Era inevitabile. La dismisura di Trump doveva prima o poi scontrarsi contro una misura. Anche se l’elenco dei suoi nemici e dei suoi critici (che per lui sono la stessa cosa) è ormai lunghissimo, il segno del limite per l’imperatore d’Occidente è venuto dall’autorità del pontefice romano. Un’autorità universale, come non lo è più il potere americano che Donald I vorrebbe rifare grande, portando guerra al mondo intero.
Trump ha insultato papa Leone come “pessimo” e “debole” perché ha dichiarato “inaccettabile” il suo proposito di cancellare dalla faccia della terra la civiltà iraniana. A ciò, in una parodia di cesaropapismo bizantino, ha aggiunto una rivendicazione di superiorità sul Papa, che a lui — non al collegio cardinalizio né allo Spirito Santo — dovrebbe l’elezione al sacro soglio. Trump non si chiede nemmeno quante divisioni ha il Papa, come fece Stalin. Gli si rivolge con l’equivalente di un furibondo “shut up” (“chiudi il becco”). Rifiuta l’idea che esista un legittimo pian…
Era inevitabile. La dismisura di Trump doveva prima o poi scontrarsi contro una misura. Anche se l’elenco dei suoi nemici e dei suoi critici (che per lui sono la stessa cosa) è ormai lunghissimo, il segno del limite per l’imperatore d’Occidente è venuto dall’autorità del pontefice romano. Un’autorità universale, come non lo è più il potere americano che Donald I vorrebbe rifare grande, portando guerra al mondo intero.
Trump ha insultato papa Leone come “pessimo” e “debole” perché ha dichiarato “inaccettabile” il suo proposito di cancellare dalla faccia della terra la civiltà iraniana. A ciò, in una parodia di cesaropapismo bizantino, ha aggiunto una rivendicazione di superiorità sul Papa, che a lui — non al collegio cardinalizio né allo Spirito Santo — dovrebbe l’elezione al sacro soglio. Trump non si chiede nemmeno quante divisioni ha il Papa, come fece Stalin. Gli si rivolge con l’equivalente di un furibondo “shut up” (“chiudi il becco”). Rifiuta l’idea che esista un legittimo piano di riflessione e di resistenza che va oltre la sua potenza: questa deve restare assoluta, sciolta da vincoli, non giudicabile e capace, invece, di giudicare. Una primitiva teologia politica imperiale, che pretende di sapere che cosa “danneggia” la Chiesa cattolica, che le ordina di “rientrare in carreggiata”. Nel suo porsi come grado più alto delle umane capacità, Trump potrebbe forse spingersi a fare quello che osarono in altri tempi altri aggressivi poteri politici: nominare un servizievole antipapa.
Leone a Trump: "Non voglio dibattiti con lui, ma qualcuno deve alzarsi e dire no alla guerra"
La grossolanità di Trump ha generato una brusca frattura fra Stati Uniti e Vaticano (compreso il clero americano), proprio nel momento in cui regna il primo pontefice statunitense. Le elezioni di midterm si fanno sempre più incerte per il malaccorto presidente. La sua intolleranza a ogni critica lo ha portato poi a polemizzare anche contro un alleato come Meloni, che era stata ovviamente costretta — come Trump avrebbe dovuto capire — a prendere le distanze dalle sue frasi più aspre, pur ribadendo lealtà e fedeltà alle alleanze. La personalità narcisistica di Trump sta trionfando anche sul banale calcolo dei costi e dei benefici.
Ma l’intera vicenda ha risonanze e significati che vanno al di là della contingenza, e che non si limitano nemmeno al problema della distinzione fra magistero morale e azione politica, o al conflitto fra laicità e ingerenza ecclesiastica, come ha provato goffamente ad argomentare il vicepresidente americano, il neo-convertito Vance. La questione di fondo non è se la politica debba sottomettersi a una morale religiosa, ma se sia soltanto potenza — facilmente trasformabile in delirio di onnipotenza — o se è anche la costruzione di una dimensione condivisa di civiltà. Se la forza ha al suo fianco anche una ragione comunicativa, una positiva capacità egemonica, un’apertura a una collettiva dimensione umana, e quindi se contempla la presenza dell’Altro, o se invece è solo un unilaterale esercizio di prepotenza.
La volontà di potenza è un tratto caratteristico dell’Occidente, nel medioevo e ancor più nella età moderna. Lo Stato sovrano, il capitalismo, la scienza, il colonialismo, le rivoluzioni, la secolarizzazione, ne sono l’espressione. Ma a fianco di queste logiche è sempre rimasto vivo uno spirito critico, insoddisfatto, che cerca di contrastare la chiusura su sé stesso del mondo moderno, di denunciare la povertà della sua ricchezza, la parzialità del suo umanesimo, la cecità del suo illuminismo. Uno spirito che non accetta la chiusura dell’orizzonte della storia, la miseria dell’uomo a una dimensione, che accenna a un oltre, che chiede all’Occidente di trascendersi, di non credersi un assoluto, di non voler incarnare una definitiva verità. Questo spirito di apertura, di libertà, di non conformismo, è quello della grande arte, della cultura, della filosofia. E delle religioni. E la Chiesa cattolica — che come Verità propone non una rivoluzione ma la Rivelazione — è stata ed è parte rilevante di questa funzione critica. Che consiste, oggi come ieri, nell’esercizio della resistenza alla tracotanza — per chi crede, peccato contro Dio; per tutti, offesa contro la comune umanità — .
La brutalità semplificatrice dell’amministrazione americana, intollerante di ogni misura, ignara di ogni Altro, glorificatrice di sé, è una degenerazione dell’Occidente, un degrado della sua civiltà, un dimezzamento della sua storia e della sua natura. Trump pratica una politica che si sta avvitando su sé stessa, in un proprio inferno privo di luce e di prospettive, perché si lascia abbagliare dalla smisurata potenza tecnica e militare di armi che da molto tempo non vincono più, dal loro splendore di idoli bugiardi; perché è schiavo della propria potenza. Il presidente americano non sarà forse un alienato come pure qualcuno crede, ma certo, come un tracotante accecato, è alieno dallo spirito vero dell’Occidente, che oggi ha invece parlato con la voce del Papa: in lui si sono riconosciuti gli animi liberi, critici, preoccupati non solo della barbarie esterna ma prima di tutto di quella che sorge dal cuore della nostra civiltà. E che troppi hanno tardato a riconoscere.