✕

Crollati i pilastri del sovranismo

Ascolta l'audio

Per un po’ i leader nostrani hanno incassato, ma l’aumento del costo dei carburanti e l’attacco a Trump hanno fatto cambiare la situazione
2 minuti di lettura

Ci voleva Donald Trump per fare esplodere la contraddizione di fondo dei sovranisti. Rivendicano il diritto a espandere la propria sfera decisionale ben oltre l’autonomia degli altri Paesi, in nome del primato nazionale e nascondono i vantaggi della cooperazione presentando ogni forma di governo condivisa come una capitolazione. Questo mors tua vita mea ha retto sin qui perché recitato da leader all’opposizione o al governo di Paesi incapaci di incidere sugli equilibri globali, dunque impossibilitati a tradurre in pratica il sovranismo. Più retorica che sostanza, utile a mobilitare l’elettorato di riferimento. Non per questo era innocuo: ha ritardato il processo di integrazione europea, generato sprechi nella gestione di beni comuni, come la difesa e l’ambiente, impedito risposte adeguate sull’immigrazione. Ma non ha spinto i sovranisti a scontrarsi tra di loro: potevano, al contrario, coordinarsi (i loro profili su Twitter-X sono molto più interconnessi di quelli dei leader non popul…

Ci voleva Donald Trump per fare esplodere la contraddizione di fondo dei sovranisti. Rivendicano il diritto a espandere la propria sfera decisionale ben oltre l’autonomia degli altri Paesi, in nome del primato nazionale e nascondono i vantaggi della cooperazione presentando ogni forma di governo condivisa come una capitolazione. Questo mors tua vita mea ha retto sin qui perché recitato da leader all’opposizione o al governo di Paesi incapaci di incidere sugli equilibri globali, dunque impossibilitati a tradurre in pratica il sovranismo. Più retorica che sostanza, utile a mobilitare l’elettorato di riferimento. Non per questo era innocuo: ha ritardato il processo di integrazione europea, generato sprechi nella gestione di beni comuni, come la difesa e l’ambiente, impedito risposte adeguate sull’immigrazione. Ma non ha spinto i sovranisti a scontrarsi tra di loro: potevano, al contrario, coordinarsi (i loro profili su Twitter-X sono molto più interconnessi di quelli dei leader non populisti) e sostenersi a vicenda. Giorgia Meloni poteva elogiare Viktor Orbán che, con i suoi veti, paralizzava l’Europa e la disarmava davanti all’imperialismo russo, Matteo Salvini poteva allearsi al Parlamento europeo a Geert Wilders che chiedeva alla Commissione di non destinare un solo cent all’Italia. Tanto né l’uno né l’altro erano in grado di condizionare le decisioni comunitarie.

Con Trump la conflittualità insita nel sovranismo è emersa. I leader sovranisti si sono trovati di fronte a chi poteva agire davvero, sacrificando gli altri al proprio interesse nazionale. “Maga” è diventato per molti “Paga e taci”. Per un po’ i sovranisti nostrani hanno incassato, subendo i dazi senza proferir verbo, collocandosi, secondo l’Economist, nelle Azzorre, tra gli Stati Uniti e l’Europa. Hanno anche accettato il livore di Trump contro l’Ue, accomunandolo alla propria ostilità nei confronti della burocrazia di Bruxelles. Ma quando il sovranismo Maga ha fatto impennare il costo dei carburanti, quando Trump si è scagliato contro il capo della Chiesa cattolica, reo di invocare la pace anche quando la guerra è stata scatenata da chi voleva per sé il Nobel per la pace, le contraddizioni sono esplose.

Oggi il re, è il caso di dirlo, è nudo. Il sovranismo si rivela non solo incapace di risolvere i problemi globali, ma persino dannoso per la sovranità nazionale e per quella spirituale. Se la maggioranza di governo non può più sventolare la bandiera del sovranismo e Salvini ha dovuto in fretta e furia cambiare gli slogan della manifestazione indetta per sabato (da remigrazione a sospensione del Patto di stabilità), il problema per l’opposizione è ancora più serio. Non può coalizzarsi nell’opporsi a qualcosa che non c’è più. Deve riempire un vuoto di proposte condivise.

Sarebbe un errore contrapporre il cosmopolitismo al sovranismo. Se il sovranismo populista è morto, non lo è certo la domanda di protezione di fronte alla grande incertezza che ci circonda. Come documenta l’ultimo rapporto del Fondo monetario, gli indici di incertezza politica ed economica hanno in questi mesi raggiunto nuovi picchi nel caos degli editti e delle esternazioni di Trump. Certo, nelle sfide geopolitiche si può essere sovrani solo in Europa. Ma su molte altre materie cruciali per la vita dei cittadini — dalla sicurezza sociale alla sicurezza pubblica, dalla salute alla casa — si può e si deve essere sovrani nel proprio Paese. Affrontare questi problemi è anche il modo più convincente per dare risposte alle preoccupazioni dei cittadini per l’immigrazione, l’unico argomento rimasto in mano agli ex sovranisti, temuta soprattutto nel suo impatto sulla criminalità e sulla spesa per prestazioni sociali. Rivendicare sovranità nel salvare il nostro sistema di protezione sociale di fronte alle sfide imposte da demografia, globalizzazione e vincoli di bilancio non è in contraddizione con l’identità europea. Al contrario, ne è tratto fondante. Tutti i Paesi europei sono oggi chiamati a salvare il proprio welfare state e dalle strategie che ognuno di questi, autonomamente, cercherà di mettere in atto si possono imparare lezioni importanti. Per tutti.

Leggi i commenti