Se il percorso verso le elezioni del 2027 fosse una strada asfaltata, si potrebbe dire che Elly Schlein ha rimesso se stessa al centro della carreggiata. Hanno provato in molti a spingerla di lato, con l’argomento che il suo stile di guida non garantisce un viaggio sicuro, eppure al momento le carte migliori le ha ancora lei. S’intende che l’itinerario del centrosinistra, o se si preferisce del campo largo, è ancora lungo e ogni settimana può svelare un’insidia. Tuttavia il clima generale è cambiato. Nonostante tutti i suoi sforzi e le sue astuzie, adesso Giuseppe Conte è obbligato a riconquistare una parte delle simpatie di un’opinione pubblica oggi più tiepida.
Cosa ha determinato questa piccola svolta, non ancora risolutiva? Senza dubbio la guerra in Iran e le sue conseguenze per l’italiano medio, nonostante le novità da Parigi. La stagnazione che diventa quasi recessione, la benzina alla pompa sempre più costosa, l’inflazione riemergente, il senso di precarietà. Ma anche la fine …
Se il percorso verso le elezioni del 2027 fosse una strada asfaltata, si potrebbe dire che Elly Schlein ha rimesso se stessa al centro della carreggiata. Hanno provato in molti a spingerla di lato, con l’argomento che il suo stile di guida non garantisce un viaggio sicuro, eppure al momento le carte migliori le ha ancora lei. S’intende che l’itinerario del centrosinistra, o se si preferisce del campo largo, è ancora lungo e ogni settimana può svelare un’insidia. Tuttavia il clima generale è cambiato. Nonostante tutti i suoi sforzi e le sue astuzie, adesso Giuseppe Conte è obbligato a riconquistare una parte delle simpatie di un’opinione pubblica oggi più tiepida.
Cosa ha determinato questa piccola svolta, non ancora risolutiva? Senza dubbio la guerra in Iran e le sue conseguenze per l’italiano medio, nonostante le novità da Parigi. La stagnazione che diventa quasi recessione, la benzina alla pompa sempre più costosa, l’inflazione riemergente, il senso di precarietà. Ma anche la fine del rapporto privilegiato di Giorgia Meloni con Trump.
Nell’opinione pubblica moderata si era diffusa l’idea che quella speciale relazione fosse un mantello protettivo per l’Italia. Le accuse da sinistra (servilismo verso la Casa Bianca, eccetera) erano viste come il prodotto inevitabile del teatro politico, ma sul piano pratico si risolvevano in un vantaggio per la premier, accompagnata da una sensazione d’invincibilità resa tale dalla debolezza degli avversari.
Poi molte cose sono cambiate. Trump ha dimostrato di non essere l’uomo del veni, vidi, vici. E la frattura con Roma, figlia di uno dei tanti colpi di testa cui ci ha abituati il presidente americano, ha mostrato che l’Italia pesa come sempre: non è al centro della scena del mondo, come garantivano i meloniani; è una media potenza che deve navigare come può, per cui quando le acque sono tempestose tenere la rotta diventa difficile.
Può darsi che le cose cambino di nuovo e in fretta. La riapertura di Hormuz ha sparso un po’ di ottimismo, mentre il prezzo del petrolio calava. E Giorgia Meloni nella capitale francese ha dimostrato di non essere isolata: tutti al momento hanno bisogno di tutti. E si vive un po’ alla giornata.
Ecco perché non c’è da stupirsi se all’opposizione il centrosinistra ed Elly Schlein recuperano una credibilità politica. È la situazione di prima rovesciata. Sono le incertezze della premier, la scoperta che non possiede la bacchetta magica e che il quadro generale si è girato contro di lei, a incoraggiare gli oppositori. Per cui l’apparente rinascita di Schlein, al di là dei suoi meriti e demeriti, ha subito creato uno stato d’animo nuovo.
All’improvviso le primarie, da mito del nostro tempo, sono diventate un ostacolo da rimuovere. E in effetti finora non avevano dato buona prova, pur essendo sulla carta uno strumento positivo. Certo, a saperlo maneggiare con cura.
Ma fare primarie dell’intera coalizione, nella confusione della politica attuale, è parso un azzardo eccessivo. Per cui anche la leader del Pd, nel momento in cui ha avvertito intorno a sé un’atmosfera più propizia, si è lasciata convincere rapidamente. Nessun passo di lato e avanti con le candidature in modo che ogni corrente abbia quel che le compete. Per una volta Giuseppe Conte rischia di rimanere isolato con il suo libro da presentare in giro per l’Italia.
Ma è bene fare attenzione: l’uomo è abile e spregiudicato. Se il Pd ritiene di aver già vinto la partita interna, quando manca circa un anno al voto, commetterebbe un errore fatale. La tela con Conte dovrà essere tessuta con molta pazienza, alternando promesse e qualche monito. E non è detto che l’operazione riesca. Dopo anni in cui si sono concessi ai 5S tutti gli spazi disponibili, ora non sarà semplice rimettere le ambizioni dell’ex premier nella scatola dei giochi di prestigio.