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Andrea e il crollo di un sistema

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L’arresto dell’ex principe Andrea in Inghilterra è, come quello del “mariuolo” Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, il mattoncino spostato che produrrà il crollo di un sistema? Oppure rappresenta l’offerta al pubblico ludibrio di un regale capro espiatorio, appariscente quanto ininfluente? Di certo la collezione Epstein, la più completa raccolta di campioni dell’elite, perde uno dei suoi connotati più rilevanti e detestati: l’impunità. Fin qui c’erano state soltanto dimissioni o sollevamenti da incarichi: 7 nella politica (ma un solo caso negli Stati Uniti), 6 nelle università, 5 nella finanza, 2 nel settore legale. Reputazioni macchiate, discese nel ridicolo, uscite di scena frettolose, ma mai che, come ieri, arrivassero sei auto della polizia all’alba come quando si preleva, appunto un criminale. Accusato di abuso. Attenzione: non sessuale, ma di ufficio. Come la vita, anche la giustizia è lunga e fa molti giri. Colpisce dove può. Poi si ferma o prosegue?

L’arresto dell’ex principe Andrea in Inghilterra è, come quello del “mariuolo” Chiesa al Pio Albergo Trivulzio, il mattoncino spostato che produrrà il crollo di un sistema? Oppure rappresenta l’offerta al pubblico ludibrio di un regale capro espiatorio, appariscente quanto ininfluente? Di certo la collezione Epstein, la più completa raccolta di campioni dell’elite, perde uno dei suoi connotati più rilevanti e detestati: l’impunità. Fin qui c’erano state soltanto dimissioni o sollevamenti da incarichi: 7 nella politica (ma un solo caso negli Stati Uniti), 6 nelle università, 5 nella finanza, 2 nel settore legale. Reputazioni macchiate, discese nel ridicolo, uscite di scena frettolose, ma mai che, come ieri, arrivassero sei auto della polizia all’alba come quando si preleva, appunto un criminale. Accusato di abuso. Attenzione: non sessuale, ma di ufficio. Come la vita, anche la giustizia è lunga e fa molti giri. Colpisce dove può. Poi si ferma o prosegue?

Molto dipenderà dalla percezione della possibile reazione popolare. L’archivio Epstein, secondo il New York Times che ha dedicato 24 giornalisti a spulciarlo è, per quanto fin qui pubblicato, foglio su foglio, alto quanto l’Empire State Building. Nel corridoio di un piano intermedio è abbandonata sul pavimento la stampa di una e-mail inviata a Epstein nel 2014 da James Staley, all’epoca amministratore della banca d’affari Barclays. Testo: “Tranquillo. Qualunque cosa esca non si solleveranno nelle piazze contro la casta suprema, mica siamo il Brasile”. Nei vent’anni tra l’inizio dei festini e la sospetta morte in carcere del loro organizzatore la gente, se così vogliamo definirla, il popolo, la clonazione seriale dell’uomo medio che fatica, consuma, crepa ha perduto il lavoro nella crisi dell’industria manifatturiera, la casa in quella dei mutui, i risparmi negli sprofondi della Borsa che hanno azzerato, anche, i fondi pensione. Intanto, scopre ora, mentre chiudevano una fabbrica, li facevano uscire da un ufficio scortati con uno scatolone, mandavano a eseguire lo sfratto ipotecario, il filosofo Noam Chomsky riceveva da Epstein una nuvola di maglioni in cachemire taglia XXL, Woody Allen 31 mutande e 31 magliette in cotone finissimo del valore di 9858 dollari, un sultano degli Emirati Arabi i complimenti per un “video di torture”, un ex presidente l’invito per un volo privato, verso un’isola privata per una festa privata dove, avrebbe potuto sperimentare la liberazione mentale, “come lo scoppio di uno starnuto”, attraverso il sesso. L’elenco dei destinatari è orizzontale e verticale, bianco e nero, ma soprattutto destro e sinistro: ci sono Bill Clinton e il suo accusatore Kenneth Starr, Sarah Ferguson e Naomi Campbell, la consigliera di Obama Kathryn Ruemmler e lo stratega di Trump, Steve Bannon. Ci sono i titani dell’economia, il guru della new age, l’organizzatore delle Olimpiadi 2028 e la curatrice della trasmissione “Poesia in America”. Ha ragione Ro Khanna, politico californiano, a domandarsi: “Come abbiamo potuto creare una elite così immatura, spericolata e arrogante?”. Il punto è che per la gente-il popolo-gli spossessati già il termine “elite” allude a un magma indistinto di privilegio e ruberia, all’ineludibile “magna magna” evocato da Paola Cortellesi nel Gatto in tangenziale. E che l’archivio Epstein, per come viene distillato, sembra la prova provata di questa teoria, fondamento del livore collettivo che non salva niente e nessuno, che va dalla Scandinavia all’Asia, in modo trasversale. Non bastasse quel che c’è nella documentazione, lo ingigantisce l’allusione che apre la strada alla complottistica, alla fantasia più sfrenata: i sabba democratici nei sotterranei di una pizzeria e le orge sulle astronavi battenti bandiera Space X. Se accusi tutti, non condanni nessuno. Se non ti attieni ai fatti, non hai elementi. È solo l’eco della litania del magna-magna, fotti-fotti, ruba-ruba che arriva dai secoli e nei secoli procede. È il qualunquismo contro chiunque, tanto sono tutti uguali. Alla fine, del castello di carte non resta niente.

Alto come l’Empire State Building, si diceva. Nella “corsa al cielo” combattuta con il Chrysler fu usato ogni mezzo. L’altro grattacielo si fregiò per 11 mesi del titolo di edificio più alto estraendo dalla sommità una guglia segreta a cui l’Empire rispose con piani non previsti nel progetto iniziale e poi, annullando ogni possibile rimonta, con un’antenna che svettava fra le nubi. Risalendo l’archivio Epstein di piano in piano, di corridoio in corridoio, perdendosi nei meandri, attirati da una curiosità, si rischia di dimenticare che lo sguardo deve mirare al punto più alto, che non può essere l’ex principe, ma il re, l’aspirante monarca degli Stati Uniti e del pianeta. Ci hanno mostrato tutto su Donald Trump? Che cosa aveva su di lui Epstein, a parte le possibili scorribande sessuali che non hanno mai abbattuto un presidente? “Io posso farlo cadere quando voglio”, si vantava da vivo. Suggeriva di non fargli le solite facili domande, ma di chiedergli dei suoi affari e dei suoi debiti. Quali? Con chi? Ripianati come? Poi ci sono anche i maglioni di Chomsky, certo, ma bisogna verificare l’antenna, per vedere se regge l’Empire.

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