebbero lo slancio per le elezioni del prossimo anno. Se invece ad affermarsi fosse il No, su cui è attestata buon parte dell’opposizione, ecco che le manovre per dare credibilità all’alleanza Schlein-Conte-Fratoianni-Bonelli-Renzi-Magi eccetera si moltiplicheranno.

Al momento ci si concentra sull’eterno duello per la leadership. Elly Schlein pensa, non a torto, di avere dalla sua parte la struttura del partito più grande. Intendiamoci, il 22-23 per cento non è granché, ma non esiste un contendente all’interno della sinistra in grado di fare meglio. I 5S di Conte si sono attestati tra l’11 e il 13 per cento e pochi prevedono una crescita ulteriore. Eppure l’ex premier Conte risulta più gradito della sua alleata-avversaria nelle vesti di “federatore”. Si ritiene che abbia un maggiore talento nel cucire insieme la coalizione, mentre Schlein ha dalla sua il peso dei numeri.

A questo punto si apre un’altra operazione. I due litiganti, in forme e modi che adesso è difficile prevedere, potrebbero elidersi a vicenda. Al dunque nessuno dei due avrebbe la personalità per imporsi in maniera definitiva. E sarebbe necessario trovare una terza figura: una sorta di nuovo Romano Prodi, rispettato dai diversi segmenti dell’alleanza, nell’arco compreso tra una sinistra estrema e un centro riformista. Questo tema del nuovo Prodi ricorre da tempo, adesso però si avvicina il momento di affrontarlo non solo a chiacchiere.

Ecco perché si fanno alcuni nomi in grado di presentarsi sulla scena per dare alla coalizione un senso di novità e la capacità di parlare a certe categorie di elettori, soprattutto nel mondo moderato, che da anni non si riconoscono nell’offerta del centrosinistra. Nessuno di loro si è mescolato più di tanto con la politica quotidiana e quindi ha evitato di logorarsi.

Si parla innanzitutto del sindaco di Napoli, Manfredi, un professore molto stimato. Della prima cittadina di Genova, Silvia Salis, da poco arrivata sul palcoscenico, abile ma ancora con scarsa esperienza. Di Ruffini, saggista e funzionario statale di primo piano (ex titolare dell’Agenzia delle Entrate), bisognoso di farsi conoscere. E anche di Gabrielli, ex capo della Polizia, espressione di un centrosinistra che comincia a rendersi conto di quanto sia importante per i cittadini la sicurezza e l’ordine pubblico.

Gabrielli si sforza di declinare questi temi in una chiave compatibile con la sinistra, il che potrebbe dargli almeno una carta in più. L’ipotesi della sua leadership è stata lanciata dal quotidiano Il Tempo e ora non c’è che seguire gli eventi. Va considerato che Gabrielli è un volto adatto anche per il ministero dell’Interno: e di certo il personaggio crede nel proprio futuro in politica.

Il meno che si possa dire è che il centrosinistra deve smuovere le acque per uscire da un’opposizione debole e poco efficace a Giorgia Meloni. Allo stato delle cose, la tendenza favorisce la destra. Salvo il possibile colpo di scena costituito dal referendum sulla giustizia.

Leggi i commenti