Dopo l’attacco israelo-statunitense contro l’Iran sarà più agevole, e comunque meno pericoloso, “leggere Lolita a Teheran” o, magari, “Lamento di Portnoy”? Sarà più semplice, e comunque meno oneroso, per le ragazze e i ragazzi iraniani vivere in libertà: per le donne mostrare il volto e i capelli e amoreggiare per le strade, ascoltare la musica rock e guidare uno scooter? (Quest’ultima attività, dal gennaio 2026, sembrerebbe diventata legale purché la si eserciti indossando l’hijab). A distanza di cinque giorni dai bombardamenti sul territorio della Repubblica Islamica dell’Iran, è molto difficile rispondere positivamente a queste domande. E, al presente, non ci sono conferme che in futuro le libertà del popolo iraniano saranno più ampie e maggiormente garantite. Ignoriamo, infatti, quale sia l’obiettivo ultimo dell’offensiva militare decisa da Donald Trump e da Benjamin Netanyahu e quale l’esito che, una volta acquisito, determinerà la fine dei bombardamenti. Insomma, quale sarà la f…
Dopo l’attacco israelo-statunitense contro l’Iran sarà più agevole, e comunque meno pericoloso, “leggere Lolita a Teheran” o, magari, “Lamento di Portnoy”? Sarà più semplice, e comunque meno oneroso, per le ragazze e i ragazzi iraniani vivere in libertà: per le donne mostrare il volto e i capelli e amoreggiare per le strade, ascoltare la musica rock e guidare uno scooter? (Quest’ultima attività, dal gennaio 2026, sembrerebbe diventata legale purché la si eserciti indossando l’hijab). A distanza di cinque giorni dai bombardamenti sul territorio della Repubblica Islamica dell’Iran, è molto difficile rispondere positivamente a queste domande. E, al presente, non ci sono conferme che in futuro le libertà del popolo iraniano saranno più ampie e maggiormente garantite. Ignoriamo, infatti, quale sia l’obiettivo ultimo dell’offensiva militare decisa da Donald Trump e da Benjamin Netanyahu e quale l’esito che, una volta acquisito, determinerà la fine dei bombardamenti. Insomma, quale sarà la fisionomia politico-giuridica del nuovo Iran e se un nuovo Iran effettivamente si insedierà. Ma ciò che già ora si può constatare è che questa “rivoluzione dall’alto” — dall’alto dei cieli stavolta — che raggiunge le iraniane e gli iraniani attraverso i bombardieri B2 Spirit e i caccia F 15, non sembra aver determinato e nemmeno sollecitato o incentivato una sollevazione popolare. Abbiamo visto le immagini di persone che gioivano, e non poteva essere altrimenti, per la morte del tiranno, clacson e cortei di auto, applausi e giubilo dalle finestre, dichiarazioni di gratitudine per gli Stati Uniti, ma non quelle manifestazioni collettive che fino a qualche settimana fa attraversavano strade e piazze iraniane fino alle estreme periferie del paese. E che sono state stroncate da una repressione feroce tale da provocare un numero incalcolabile di vittime. In genere, nel corso della storia, le “rivoluzioni dall’alto” sono state promosse al fine di anticipare, prevenire e controllare le rivoluzioni dal basso, quelle che valorizzavano la soggettività degli individui, la mobilitazione di massa, le domande di indipendenza e di autodeterminazione.
È quanto ancora potrebbe avvenire in quel paese, ma tarda a esprimersi. Si dice, ed è indubbiamente vero, che manchino, o siano drammaticamente deboli, le leadership alternative a quella che ha dominato per quarantasette anni: e ciò potrebbe confermare una lettura delle attuali vicende secondo la quale la decapitazione della Guida Suprema, del suo inner circle e di gran parte del gruppo dirigente centrale non porterà alla crisi del sistema, bensì a un suo nuovo assestarsi e stabilizzarsi. È probabile che una “soluzione venezuelana” non possa realizzarsi, con l’Iran ridotto, come il paese latinoamericano, a una sorta di protettorato degli Usa. Eppure l’idea di un compromesso con i successori di Ali Khamenei, con un nemico aggressivo ma ridimensionato, minaccioso eppure controllabile, sembra attraversare erraticamente la mente febbricitante di Donald Trump: se è vero, come è vero, che nell’arco di ventiquattr’ore per due volte egli ha richiamato un qualche dialogo con “la nuova leadership”. In altri termini, la solitudine delle ragazze e dei ragazzi iraniani sembra destinata a perpetuarsi e a non trovare scampo. Secondo quanto riporta Luca Misculin, in Iran le persone di età compresa fra i 15 e i 29 anni rappresentano il 25% dell’intera popolazione. Se si considerano anche i minori di 15 anni, si può concludere che oltre il 45% degli iraniani ha meno di trent’anni. Se, poi, compariamo questi dati con quelli relativi al nostro paese, come evidenzia Linda Laura Sabbadini, abbiamo i seguenti risultati: in Italia le persone tra 0 e 39 anni rappresentano il 38,2% dell’intera collettività, in Iran il 60%; quelle tra 0 e 29 anni in Italia costituiscono il 27% e in Iran il 46%. È facilmente immaginabile quale potenzialità di energia vitale e di voglia di liberazione, questi dati demografici segnalino. Una nazione giovane e colta, ricca di competenze e di aspettative, mortificata e umiliata, costretta a rinunciare all’emancipazione che ha creduto a portata di mano, rischia di trovarsi ancora una volta tragicamente sola. E di ricevere sostegno e soccorso esclusivamente attraverso grappoli di bombe.