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Il valore delle donne

Francesca Lollobrigida

 

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Dai, che c’è ancora una settimana di tempo per sorvegliarsi un poco. Rileggere, riascoltare l’audio prima di mandarlo online. Pensarci due minuti prima di andare in onda con una diretta tv. Come stiamo parlando di queste strepitose atlete di cui fino a ieri nessuno tranne gli addetti ai lavori sapeva niente o quasi niente? Come stiamo descrivendo le campionesse olimpiche che — diciamoci la verità — stanno salvando le nostre Olimpiadi, nel senso dell’orgoglio patriottico: ci stanno facendo belli agli occhi del mondo. Abodi il ministro e Malagò il presidente del comitato organizzatore, le istituzioni, i maschi alfa incassano applausi a garanzia del loro professionale futuro. Li incassano grazie ai successi della mammina due volte oro col figlio scostumato, però, che turba — oibò — la professionalità dell’intervistatore accreditato, nientemeno: lui aveva un badge, avete visto il badge? Il bambino disturbava. L’eroina che sconfigge il dolore, la madonna del miracolo, la campionessa priva…

Dai, che c’è ancora una settimana di tempo per sorvegliarsi un poco. Rileggere, riascoltare l’audio prima di mandarlo online. Pensarci due minuti prima di andare in onda con una diretta tv. Come stiamo parlando di queste strepitose atlete di cui fino a ieri nessuno tranne gli addetti ai lavori sapeva niente o quasi niente? Come stiamo descrivendo le campionesse olimpiche che — diciamoci la verità — stanno salvando le nostre Olimpiadi, nel senso dell’orgoglio patriottico: ci stanno facendo belli agli occhi del mondo. Abodi il ministro e Malagò il presidente del comitato organizzatore, le istituzioni, i maschi alfa incassano applausi a garanzia del loro professionale futuro. Li incassano grazie ai successi della mammina due volte oro col figlio scostumato, però, che turba — oibò — la professionalità dell’intervistatore accreditato, nientemeno: lui aveva un badge, avete visto il badge? Il bambino disturbava. L’eroina che sconfigge il dolore, la madonna del miracolo, la campionessa priva di figli — breve momento di disorientamento: come definirla, se non madre? — la bella col rimmel che cola, Venere di rimmel, la single in cerca di compagnia, presto, si aprano le candidature: non può certo restare sola, vacante, vuota di uomini, una così. La fidanzata di (certo non è un gran fidanzato, è discutibile: disapprovazione), la compagna di (ma sono tutti fidanzati fra di loro, i pattinatori? ufficialmente, però poi chissà: ammiccamento). La madre di (madre e figlio insieme in gara! Storiona: la madre ultraquarantenne, il figlio diciottenne. Vi ricordate di quando lei scendeva sulle piste in minigonna col bambino in braccio? No? Era quindici anni fa, eccola: foto, video vintage).

Non benissimo, ecco. Non ne stiamo uscendo benissimo da queste telecronache, da questi resoconti, e tutto avrei voluto fare oggi tranne che l’ennesimo milionesimo articolo sulle parole per dirlo: sul modo in cui si parla delle donne. Lo faccio da più di quarant’anni e mi rendo conto ormai perfettamente dell’inutilità del gesto: le cose non sono affatto migliorate dagli Ottanta a oggi, anzi, e sono consapevole che sì, bisogna continuare a farlo — a dire guardate che non va bene così, non va bene per niente — non si può non farlo ma non basta. Servirebbe altro: educazione e politiche. Scuola e investimenti. Anche di questo: quante volte abbiamo detto, che governasse la destra o la sinistra? Ma niente. Tra l’altro: viviamo oggi in un paese dove due donne sono a capo del governo, una, e dell’opposizione, l’altra. Ma, di nuovo, niente. Anzi, peggio.

