E se a governare il mondo fosse un pazzo? Un pazzo in senso propriamente clinico, intendo: ovvero una persona che è affetta da disturbo mentale. L’ipotesi — il terribile sospetto — circola nelle opinioni pubbliche occidentali e tra le élite politiche e culturali, ma anche negli ambienti scientifici. Una ipotesi in genere solo adombrata, appena accennata e subito messa a tacere, oppure utilizzata come corpo contundente e come strumento di character assassination a scopo invalidante nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Nell’agone politico di tutti i tempi quell’accusa ha trovato terreno fertile, individuando i propri bersagli in figure capaci di accumulare immenso potere e di esercitarlo con incrollabile determinazione. Ciò dall’epoca di Caligola e di Nerone, quando la ferocia dei despoti si accompagnava sempre a una idea di dissennatezza e di alienazione, per arrivare fino all’età contemporanea e alla follia di Adolf Hitler e di Joseph Stalin. Ma le d…
E se a governare il mondo fosse un pazzo? Un pazzo in senso propriamente clinico, intendo: ovvero una persona che è affetta da disturbo mentale. L’ipotesi — il terribile sospetto — circola nelle opinioni pubbliche occidentali e tra le élite politiche e culturali, ma anche negli ambienti scientifici. Una ipotesi in genere solo adombrata, appena accennata e subito messa a tacere, oppure utilizzata come corpo contundente e come strumento di character assassination a scopo invalidante nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Nell’agone politico di tutti i tempi quell’accusa ha trovato terreno fertile, individuando i propri bersagli in figure capaci di accumulare immenso potere e di esercitarlo con incrollabile determinazione. Ciò dall’epoca di Caligola e di Nerone, quando la ferocia dei despoti si accompagnava sempre a una idea di dissennatezza e di alienazione, per arrivare fino all’età contemporanea e alla follia di Adolf Hitler e di Joseph Stalin. Ma le diagnosi postume e lo sviluppo delle bioscienze hanno consentito di riconoscere i sintomi di malattia mentale in un numero rilevante di leader politici e dittatori efferati, dal serbo Slobodan Milošević all’ugandese Idi Amin Dada e al nordcoreano Kim Jong-un.
Va da sé che nel ricorso a questo modello analitico assume un peso notevole quella che si può definire “diagnostica di guerra”: ossia l’uso delle discipline della psiche come strumento di lotta politica e di stigmatizzazione dell’avversario. Eppure, alla “teoria del pazzo” (madman theory) si fa ampio ricorso nell’analizzare gli atteggiamenti e i comportamenti di esponenti del potere politico, a partire dai due grandi protagonisti dell’arena pubblica internazionale: Vladimir Putin e Donald Trump. La cosa è tanto più seria in quanto proprio negli Stati Uniti una diffusa concezione realista e positivista di chi esercita il comando ha sempre posto la massima attenzione sullo stato di salute dei membri delle leadership, sulla pubblicità delle loro cartelle cliniche e sugli esiti dei loro check-up. Una sorta di letteratura e retorica dei bollettini medici, di cui l’annuncio da parte di Trump della data prevista («entro giugno») per la morte del deputato repubblicano Neal Dunn, malato terminale, è solo la più miserabile manifestazione.
La teoria del pazzo risale agli anni della presidenza Nixon e si collegava strettamente ai suoi programmi bellici — la guerra del Vietnam — e, in particolare, alla categoria di imprevedibilità. Quest’ultima rappresentava il sintomo, e nel contempo la risorsa più preziosa, delle strategie politico-militari del presidente statunitense. Nel sentire comune, infatti, l’imprevedibilità, l’imponderabilità, la capacità di sorprendere e di rompere gli schemi consuetudinari rappresentano quell’Inatteso in grado di stupire e confondere l’avversario e di scombinarne i piani e le tattiche; ma costituiscono anche altrettanti connotati di un profilo borderline.
Quando quest’ultimo stato psicologico si associa alla guerra abbiamo Il dottor Stranamore, geniale opera di Stanley Kubrick realizzata durante la presidenza di Lyndon B. Johnson. A distanza di sessant’anni alcuni accreditati analisti statunitensi, su Bloomberg e Foreign Affairs, riprendono la teoria del pazzo per decifrare, appunto, l’imprevedibilità come arte di governo di Donald Trump.
Nella migliore delle ipotesi siamo in presenza di una strategia da «caos calmo» (Sandro Veronesi) che rivela la sistematicità di comportamenti apparentemente irrazionali: e, dunque, si è costretti a tornare all’eterno «c’è del metodo in questa follia». Nella peggiore, invece, dobbiamo considerare l’insondabile del disturbo mentale e del deficit cognitivo, che cova per patologia psichica o per logoramento neurologico in una personalità bipolare di età avanzata. Qui le azioni del singolo vengono incentivate fino al parossismo da quello «stile paranoide nella politica americana» (Richard Hofstadter) di cui è parte integrante la vocazione salvifica, venata da tonalità mistiche e da vibrazioni apocalittiche, all’interno di un orizzonte cospirazionista che costituisce lo scenario della guerra totale tra il Bene e il Male nella valle di Giosafat, dove «Dio giudicherà alla fine del mondo tutte le genti».
Così, il potere politico perde i suoi connotati laici per farsi meschina teologia politica. L’immagine di Donald Trump nello studio ovale circondato e “toccato” dai pastori evangelici è un rito fondativo di questa religiosità, più che secolarizzata, mondanizzata. Le conseguenze di questi processi sulla società e sugli individui sono ben analizzate in un articolo di Vittorio Lingiardi e Tommaso Boldrini pubblicato su Lucy. Sulla cultura. Qui si legge, attraverso il riferimento agli scritti di Melanie Klein, che per quanto riguarda i comportamenti collettivi, «la posizione schizo-paranoide, tipica della prima infanzia e riattivabile in età adulta, è la dinamica più immediata con cui la mente organizza l’esperienza interna di ciò che percepisce del mondo in termini di minaccia».
Ecco, la minaccia come essenziale motivazione dell’agire individuale e sociale e come risorsa politica ed elettorale risulta al centro del conflitto globale. La democrazia è sufficientemente consapevole e sufficientemente attrezzata per resisterle? O la sua salute mentale sarà definitivamente compromessa dalla follia di Trump e di tutti gli altri despoti, tiranni e satrapi?