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Iran, un regime in cerca di martirio

Le manifestazioni dopo l'annuncio della morte di Khamenei 

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Decapitata ed umiliata, la Repubblica islamica va al contrattacco sovrapponendo martirio e violenza: le lacrime dell’annunciatore tv, i lanci a pioggia di missili e droni, la chiusura di Hormuz, la repressione e l’accelerazione della successione ad Ali Khamenei descrivono la volontà del regime di sopravvivere ad ogni costo.Il pianto in diretta del conduttore tv sulla morte della Guida Suprema riassume quanto sta avvenendo a Teheran. Barba ben curata e completo grigio, abbassa la testa ripetendo "Allah hu-Akbar" in un crescendo di dolore che lo porta a dire: "Il Leader Supremo ha preso la bevanda del martirio, si è ricongiunto con Allah". Il “martirio” per la cultura sciita - sulla quale il regime khomeinista è costruito - è identitario, richiamandosi all’uccisione di Alì, considerato il legittimo successore del profeta Maometto, assassinato nel 661 a Kufa, originando lo scisma dall’Islam sunnita.

Decapitata ed umiliata, la Repubblica islamica va al contrattacco sovrapponendo martirio e violenza: le lacrime dell’annunciatore tv, i lanci a pioggia di missili e droni, la chiusura di Hormuz, la repressione e l’accelerazione della successione ad Ali Khamenei descrivono la volontà del regime di sopravvivere ad ogni costo.Il pianto in diretta del conduttore tv sulla morte della Guida Suprema riassume quanto sta avvenendo a Teheran. Barba ben curata e completo grigio, abbassa la testa ripetendo "Allah hu-Akbar" in un crescendo di dolore che lo porta a dire: "Il Leader Supremo ha preso la bevanda del martirio, si è ricongiunto con Allah". Il “martirio” per la cultura sciita - sulla quale il regime khomeinista è costruito - è identitario, richiamandosi all’uccisione di Alì, considerato il legittimo successore del profeta Maometto, assassinato nel 661 a Kufa, originando lo scisma dall’Islam sunnita.

E nella festa dell’Ashura, gli sciiti ricordano un altro martirio, dell’imam Husayn figlio di Ali nel 680, con processioni di lamenti, fino all’autoflagellazione. E’ questo “martirio” che la rivoluzione islamica ha trasformato nella matrice del terrorismo jihadista, emanazione dei pasdaran: da Hezbollah alla Jihad islamica, dagli Houthi fino a Hamas. Il dolore che il presentatore tv incarna rappresenta dunque il martirio di Khamenei invitando i seguaci ad immolarsi contro il nemico, per consentire al regime di sopravvivere. Come ben riassume Ali Larijani, il più stretto consigliere di Khamenei: "Divoreremo il cuore dei nemici".La reazione militare del regime descrive come tutto ciò si avvera, ora dopo ora. I Guardiani della rivoluzione, spina dorsale della teocrazia, fanno decollare centinaia di missili e droni contro l’"Entità sionista". Oltre venti ondate di lanci, con vettori pesanti, a lungo raggio. Inclusi i Khorramshar-4, con testate fino a 1800 kg, manovrabili a distanza. L’intento è saturare le difese israeliane, bucarle ed infliggere i danni più ingenti. Gli obiettivi non sono solo basi militari e centri di comando ma aree civili. Come a Beit Shemesh, a ridosso a Gerusalemme, dove viene sventrato un caseggiato e le vittime sono numerose. Le armi di Teheran sono feroci, consentono di pianificare stragi: si tratta di vettori a testate multiple, gas nocivi, uranio arricchito, cellule suicide.E’ violenza massiccia anche contro i Paesi vicini, le monarchie del Golfo. Hotel ed aeroporti degli Emirati Arabi Uniti vengono bersagliati con almeno 137 missili e 206 droni. Gli attacchi investono pure Kuwait, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita e perfino l’Oman mediatore a Ginevra. Le monarchie sono sotto shock: i droni contro il “Burj al-Arabi” di Dubai svelano che Teheran vuole portare morte ovunque nel Golfo per far capire che a pagare saranno anche i sunniti, rivali di sempre. Riad avverte che può ricorrere alle armi ma forse è questo che Teheran vuole: battersi in una sfida finale contro la coalizione fra “Grande Satana americano”, “Piccolo Satana sionista” e “apostati musulmani”. E’ questo approccio che spinge Teheran a bloccare gli Stretti di Hormuz, snodo del commercio globale, ed a lanciare due missili contro Cipro nel tentativo di colpire le basi inglesi. La rivelazione viene da Londra: per la prima volta Teheran attacca un Paese Ue, confermando gli avvertimenti arrivati da Trump. Da qui il timore che circola nell’Ue sul rischio portato dalle cellule di Hezbollah: ne sono state scoperte in Germania e Austria ma potrebbero esservene altre altrove.Tale e tanta violenza contro i nemici esterni si accompagna alla repressione interna perché nulla minaccia il regime più della piazza. I basiji nelle strade di città curde ed azere per bloccare chi festeggia la morte di Khamenei descrivono cosa cova. E perché il regime continua a bloccare il web, considerandolo il cavallo di Troia di un’opposizione interna che continua a crescere.A tenere assieme le mosse di un potere che vuole sopravvivere a qualsiasi costo, c’è la decisione di accelerare la sostituzione di Khamenei affidandosi, come prevede la Costituzione, ad un triumvirato composto dal presidente Pezeshkian, il capo del sistema giudiziario Mohseni Ejei ed uno dei sei giuristi del Consiglio dei Guardiani, in attesa che l’Assemblea degli Esperti elegga il nuovo Leader Supremo. Ed a conferma che proprio questo è il fronte più strategico, Trump fa sapere che c’è una "nuova leadership iraniana pronta a dialogare" con gli Usa. Ovvero, è in corso una gara per chi riuscirà a diventare più rapidamente l’erede di Khamenei. Ecco perché, leggere le mosse del regime islamico ferito, e votato al martirio, aiuta a comprendere dove va l’Iran.

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