Sono qui perciò, a inutilmente dire che sono senza dubbio strepitose, queste atlete olimpiche che un giorno si sfracellano la faccia sul ghiaccio e il giorno dopo vincono la gara, che in dieci mesi recuperano una lesione gravissima e vincono l’oro. Lo sono soprattutto per un pubblico tv abituato a vedere i calciatori agonizzare per un urto in campo come se li avessero squartati, bruciati vivi. No, vi assicuro. Non è diversa la percezione del dolore. Uomini e donne sentono male con la stessa intensità. Informatevi, cercate su Internet se non vi fidate. Il sistema neuronale è il medesimo: è la reazione, ad essere diversa. E qui sì, c’è una questione di abitudine e tolleranza. Una diversità fra maschi e femmine. Culturale, non genetica.

Altri fatti sono accaduti, mentre le Olimpiadi sono in corso. Vale la pena elencarne alcuni, a promemoria. Una ragazza di 17 anni, Zoe Trinchero, è stata uccisa da un ventenne italiano perché non lo assecondava nella sua pretesa di stare con lei. Hanno provato ad addebitare la colpa a un ragazzo nero di pelle, il paese l’ha quasi linciato, ma non era stato lui: è stato l’italiano a buttarla nel canale quando era ancora viva. Peccato per la crociata contro gli immigrati, così redditizia ad alimentare le paure e varare nuovi decreti sicurezza, ma con i fatti non si discute. A volte non sono i “maranza” il problema, vedete, accidenti. Spesso, non lo sono. Gisèle Pelicot ha pubblicato un libro in cui racconta la sua storia: per dieci anni il marito l’ha addormentata e fatta violentare da chiunque. Ricorderete. Ha testimoniato al processo, ha detto devono vergognarsi loro non io. Si presenta alle interviste con il suo nuovo compagno. La notizia, per i media, è questa: incredibile, a 73 anni e dopo quello che le è successo ha un nuovo compagno. Come osa, chissà come si sente lui, il poveretto. Ma poveretti voi. Vi aspettiamo tutti al traguardo dei vostri 73 anni, con le vostre nuove compagne, a dire poveretti. Nicolangelo Gelormini ha girato un film bellissimo, La Gioia: l’amore fra una donna di mezza età e un ragazzino. Che scandalo, no?, nei tempi di Epstein, che scandalo una donna adulta con un ragazzino. Andate a vederlo, questo magnifico film, se potete.

Ho ascoltato il primo numero del podcast di Andrea Pocosgnich. Si chiama Tiresia. È una rassegna di cose di teatro, oggi esce il secondo episodio. A parte l’importanza e la bellezza di avere un resoconto delle cose di teatro, vita viva. Nel primo numero ho finalmente capito con chiarezza cosa è successo ai teatri di Parma: c’è una sentenza del settembre 2025 in cui il tribunale ha condannato quel teatro e il regista che ci lavorava a pagare il risarcimento nei confronti di due attrici che hanno subito molestie e violenze. Dopo la condanna altre attrici hanno testimoniato di aver subito abusi “in un meccanismo che andava avanti, evidentemente, dagli anni Novanta”, ascolto. La sentenza obbliga i media a non fare il nome del regista, con il risultato che si possono pubblicare i nomi delle donne vittime di abusi ma non quello di chi ha abusato. Molti giornali hanno rimandato a link e post sui social. Pocosgnich ha il merito di chiamarlo per nome, aggiunge che dopo la condanna l’uomo è stato nominato nuovo segretario interregionale del dipartimento arte cultura e spettacolo della Democrazia Cristiana del Nordest. Esiste la Democrazia Cristiana del Nord Est? Esiste. È un bellissimo podcast, Tiresia. Lo so che il teatro, come la storia delle donne, non godono dei favori delle moltitudini. Ma bisogna insistere, continuare e non fermarsi, fare come se il mondo fosse già quello che vorremmo. Renderlo vero, ostinarsi. Proviamo a rileggere quello che scriviamo, dai. Proviamo a pensarci ogni volta nei panni delle altre. Proviamo, senza stancarci, ancora e ancora. Poi certo di nuovo, a tutti: buone Olimpiadi. Tra poco, è un momento, sarà Sanremo. Per i commenti, se vorrete, siamo qui.

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