Archiviato il voto, diradato il polverone del referendum, è opportuno occuparsi finalmente dei veri problemi della giustizia in Italia, della sua cronica inefficienza, dei costi eccessivi che comporta per chi crea valore e lavoro.
Le lungaggini della giustizia civile sono state solo scalfite dal Pnrr e dovrebbero essere al centro di ogni disegno riformatore. La giustizia civile garantisce la tutela dei diritti di proprietà e l’esecuzione dei contratti: due elementi essenziali per gli investimenti, il credito e gli scambi.
L’eccessiva durata dei procedimenti ordinari e commerciali aumenta l’incertezza nei rapporti economici: imprese e individui non possono contare su tempi certi per la tutela dei propri diritti. Questo scoraggia gli investimenti, soprattutto quelli più rischiosi e innovativi, e impedisce che risorse umane e capitale si spostino dove potrebbero essere meglio valorizzate.
Una giustizia lenta influisce negativamente anche sulle condizioni di accesso al credito: banc…
Archiviato il voto, diradato il polverone del referendum, è opportuno occuparsi finalmente dei veri problemi della giustizia in Italia, della sua cronica inefficienza, dei costi eccessivi che comporta per chi crea valore e lavoro.
Le lungaggini della giustizia civile sono state solo scalfite dal Pnrr e dovrebbero essere al centro di ogni disegno riformatore. La giustizia civile garantisce la tutela dei diritti di proprietà e l’esecuzione dei contratti: due elementi essenziali per gli investimenti, il credito e gli scambi.
L’eccessiva durata dei procedimenti ordinari e commerciali aumenta l’incertezza nei rapporti economici: imprese e individui non possono contare su tempi certi per la tutela dei propri diritti. Questo scoraggia gli investimenti, soprattutto quelli più rischiosi e innovativi, e impedisce che risorse umane e capitale si spostino dove potrebbero essere meglio valorizzate.
Una giustizia lenta influisce negativamente anche sulle condizioni di accesso al credito: banche e investitori tendono a concedere meno prestiti o a condizioni peggiori, sapendo che il recupero dei crediti in caso di insolvenza è lungo e incerto. Le imprese tendono a rimanere più piccole, a evitare relazioni con partner poco conosciuti e a privilegiare reti di fiducia informali, spesso meno efficienti. Secondo gli studi raccolti da Banca d’Italia, una riduzione del 50% della durata dei processi civili potrebbe aumentare la dimensione media delle imprese manifatturiere di circa il 10%.
Un ulteriore costo economico riguarda la gestione delle crisi d’impresa: procedure fallimentari lunghe (in media oggi durano oltre sei anni) ritardano il riutilizzo delle risorse produttive, bloccando capitale e lavoro in attività inefficienti. Analogamente, nei lavori pubblici, una giustizia inefficiente riduce l’efficacia delle sanzioni e provoca ritardi nella realizzazione delle opere.
Le misure adottate prima del Pnrr per ridurre queste lungaggini sono intervenute sul lato della domanda di giustizia, riducendo il numero di nuovi procedimenti attraverso l’aumento dei costi di accesso e l’introduzione di strumenti alternativi (mediazione, negoziazione) e di limitazioni ai ricorsi.
Queste misure hanno effettivamente ridotto il contenzioso, ma a seguito di un razionamento dell’accesso alla giustizia, piuttosto che di un miglioramento dell’efficienza, con possibili implicazioni negative in termini di tutela dei diritti. Bisognava invece aumentare il numero di procedimenti definiti, di cause concluse, piuttosto che ridurre il numero di quelli avviati (iscritti) ogni anno.
Il Pnrr doveva rappresentare la grande occasione per ridurre le lungaggini della giustizia civile. Approvato nel 2021, il piano predisposto dal governo Draghi e poi confermato dal governo Meloni si era dato l’obiettivo molto ambizioso di ridurre la durata dei processi del 40% nel civile e del 30% nel penale entro il 2026 mediante l’introduzione della figura degli addetti all’Ufficio per il processo e assunzioni di circa 10.000 tra neolaureati e tecnici. Un ulteriore impulso doveva venire dalla riforma del processo civile e penale e delle commissioni tributarie.
Per valutare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr bisogna guardare al numero di procedimenti definiti in un anno: questi, invece di aumentare, tra il 2022 e il 2024 sono diminuiti del 7% nel civile e del 3% nel penale. La produttività dei tribunali resta bassa con procedimenti nel civile che durano mediamente più di cinque anni. Nel Mezzogiorno i tempi sono circa il 40% più lunghi rispetto al Centro-Nord e la produttività dei giudici è sensibilmente inferiore, penalizzando maggiormente le aree già meno sviluppate.
Cosa fare per accelerare davvero i tempi del processo civile? Molte le innovazioni organizzative — a partire da una migliore calendarizzazione dei procedimenti — che potrebbero rendere la macchina molto più efficiente, come documentato dall’esperienza internazionale.
Ma più che il saper cosa fare manca il voler fare. I magistrati sanno bene come accelerare i processi tant’è che le cause da lavoro durano meno della metà dei procedimenti di sfratto e meno di un sesto dei fallimenti. Certo, sono procedimenti con un diverso grado di complessità, ma questo non spiega differenze così vistose nelle durate. Il vero problema è che oggi la magistratura non risponde di fronte ai cittadini dei ritardi con cui porta a termine i procedimenti.
Nella campagna elettorale per il referendum si è fatto un gran parlare della responsabilizzazione dei giudici per gli errori commessi. Ma i giudici dovrebbero innanzitutto rispondere, come qualsiasi operatore pubblico, dei tempi con cui forniscono il proprio servizio ai cittadini. Ci vorrebbero dei tempi massimi per i procedimenti — come i livelli minimi delle prestazioni vigenti per il servizio sanitario nazionale — che vengano fatti rispettare, pena sanzioni per gli uffici inadempienti.
Se questo governo vuole davvero riformare la giustizia, e non invece mettere a tacere i giudici, ha l’occasione per dimostrarcelo senza toccare la Costituzione, anzi applicandola alla lettera, dato che tutti i diritti fondamentali sono minati alla base se la giustizia non funziona.