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Il paralizzante imbarazzo europeo

Il cancelliere tedesco con Donald Trump (reuters)

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Più che le solite, vecchie divisioni, un nuovo, paralizzante imbarazzo. Di fronte all’attacco di Trump e Netanyahu contro l’Iran, gli europei non sanno davvero che pesci pigliare. Se condannassero l’aggressione, come hanno fatto cinesi e russi, romperebbero definitivamente con l’alleato americano e rischierebbero di sembrare sodali con un regime sanguinario, contro il quale hanno varato ondate di sanzioni e rilasciato innumerevoli dichiarazioni di condanna. Ma se appoggiassero apertamente l’azione diventerebbero corresponsabili di una manifesta violazione del diritto internazionale, che è rimasta una delle poche scialuppe a cui aggrapparsi in questo naufragio dell’Occidente.

Così, balbettano. Il comunicato approvato dal Consiglio europeo è un capolavoro di ipocrisia. Evita di condannare i bombardamenti, non cita neppure gli Stati Uniti o Israele, ma si appella “al pieno rispetto delle leggi internazionali, compresa la Carta delle Nazioni Unite”. E poi si scaglia a criticare il regime…

Più che le solite, vecchie divisioni, un nuovo, paralizzante imbarazzo. Di fronte all’attacco di Trump e Netanyahu contro l’Iran, gli europei non sanno davvero che pesci pigliare. Se condannassero l’aggressione, come hanno fatto cinesi e russi, romperebbero definitivamente con l’alleato americano e rischierebbero di sembrare sodali con un regime sanguinario, contro il quale hanno varato ondate di sanzioni e rilasciato innumerevoli dichiarazioni di condanna. Ma se appoggiassero apertamente l’azione diventerebbero corresponsabili di una manifesta violazione del diritto internazionale, che è rimasta una delle poche scialuppe a cui aggrapparsi in questo naufragio dell’Occidente.

Così, balbettano. Il comunicato approvato dal Consiglio europeo è un capolavoro di ipocrisia. Evita di condannare i bombardamenti, non cita neppure gli Stati Uniti o Israele, ma si appella “al pieno rispetto delle leggi internazionali, compresa la Carta delle Nazioni Unite”. E poi si scaglia a criticare il regime degli ayatollah, si dice solidale con le aspirazioni alla libertà del popolo iraniano, condanna le ritorsioni di Teheran contro i Paesi del Golfo. E invoca una de-escalation e il ritorno alla diplomazia. Una confusione che sembra ricalcare quella, molto più grave, del presidente americano, pure lui indeciso se perseguire un cambio di regime a Teheran o un accordo con i nuovi leader della teocrazia sciita.

Naturalmente il comunicato del Consiglio Ue non è servito a nulla. Anzi. Gli iraniani, ormai decisi a ribaltare più tavoli che possono, hanno anche bombardato una base militare britannica sul suolo di Cipro, violando così la sovranità dell’isola che si trova a essere la presidente di turno dell’Unione europea. Risultato: un vertice informale dei ministri degli esteri previsto da tempo nella capitale cipriota ha dovuto essere rinviato all’ultimo minuto. Intanto il prezzo di gas e petrolio schizza alle stelle e le borse crollano, minacciando la fragile ripresa europea con nuove ondate di instabilità su cui Bruxelles non riesce a esercitare alcun controllo.

Tuttavia, al di là dei balbettii diplomatici, gli europei non sembrano affatto intenzionati a farsi coinvolgere nella guerra di Trump. A quanto risulta, non hanno dato le loro basi per sostenere lo sforzo bellico americano. Persino gli inglesi hanno a lungo negato agli Usa l’utilizzo della base congiunta che hanno con gli Stati Uniti sull’isola di Diego Garcia, suscitando l’irritazione di Trump. L’idea di fondo che predomina, a Bruxelles e nelle capitali europee che contano, è che il presidente americano si sia infilato in una trappola da cui farà fatica ad uscire. Che un cambio di regime, come ha detto ieri il premier britannico Starmer,”non può essere imposto dal cielo”. E che alla fine l’unica soluzione possibile sarà quella diplomatica: un terreno sul quale il Vecchio continente è ancora in grado di muoversi, se mai ne avrà l’occasione.

Oggi il cancelliere tedesco Merz incontrerà il presidente Usa, e probabilmente si farà portavoce delle preoccupazioni europee, soprattutto in campo economico. Non che queste importino nulla alla Casa Bianca. Ma Merz, tra i leader della Ue, è uno dei più restii a rompere i rapporti con Washington e sicuramente il più vicino ad Israele, per gli storici sensi di colpa della Germania. Toccherà a lui cercare di capire quali sono i veri progetti di Trump per l’Iran, ammesso che esistano. E magari far presente al presidente americano che il sistematico sovvertimento di ogni ordine mondiale non è necessariamente la strada migliore per gli interessi degli stessi americani.

Alla fine, infatti, l’imbarazzo dell’Europa nasce dal fatto che le vecchie democrazie liberali si trovano prive perfino di un vocabolario adeguato per farsi intendere in un mondo che ha bruscamente ribaltato la grammatica e la sintassi della politica internazionale. La Ue nasce e si fonda sulla negazione della violenza come fonte del diritto e della prevaricazione come legittima prassi politica. Adeguarsi al nuovo linguaggio che accomuna oggi Putin e Trump richiede agli europei di reinventarsi una natura che non è la loro e nella quale non si vogliono riconoscere.

Ieri il presidente francese Macron ha cercato di fare un timido passo per adeguare l’Europa ai tempi che cambiano. In un discorso, che in un altro momento avrebbe avuto ben altra risonanza, ha rivelato che Francia e Germania sono al lavoro con altri Paesi europei per creare una “dissuasione nucleare avanzata” basata su una “force de frappe” che Parigi vuole potenziare ed espandere anche fuori dai propri confini. Gli altri Paesi coinvolti sono Gran Bretagna, Polonia, Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e Grecia. L’Italia di Meloni resta fuori. Come sempre.

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