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Quei destini incrociati oltre il referendum

Giorgia Meloni e Carlo Nordio 

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L’esito della riforma Nordio potrebbe avere più riflessi del previsto sui rapporti politico-elettorali
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Si può essere pro o contro la nuova ipotesi di riforma elettorale, pro o contro il proporzionale rafforzato da un sensibile premio di maggioranza; come pure si può immaginare che la Corte Costituzionale intervenga a un certo punto per aggiustare o correggere ciò che è anormale. Si vedrà. Al di là di tutto resta un interrogativo che non trova una risposta convincente: era proprio indispensabile precipitarsi a presentare il testo quando mancano tre settimane al referendum sulla magistratura e l’atmosfera politica è a dir poco incandescente?

Chi o che cosa ha imposto quella che a tutti gli effetti risulta un’accelerazione? La maggioranza non aveva l’obbligo di colmare un vuoto legislativo, poiché il cosiddetto Rosatellum è un modello elettorale in vigore da qualche anno e tutto sommato non ha dato cattiva prova di sé.

Quella del centrodestra è quindi una scelta politica, peraltro annunciata da tempo. Tutt’altro che una sorpresa: la scelta sarebbe volta a garantire un più alto profilo d…

Si può essere pro o contro la nuova ipotesi di riforma elettorale, pro o contro il proporzionale rafforzato da un sensibile premio di maggioranza; come pure si può immaginare che la Corte Costituzionale intervenga a un certo punto per aggiustare o correggere ciò che è anormale. Si vedrà. Al di là di tutto resta un interrogativo che non trova una risposta convincente: era proprio indispensabile precipitarsi a presentare il testo quando mancano tre settimane al referendum sulla magistratura e l’atmosfera politica è a dir poco incandescente?

Chi o che cosa ha imposto quella che a tutti gli effetti risulta un’accelerazione? La maggioranza non aveva l’obbligo di colmare un vuoto legislativo, poiché il cosiddetto Rosatellum è un modello elettorale in vigore da qualche anno e tutto sommato non ha dato cattiva prova di sé.

Quella del centrodestra è quindi una scelta politica, peraltro annunciata da tempo. Tutt’altro che una sorpresa: la scelta sarebbe volta a garantire un più alto profilo di stabilità al governo e alla vita parlamentare. Questa almeno è la spiegazione ufficiale: in pratica sappiamo che il fatidico campo largo della sinistra stavolta non farà agli avversari il regalo di spaccarsi a metà. Il che induce la destra a tutelarsi e a mettere in atto una serie di contromisure che nel 2022 non furono necessarie, davanti a un orizzonte frammentato e più litigioso di oggi.

È probabile che l’iniziativa della maggioranza di governo cada nella semi indifferenza di un’opinione pubblica più attenta, in questi giorni, a capire se e come votare il 22-23 marzo. Tuttavia all’interno dei palazzi romani, dove si studiano anche le sfumature di ciò che avviene, un po’ come avveniva nel Celeste Impero cinese, ci si proietta con la mente verso la fase post-referendaria.

È chiaro che non sarà ininfluente se la vittoria andrà al Sì oppure al No. Gli accordi tra FdI, Lega, Forza Italia e Moderati sono destinati a valere o a essere smentiti a seconda delle circostanze e delle convenienze. Non sono un patto scritto con il sangue. Se il treno meloniano uscirà vincitore dalla partita sulla riforma Nordio, è plausibile che lo slancio sarà sufficiente per far approvare il modello elettorale.

Nemmeno questo, in realtà, è del tutto scontato, come si diceva all’inizio. Ci sono aspetti costituzionali da valutare, c’è il tema delle preferenze da affrontare e ovviamente si metterà sul tavolo il peso specifico dei singoli partiti, ognuno con le sue esigenze e le sue ambizioni.

Tuttavia, il fatto che il nuovo schema sia concepito per dare supporto alla premier in vista del bis a palazzo Chigi chiarisce la situazione. La coalizione di destra è chiamata a sostenere la leadership meloniana, il che avverrà molto più facilmente se il referendum sulla magistratura sarà accantonato con un successo. Viceversa, la sconfitta eventuale, con l’affermazione del No, avrà riflessi negativi sulla compagine.

È inevitabile. Non si tratta di immaginare la caduta del governo, che non si verificherà. Ma il cammino nell’ultimo anno della legislatura diventerà tortuoso. Di conseguenza l’accordo elettorale sarà quantomeno rimesso in discussione. Magari intorno a una serie di aspetti minori che, riuniti insieme, potrebbero creare ostacoli quasi insormontabili.

Questo per quanto riguarda la maggioranza. Ma anche l’opposizione Schlein-Conte sarebbe restituita con il No a una funzione più incisiva. Tutti vogliono il bipolarismo, ma c’è modo e modo. E il destino della riforma Nordio potrebbe avere riflessi sui rapporti politico-elettorali più di quanto si sia voluto prevedere.

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