Il voto nel Baden-Württemberg non riguarda solo la Germania. Sullo sfondo della guerra in Medio Oriente e delle sue conseguenze in Europa, si può dire che le ragioni di un’inedita instabilità coinvolgono altre capitali, altri paesi. E tra questi, è ovvio, anche l’Italia. Quantomeno la Germania ha suonato un allarme da non sottovalutare. Pur con i suoi problemi e le sue nuove fragilità, Berlino è stata e in parte è ancora la nazione più affidabile, quella intorno a cui è logico immaginare una prospettiva europea non retorica e non effimera. Ora qualcosa sta cambiando. Nel Baden, cioè il “land” dell’automobile che soffre come non mai la crisi del settore, la geografia politica è cambiata. La Cdu di Merz perde le sue posizioni: non tracolla, ma il primo partito adesso sono gli ecologisti. Sono loro, i Verdi, i vincitori della giornata elettorale. Quanto all’estrema destra di AfD è riuscita quasi a raddoppiare i suoi voti, senza peraltro raggiungere la soglia psicologica del 20 per cento.…
Il voto nel Baden-Württemberg non riguarda solo la Germania. Sullo sfondo della guerra in Medio Oriente e delle sue conseguenze in Europa, si può dire che le ragioni di un’inedita instabilità coinvolgono altre capitali, altri paesi. E tra questi, è ovvio, anche l’Italia. Quantomeno la Germania ha suonato un allarme da non sottovalutare. Pur con i suoi problemi e le sue nuove fragilità, Berlino è stata e in parte è ancora la nazione più affidabile, quella intorno a cui è logico immaginare una prospettiva europea non retorica e non effimera. Ora qualcosa sta cambiando. Nel Baden, cioè il “land” dell’automobile che soffre come non mai la crisi del settore, la geografia politica è cambiata. La Cdu di Merz perde le sue posizioni: non tracolla, ma il primo partito adesso sono gli ecologisti. Sono loro, i Verdi, i vincitori della giornata elettorale. Quanto all’estrema destra di AfD è riuscita quasi a raddoppiare i suoi voti, senza peraltro raggiungere la soglia psicologica del 20 per cento. E soprattutto i tedeschi non le hanno rilasciato un lasciapassare per governare.
Restano l’Spd e i liberali: la sorte di entrambi interessa in modo particolare l’Italia. In pratica, il Baden-Württemberg ha sancito l’irrilevanza dei socialdemocratici e dei liberali, questi ultimi addirittura esclusi dal Parlamento del “land”. Colpisce dunque l’esaurirsi della socialdemocrazia, che nel governo nazionale è tuttora il partner privilegiato dei cristiano-democratici. Il partito che fu di Brandt e Schmidt non ha saputo dare una risposta politica alla crisi del sistema industriale. Le vecchie ricette socialdemocratiche non hanno convinto e il voto in uscita è andato a gonfiare le liste dei Verdi, a parte la frangia non irrilevante che è scivolata senz’altro verso la destra estrema, in uno slancio di protesta e di frustrazione. C’è qualcosa in questo scenario che ricorda il caso italiano?
Noi non abbiamo un partito socialdemocratico inteso nel senso tradizionale. Certo, un settore del vecchio Pci aveva immaginato a suo tempo di approdare sulle sponde della Spd tedesca: Amendola, Napolitano, Macaluso e altri lavorarono a tal fine. Ma al dunque il Pci, poi Pds e Ds, ha preferito dar vita a un soggetto diverso, più incline a definirsi “democratico” all’americana. Vuol dire che oggi il partito guidato da Elly Schlein può persino fingere di non essere toccato dal collasso socialdemocratico. In realtà, se la sinistra tedesca cambia volto, è tutta la sinistra europea, Italia compresa, a doversi porre degli interrogativi. Soprattutto perché i Verdi, che prendono via via il posto dei socialdemocratici, non sono un segmento radicale dell’arcipelago progressista. In Italia è così, non a caso Bonelli è un alleato stretto di Fratoianni sotto un’unica sigla impegnata a presidiare il campo della sinistra intransigente rispetto a 5S e Pd. Fatica che produrrà un certo numero di seggi alle prossime elezioni, ma non un’identità distinta rispetto agli alleati. In buon misura, l’intera coalizione di centrosinistra percorre sentieri radicali e in queste settimane di guerra la caratteristica è ancora più evidente. I Verdi tedeschi sono pragmatici e ora, da posizioni di forza, andranno a governare nel “land” con la Cdu. Uno schema di centrosinistra in cui gli ecologisti moderati, chiamiamoli così, non si sottraggono alla responsabilità di stringere accordi con i democristiani.
I quali, a loro volta, sono riusciti a non farsi travolgere da AfD. Ma per Merz la strada della riscossa è ancora lunga e insidiosa. La guerra produce una crisi energetica la cui gravità non è ancora del tutto esplorata. In Italia il partito di Giorgia Meloni è lungi dal rappresentare l’equivalente della Cdu, anche se la premier in Europa cerca per prima l’intesa con il Cancelliere. Peraltro non abbiamo nemmeno la spina di una destra tipo AfD. Ci sta provando Vannacci ma con esiti deludenti.