L’attuale assetto televisivo nell’orario di punta tra Rai 1 e Canale 5 (altrimenti detto: “stallo messicano della prima serata”) è in vigore dall’inizio di questa stagione. I segnali di una rivoluzione che avrebbe fatto male a tutte le ex produzioni di prima fascia, le fiction soprattutto, sono visibili da mesi. Se adesso un produttore di rango come Carlo Degli Esposti ha lanciato l’allarme (“Ridateci la prima serata”) significa soprattutto una cosa: in queste giornate cruciali per le strategie della prossima stagione, i capataz dei palinsesti hanno deciso di continuare così. Ovvero da settembre non cambierà nulla, Ruota contro Pacchi a oltranza, nel senso dei quiz-game-qualcosa che vengono dopo i tiggì e vanno avanti a piacimento, dividendosi la metà del pubblico televisivo e trascinandolo fino alle 22.
L’attuale assetto televisivo nell’orario di punta tra Rai 1 e Canale 5 (altrimenti detto: “stallo messicano della prima serata”) è in vigore dall’inizio di questa stagione. I segnali di una rivoluzione che avrebbe fatto male a tutte le ex produzioni di prima fascia, le fiction soprattutto, sono visibili da mesi. Se adesso un produttore di rango come Carlo Degli Esposti ha lanciato l’allarme (“Ridateci la prima serata”) significa soprattutto una cosa: in queste giornate cruciali per le strategie della prossima stagione, i capataz dei palinsesti hanno deciso di continuare così. Ovvero da settembre non cambierà nulla, Ruota contro Pacchi a oltranza, nel senso dei quiz-game-qualcosa che vengono dopo i tiggì e vanno avanti a piacimento, dividendosi la metà del pubblico televisivo e trascinandolo fino alle 22.
Alle 22, lo ha rilevato Degli Esposti stesso, ma era nelle cose, un sacco di italiani per bene hanno già come traguardo vicino il meritato riposo, al fine di assicurarsi le ore di sonno necessarie a un risveglio che sia il più tollerabile possibile. E una seria puntata di fiction, genere finora imperante soprattutto in Rai, dura sulle due ore: significa scavallare la mezzanotte e non tutti se lo possono permettere o ne hanno voglia. Anzi, giurano i produttori, tanti interrompono la visione, poi cercano il giorno dopo affannosi recuperi in streaming e insomma, non è mica bello — fermo restando che un appassionato di Imma Tataranni e che disponga di tempo libero ha il dovere morale di guardarsi le puntate su RaiPlay: ma il gioco televisivo vero è un altro, è il pubblico presente, sono share e ascolti palpitanti sera dopo sera, live — e il paradosso è che vengono vissute come caldissime le puntate di Pacchi e Ruota che sono registrate da giorni.
Ma soprattutto, per la fiction, l’incubo è il declassamento: da gioiello a quasi bigiotteria. Lo stallo di cui sopra si è via via consolidato in stagione: Gerry Scotti su Canale 5 e Stefano De Martino su Raiuno hanno raggiunto l’agognata parità, si spartiscono il territorio e soprattutto si sono impadroniti del bottino della ricca pubblicità nelle ore di massimo e pregiato ascolto.
Nessuno, a questo punto, intende fare un passo indietro: e soprattutto sarebbe sconsiderato farlo per primi, rischiando la figura degli ingenui — diciamo così — che in nome di un ideale hanno lasciato campo e quattrini liberi all’avversario. Come risarcire la fiction? Impossibile, senza decisioni traumatiche. Volendo, la questione ricorda quella della Nazionale di calcio depauperata negli anni. Unica soluzione: la serie A fa un potente passo indietro, riduce le squadre, valorizza gli italiani rischiando gli introiti del prodotto attuale. E quindi buonanotte.
E buonanotte anche all’ipotesi di contrarre Pacchi e Ruota, per non dire ridimensionare l’esotica Samira o la bollente ballerina Martina nei sogni del pubblico. Senza una qualche decisione d’imperio non si risolve nulla: ma per arrivarci, serve una scelta draconiana che metta in pratica le belle teorie sul valore della fiction come racconto dell’Italia contemporanea etc etc: dall’altra parte rispondono con il colore dei soldi e in questi casi il vincitore è scritto in partenza. Bella questione, anzi pessima, e tanti auguri a chi dovrà metterci mano. Volendo, ci sarebbero le eccezioni: le fiction di maggior richiamo in stagione — Sandokan per Raiuno e la ferilliana A testa alta per Canale 5 — hanno raggiunto e superato il 25 per cento, passando alla storia della tv attuale come autentici trionfi. Già, ma quanto sarebbe stato il pubblico se si fosse iniziato alle 21.15 come da appello pressoché disperato dei produttori, oggi?
E si ricomincia: altra ipotesi, cambiare il modello seriale. Ovvero copiare le piattaforme in streaming ed editare puntate di fiction da un’ora al massimo, in modo da mandare a nanna tutti a un orario ragionevole. Sarebbe vera rivoluzione: Degli Esposti ha spiegato come gli sceneggiatori fossero abituati un tempo a inserire il colpo di scena decisivo di puntata in modo che cadesse subito dopo le 23, ora hanno già dovuto anticipare. In sintesi: diventare emuli di Netflix e Prime Video sulla tv generalista magari farebbe storia. Ma la sensazione di una soluzione davvero tristanzuola rispetto ai fasti del passato è di quelle difficili da scacciare.