✕

La via stretta della legislatura

Roma, 28 marzo: in piazza contro il governo al corteo No Kings (lapresse)

Ascolta l'audio

Il tema oggi riguarda la capacità di Giorgia Meloni di rilanciare l’azione dell’esecutivo
2 minuti di lettura

Quante probabilità ci sono che le difficoltà del governo Meloni sfocino in una caduta dell’esecutivo e che la crisi faccia rotolare il paese verso le elezioni anticipate?

In pratica quasi nessuna. O meglio, è assai improbabile che la situazione generale sfugga di mano fino al punto di provocare la crisi del governo. Ed è del tutto illogico che di lì si sprofondi verso l’anticipo elettorale. Il tema riguarda oggi la capacità di Giorgia Meloni di ritrovare fiducia in se stessa e di rilanciare, non solo sul piano retorico, l’azione dell’esecutivo.

Questo è il dubbio legittimo: senza riuscire a individuare tre-quattro obiettivi concreti su cui la maggioranza possa concentrarsi con risultati concreti, tali da migliorare la vita degli italiani, è illusorio immaginare una rivincita del centrodestra. La disfatta referendaria ha incrinato il nesso anche psicologico con l’opinione pubblica. Ricostruirlo non è facile e richiede un salto di qualità rispetto al burocratico tran-tran che descrive …

Quante probabilità ci sono che le difficoltà del governo Meloni sfocino in una caduta dell’esecutivo e che la crisi faccia rotolare il paese verso le elezioni anticipate?

In pratica quasi nessuna. O meglio, è assai improbabile che la situazione generale sfugga di mano fino al punto di provocare la crisi del governo. Ed è del tutto illogico che di lì si sprofondi verso l’anticipo elettorale. Il tema riguarda oggi la capacità di Giorgia Meloni di ritrovare fiducia in se stessa e di rilanciare, non solo sul piano retorico, l’azione dell’esecutivo.

Questo è il dubbio legittimo: senza riuscire a individuare tre-quattro obiettivi concreti su cui la maggioranza possa concentrarsi con risultati concreti, tali da migliorare la vita degli italiani, è illusorio immaginare una rivincita del centrodestra. La disfatta referendaria ha incrinato il nesso anche psicologico con l’opinione pubblica. Ricostruirlo non è facile e richiede un salto di qualità rispetto al burocratico tran-tran che descrive di solito il piccolo cabotaggio dei governi sul finire della legislatura.

Peraltro, nessuno dimentica che il governo è reduce dalla sconfitta del 23 marzo. E un governo sconfitto non ha motivi di correre alle urne. Trasmetterebbe all’opinione pubblica un senso di debolezza e precarietà utile solo a preparare un’altra batosta. E infatti è l’opposizione che si dichiara favorevole al voto anticipato. Si capisce perché.

Prima di tutto, chi si oppone è tenuto a definirsi sempre pronto con un progetto di alternativa. Anche quando non è vero: anzi, soprattutto quando non è vero. In secondo luogo, questo è forse il momento peggiore per il centrodestra: tra la guerra in corso, l’economia stagnante, l’energia mai così costosa, le scarse idee sul che fare, le dimissioni di diverse figure, un rimpasto a rate che s’intravede. Al tempo stesso, nessuno nega la possibilità che l’esecutivo trovi la strada della riscossa. Sulla carta c’è una legge elettorale da cambiare, benché sul progetto di proporzionale con premio di maggioranza esistano molte riserve tra gli stessi partner di Fratelli d’Italia: a cominciare dalle preferenze, oggi cancellate e in attesa di essere reintrodotte.

È noto che Silvio Berlusconi seppe risalire la corrente dopo la sconfitta nel voto del 2006. Il 18 novembre del 2007, con il fatidico “discorso del predellino”, rimescolò le carte a destra inaugurando il Popolo della Libertà, impose di nuovo la sua leadership e preparò il terreno per il successo della destra nel febbraio 2008. Difficile supporre che la storia si ripeta, salvo che sotto forma di farsa.

In ogni caso Giorgia Meloni è la prima a essere consapevole che l’Italia del 2026 non è l’Italia del 2007. Se non altro perché allora il fondatore di Forza Italia si trovava all’opposizione del governo Prodi e quindi certe manovre erano più semplici. Oggi il rilancio del centrodestra, depositario della maggioranza parlamentare, dovrà percorrere altri sentieri rispetto a quelli di quasi vent’anni.

L’esempio citato serve solo a ricordare che tutto è possibile in politica se si ha una visione da proporre. Il rischio è appunto di non averne alcuna ovvero di non saperla comunicare. Affidarsi solo alla legge elettorale, significa avere buone probabilità di cadere in qualche trappola, tra le tante sparse sul cammino della riforma. E sarebbe strano il contrario.

E, da ultimo, è opportuno ricordare che nel nostro ordinamento le elezioni anticipate non le decide il premier in carica, bensì il presidente della Repubblica. Un’eventuale forzatura, con la guerra in corso e i meccanismi economici inceppati, potrebbe indurre a ricercare una soluzione provvisoria per concludere comunque la legislatura. Per qualcuno vorrebbe dire perdere la battaglia prima ancora di combatterla.

Leggi i commenti