Tra le numerose conseguenze del referendum ce n’è una che riguarda da vicino i vincitori: ossia il centrosinistra o se si preferisce il cosiddetto campo largo. Prima di parlare di una rincorsa, cominciata ieri pomeriggio (lunedì 23 marzo), alla vittoria nelle prossime elezioni del 2027, c’è da capire quale uso Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Magi intendono fare del loro successo. A maggior ragione se sul carro salirà anche Renzi, personaggio che non è abituato ad accontentarsi di un ruolo da comprimario.
Ebbene, il primo atto del dopo referendum è la sfida che il capo dei 5S ha lanciato alla segretaria del Pd. Una sfida che ha per tema la leadership della coalizione. Nessuna sorpresa, per la verità, salvo per la rapidità di riflessi mostrata da Conte.
Mentre Elly Schlein stava ancora rallegrandosi per aver riportato alle urne parecchi astensionisti e molti giovani, il suo rivale era già sceso in battaglia. Il candidato premier, a suo dire, deve essere scelto attraverso «primar…
Tra le numerose conseguenze del referendum ce n’è una che riguarda da vicino i vincitori: ossia il centrosinistra o se si preferisce il cosiddetto campo largo. Prima di parlare di una rincorsa, cominciata ieri pomeriggio (lunedì 23 marzo), alla vittoria nelle prossime elezioni del 2027, c’è da capire quale uso Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Magi intendono fare del loro successo. A maggior ragione se sul carro salirà anche Renzi, personaggio che non è abituato ad accontentarsi di un ruolo da comprimario.
Ebbene, il primo atto del dopo referendum è la sfida che il capo dei 5S ha lanciato alla segretaria del Pd. Una sfida che ha per tema la leadership della coalizione. Nessuna sorpresa, per la verità, salvo per la rapidità di riflessi mostrata da Conte.
Mentre Elly Schlein stava ancora rallegrandosi per aver riportato alle urne parecchi astensionisti e molti giovani, il suo rivale era già sceso in battaglia. Il candidato premier, a suo dire, deve essere scelto attraverso «primarie» dell’intero campo largo; e devono essere consultazioni aperte alla platea degli esterni. In modo che il candidato più debole nel palazzo della politica, Conte appunto, possa giovarsi di apporti imprevedibili, non inquadrati nelle regole dei partiti.
È la tattica usata a suo tempo per sostenere proprio Elly Schlein contro Bonaccini nella scalata alla segreteria del Pd: gazebo spalancati alla «società civile». Solo che ora serve a tagliare la strada all’alleata. O almeno a provarci.
Al momento questo è il punto cruciale per quanto riguarda il fronte del No vincitore. I problemi degli sconfitti sono di altro segno, ma altrettanto complessi. Per quanto la premier voglia minimizzare l’esito referendario, desiderosa di rimettere sui binari il treno del centrodestra, non c’è dubbio che l’ultimo anno della legislatura si annuncia da ieri sera alla stregua di un cammino sui carboni ardenti.
L’economia è già il punto debole dell’esecutivo, come pure l’energia. Rischia di diventare un fattore di crisi imprevedibile, come succede ogni volta che l’opinione pubblica vede minacciato il proprio livello di vita e di benessere. Né Giorgia Meloni né i suoi avversari possono permettersi di stressare oltre un certo limite il ceto medio, ma è proprio quello che potrebbe accadere.
Torniamo intanto al centrosinistra. Conte, è inutile girarci intorno, vuole la leadership della coalizione e attraverso tale via farsi candidare a palazzo Chigi. Allo stesso modo anche Landini, segretario della Cgil, ha messo la bandiera del sindacato sul No trionfante. Anche lui aspira a una forma di leadership nell’area della sinistra allargata.
E per Elly Schlein il sentiero diventa subito angusto, richiedendo un supplemento di spirito combattivo per tenere a bada un paio di personaggi scomodi che intendono condizionarla. Per cui la prima difesa dovrebbe consistere nel non farsi travolgere dalle spinte radicali che si sono manifestate nei giorni cruciali della campagna («salviamo la Costituzione») e che daranno l’impronta della coalizione nei mesi a venire.
A tal fine il test più urgente riguarderà il destino della “sinistra per il Sì”, la corrente — guidata idealmente dal costituzionalista Augusto Barbera — che ha voluto conciliare il sostegno al Sì con una lunga militanza nella sinistra progressista.
Sarà in grado Elly Schlein di salvaguardare lo spazio politico di questo gruppo? L’alternativa è consegnarsi senza riserve all’area più radicale che si sente, non a torto, la vera vincitrice del 23 marzo: Conte, Fratoianni, Bonelli. Evitare la resa dei conti interna e fare del campo largo un luogo di convivenza tra settori politici diversi per tradizione e cultura: ecco la prima prova per chi nel Pd vuole guidare la coalizione.