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Usa-Ue, i difficili equilibri tra gli ex alleati

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Il cancelliere Merz sprona l’Europa a fronteggiare minacce russe e incertezze americane. Mentre la Casa Bianca vuole arginare il “blocco cinese” su ogni fronte: dalle terre rare ai microchip, dai conflitti regionali allo spazio
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La Conferenza di Monaco è lo specchio della transizione globale. «L’ordine internazionale basato su diritti e regole non esiste più», afferma il cancelliere tedesco Friedrich Merz aprendo i lavori per sottolineare quale è la genesi dell’incertezza che governa le relazioni internazionali. Poco prima il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva parlato di «nuova era nella geopolitica», concordando sul momento spartiacque.

Ma la convergenza finisce qui perché Merz chiama in causa senza mezzi termini le scelte dell’amministrazione Trump, scegliendo l’inglese per sottolineare che «nell’attuale rivalità tra potenze neanche l’America può fare da sola». E affinché il messaggio sia inequivocabile aggiunge: «La cultura Maga non è la nostra». Ovvero l’isolazionismo del movimento Make America Great Again allontana l’America dall’Europa.

Merz in questa maniera risponde, a un anno di distanza, alla sfida del vicepresidente Usa, JD Vance, che proprio da Monaco parlò di «decadenza della civ…

La Conferenza di Monaco è lo specchio della transizione globale. «L’ordine internazionale basato su diritti e regole non esiste più», afferma il cancelliere tedesco Friedrich Merz aprendo i lavori per sottolineare quale è la genesi dell’incertezza che governa le relazioni internazionali. Poco prima il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva parlato di «nuova era nella geopolitica», concordando sul momento spartiacque.

Ma la convergenza finisce qui perché Merz chiama in causa senza mezzi termini le scelte dell’amministrazione Trump, scegliendo l’inglese per sottolineare che «nell’attuale rivalità tra potenze neanche l’America può fare da sola». E affinché il messaggio sia inequivocabile aggiunge: «La cultura Maga non è la nostra». Ovvero l’isolazionismo del movimento Make America Great Again allontana l’America dall’Europa.

Merz in questa maniera risponde, a un anno di distanza, alla sfida del vicepresidente Usa, JD Vance, che proprio da Monaco parlò di «decadenza della civilizzazione europea» guardando alle forze populiste e sovraniste che contestano Ue e Nato. Il linguaggio di Merz è in sintonia con quello del premier canadese Mark Carney al Forum di Davos sulla nascita di «potenze intermedie» capaci di emergere.

Merz sprona l’Europa a diventare protagonista del nuovo equilibrio globale tutto da definire: «La Russia ha un pil di 2 trilioni di euro, quello dell’Ue è dieci volte più grande ma l’Ue non è dieci volte più potente della Russia». Questo significa che l’Europa deve diventare in fretta una potenza anche militare per potersi sedere al tavolo con Usa, Russia e Cina.

La risposta di Rubio arriverà con il discorso di oggi (sabato 14 febbraio) ma dalla delegazione americana filtrano più indiscrezioni sul fatto che suggerirà all’Europa di condividere la sfida globale alla Cina. Per comprendere cosa intende Rubio per «nuova era della geopolitica» basta guardare alle mosse della Casa Bianca: la caduta di Maduro a Caracas ha messo nelle mani di Trump le importazioni di greggio verso Pechino così come l’assedio a Teheran minaccia un altro cruciale fornitore di petrolio per la Cina. E anche le mire sulla Groenlandia nascono dal duello sulle rotte di accesso all’Artico a cui Xi Jinping guarda puntando a controllare il traffico transpolare.

Solo nelle ultime 96 ore Washington ha accusato Pechino di infiltrare le forze armate con falsi matrimoni, sfruttare le proteste di strada per operazioni di guerra ibrida, volersi impossessare del Bangladesh, occupare spazi marittimi delle Filippine e violare le sanzioni alla Russia con un mega-traffico di automobili attraverso la Siberia. Ma non è tutto perché l’ex capo della Cia Mike Pompeo aggiunge: «C’è Pechino dietro l’invio di 15mila soldati nordcoreani per combattere con i russi in Ucraina».

Sono le doglie di un possibile nuovo equilibrio Usa-Ue. Merz sprona l’Europa a fronteggiare minacce russe e incertezze americane mentre la Casa Bianca vuole arginare il “blocco cinese” su ogni fronte: dalle terre rare ai microchip, dai conflitti regionali allo spazio.

Saranno i prossimi mesi a dire in quale direzione andranno le relazioni Ue-Usa sull’onda del “reset globale” protagonista a Monaco ma le sfide si moltiplicano. Non solo perché Vladimir Putin continua a voler perseguire la vittoria in Ucraina mentre Trump chiede a Zelensky di «darsi una mossa» e trovare l’accordo. Ma anche perché Oslo, Tallin e Varsavia temono di subire un attacco russo mentre il regime iraniano, responsabile di una sanguinosa repressione della protesta popolare, minaccia i vicini con un poderoso arsenale balistico di duemila missili. Per non parlare del Board of Peace che inizia a riunirsi sulla ricostruzione a Gaza mentre Hamas non vuole rispettare l’impegno a cedere le armi.

L’immagine della super-portaerei Usa Gerald Ford in navigazione verso il Golfo riassume il mondo in bilico. In questo scenario c’è però anche spazio per il pragmatico ottimismo del ministro degli Esteri saudita, Faisal bin Farhan Al Saud: «È vero, non andiamo ancora d’accordo ma siamo finalmente onesti tra noi, è l’inizio di una vera conversazione sul sistema internazionale».

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